Se l’arte è al di sopra di qualsiasi censura - Cinquantamila.it

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 2017  dicembre 07 Giovedì calendario

Se l’arte è al di sopra di qualsiasi censura

È lecita una certa perplessità sulla petizione contro un quadro di Balthus al Metropolitan di New York visto da alcuni come una istigazione alla pedofilia. Ognuno è libero di pensarla come vuole su un argomento così delicato ma risulta che la via dell’Inferno sia lastricata dalle migliori intenzioni.
Si può altrettanto legittimamente sostenere che Balthus non fosse affatto un pedofilo e che l’accusa di istigazione a tale reato sia una forzatura maldestra anche considerando che, essendo scomparso, non potrebbe difendersi. Però lo spunto è interessante in questo momento storico in cui sembrerebbe di notare una sorta di caccia alle streghe (dove però le streghe sono maschi) nelle implacabili e presuntivamente sacrosante accuse rivolte soprattutto ai boss della cinematografia, tra produttori, registi, attori. Le molestie sono notizie all’ordine del giorno dove stentano a trovare spazio serene e argomentate posizioni garantiste nella apparente coincidenza dell’atto di accusa con la sentenza passata in giudicato di condanna.
Ora non dico che questa situazione sia giusta o ingiusta. Dico però che quell’argomento delle molestie rientra a pieno titolo in quel campo giuridico che non coincide con quello estetico. Ed è bene valutare questa distinzione quando emergono tentativi, che verrebbe da considerare alquanto oscurantisti in linea di massima, di censurare e sanzionare l’arte.
STRUMENTI GIURIDICI
La censura e la sanzione sono, infatti, strumenti giuridici indubbiamente basati su fattori morali, e questa constatazione, se condivisa, dovrebbe ricordarci che di fronte a casi di sospetto oscurantismo culturale bisogna disporre di una equilibrata valutazione proprio per capire di quale argomento stiamo parlando e con quali strumenti concettuali. Io mi concentrerei su una osservazione di principio: i comportamenti umani sono censurabili e sanzionabili sulla base di regole e normative vigenti in ciascun contesto politico e giuridico. E queste normative sono considerate dalla comunità come giuste. O anche ingiuste ma in questo caso la democrazia dice che quella norma ingiusta va eliminata con una procedura identica a quella che portò a proclamarla precedentemente come giusta. Dopodichè valuteremo, anzi valuteranno i competenti, se le molestie siano avvenute e quale è la gravità sanzionabile.
I comportamenti sono sanzionabili da norme giuste. L’arte no.
Perché l’arte non è comportamento, persino il film, il video o l’installazione. Non è vita quotidiana ma è un’altra dimensione che obbedisce alle sue regole e alle sue prescrizioni, compresa l’avanguardia più avanguardia che si possa concepire.
Si può obbiettare: ma chi dice che quella è arte? Chi è del mestiere, come si fa per quel che riguarda le molestie. Il quadro di Balthus, secondo me che sono del mestiere dell’arte, non è sanzionabile non perché è un quadro moralmente ineccepibile ma perché è un quadro. 
I rivoluzionari francesi in un primo momento sanzionarono l’arte come se le opere d’arte fossero persone che si comportano bene o male secondo le normative vigenti. Le sanzionarono perché erano statue raffiguranti i Re. Quindi le hanno distrutte, sanzionandole con la pena di morte. Nel Cinquecento San Pio V sanzionò le statue antiche nude con la reclusione. Le fece incarcerare, forse perché prevedeva un successore, santo come lui, ma più colto in campo artistico, che le avrebbe liberate.
LE MUTANDE
Ma quando il giovane pittore Theotokopoulos detto poi El Greco pensò che, godendo della protezione dei Farnese, avrebbe potuto averle tutte vinte sbagliò. Va dal papa e gli dice: Santità, il Giudizio Universale di Michelangelo è scandaloso anche adesso che ha le mutande messe dal collega Daniele da Volterra. Se mi autorizza glielo rifaccio io e molto meglio, sicuramente più devoto. Lo demolisca.
Il papa, sarà stato pure oscurantista, ma non era scemo o soprattutto aveva chiara la distinzione tra arte, religione e filosofia anche se non aveva ancora letto Hegel. Aveva letto però i Vangeli e ricordava come Nostro Signore Gesù Cristo, di cui egli indegnamente era Vicario in terra, avesse stigmatizzato i sepolcri imbiancati.
Fu all’altezza di quell’austero e dotto insegnamento. L’arte è la produzione di cose presenti nella realtà politica e giuridica, ma in quanto tali, non in quanto realtà politica e giuridica. Kant lo ha già chiarito e possiamo tutti dargli retta. L’arte non ha altro interesse che quello di essere tale. Di piacerci o dispiacerci.
Ma non ci suggerisce niente di male e forse nemmeno niente di bene. Al più ci fa bene. Se volessimo essere oscurantisti fino in fondo, non trasmettiamo Gomorra perché gli orrori che ci mostra sono indegni e ignobili, come la pedofilia. Ma Gomorra è un serial, e non un serial killer. È un serial televisivo. Balthus rappresenta una situazione di latenza e sospensione, di stasi e di subliminale angoscia. Lo aveva imparato forse da De Chirico a ragionare così, e quando quel quadro oggi del Metropolitan è uscito dallo studio dell’artista è rimasto ed è un quadro.
L’ unica sanzione che può tollerare è che non ci piaccia. Ma va bene lo stesso.