Londra moderna città Stato. Il piano per sfuggire alla Brexit - Cinquantamila.it

Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  dicembre 06 Mercoledì calendario

Londra moderna città Stato. Il piano per sfuggire alla Brexit

Londra Una Repubblica indipendente sulle rive del Tamigi? L’ipotesi non sembra più confinata nel regno della fantapolitica: perché a evocarla è stato lo stesso sindaco di Londra Sadiq Khan, che ha fatto balenare l’idea che la capitale britannica resti nel mercato unico dopo la Brexit (e così di fatto dentro l’Unione europea), lasciando il resto della Gran Bretagna a inseguire i suoi sogni di splendido (?) isolamento. 
È la conseguenza della soluzione che si cerca di impostare per l’Irlanda del Nord: lasciare la provincia «allineata» all’Europa per evitare il ritorno a una frontiera fisica che divida l’isola di smeraldo. E allora perché non immaginare lo stesso scenario per Londra, che ha votato l’anno scorso a stragrande maggioranza per restare nella Ue?
«Enormi ramificazioni per Londra se Theresa May concede che sia possibile per parti del Regno Unito di rimanere nel mercato comune e nell’unione doganale dopo la Brexit», ha twittato già lunedì il sindaco Khan.
E ieri il primo cittadino della capitale è tornato alla carica, annunciando che incontrerà a breve David Davis, il ministro della Brexit, per «sollevare in maniera urgente la questione» della permanenza di Londra nelle strutture della Ue. Khan ha fatto capire che Bruxelles potrebbe essere aperta all’idea di un accordo speciale con la capitale britannica: lui stesso avrebbe evocato l’ipotesi in incontri avuti in precedenza con il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e il capo della Commissione Jean-Claude Juncker.
A spingere Khan in questa direzione non è soltanto il fatto che Londra è una metropoli cosmopolita pienamente a suo agio in Europa e che di conseguenza ha votato contro la Brexit, a differenza del resto dell’Inghilterra: nella mente del sindaco c’è anche il destino della City, cuore economico della capitale, che rischia una grave emorragia di posti di lavoro nel caso in cui non fosse più in grado di vendere i suoi servizi finanziari e legali nel resto della Ue.
Restare ancorata all’Europa consentirebbe a Londra di continuare a svolgere il suo ruolo di polmone delle economie di tutto il continente: anche se di fatto significherebbe dar vita a una specie di città-Stato sulle rive del Tamigi, con regole diverse dal resto del Paese. Un modello Hong Kong applicato alla Gran Bretagna.
I rischi sono evidenti e li ha portati alla luce lo stesso Khan, quando ha detto di essere pronto a cooperare con Nicola Sturgeon, la prima ministra della Scozia. Anche a Edimburgo, infatti, hanno preso al balzo la palla nordirlandese e chiedono di essere «esentati» dalla Brexit: perché pure a Nord del vallo di Adriano gli elettori si erano espressi per restare in Europa.
Theresa May si trova di fronte a un dilemma tragico: completare la Brexit a costo di disintegrare il Regno Unito o tenere assieme il Paese e disconoscere la volontà popolare del referendum. Prima o poi, la premier dovrà scegliere.