Togliere un figlio alla famiglia. Chi e come deve decidere - Cinquantamila.it

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 2017  dicembre 01 Venerdì calendario

Togliere un figlio alla famiglia. Chi e come deve decidere

1 Qual è la prima cosa che un giudice deve tener presente quando decide se togliere un bambino ai genitori?
Deve valutare in concreto se quei genitori sono capaci di fare i genitori, cioè di essere presenti, di essere figure di riferimento ed educatori, di avere progettualità per quel figlio. Deve ragionare sul futuro del bambino e non sulla mera valutazione del presente. La legge pone come condizione uno «stato di abbandono morale e materiale» e quindi qualcosa che si può verificare anche se i genitori sono molto presenti nella vita del bambino.

2 Che cosa si intende per capacità genitoriale?
Più che definire la capacità genitoriale quando c’è, il codice parla di quella che manca, appunto. Quando i genitori violano il loro ruolo genitoriale o ne abusano, per esempio maltrattando o esponendo a gravi pericoli il figlio, creandogli quindi un danno. Il giudice definisce la capacità genitoriale valutando i comportamenti già tenuti e la loro capacità di influire sul futuro del figlio. Quando decide di allontanare un bambino da una famiglia non è mai in senso punitivo verso i genitori, è sempre per tutelare il minore. 

3 Che cosa si intende per «best interest of child»?
È un’espressione giuridica che viene dalle convenzioni internazionali e nelle decisioni giudiziarie significa che il giudice deve orientare le scelte nell’interesse del bambino. Mai decidere per tipologie di comportamenti o categorie. Per esempio: non si parte dall’idea che una persona sia pregiudicata per dare suo figlio in adozione a un’altra famiglia. Si parte dalle valutazioni concrete su ciò che è meglio per il minore e ogni caso è un caso a sé. 

4 In quali casi si decide l’affido temporaneo?
Quando l’incapacità genitoriale viene considerata come una condizione che può modificarsi nel tempo. L’affido temporaneo riguarda la stragrande maggioranza dei casi in cui un bambino viene allontanato dalla famiglia d’origine e, in parallelo, in quei casi si mettono in campo attività di sostegno per la famiglia e incontri protetti fra il minore e i familiari. Va detto che quando parla di famiglia la legge si riferisce a un concetto allargato, cioè parenti del minore entro il quarto grado, quindi fratelli, cugini, zii... 

5 I figli sono di chi li cresce o contano di più i legami di sangue?
Il genitore è chi si comporta da genitore nella vita quotidiana. Il legame di sangue da solo non può bastare, ha bisogno di reggere alla prova dell’intera capacità genitoriale e ancora una volta quel che conta è mettere al centro il bambino, non gli adulti. Non è per soddisfare il bisogno di completare se stessi che si può pensare di avere o adottare un figlio.

6 Perché le persone adottate sentono quasi sempre il bisogno di sapere chi sono i genitori biologici?
Perché la ricostruzione dei legami fa parte dell’identità. Per ciascuno di noi esiste una genealogia che impone la domanda: chi sono io? La psicanalisi insegna che al paziente che racconta forme di sofferenza lo psicanalista risponde: tu sei la tua storia. Cercare le proprie origini significa conoscere la propria storia, scrivere, in un certo senso, un’autobiografia. È un modo per preservare e i legami, anche se risalgono a tempi in cui si era piccolissimi.
(Le risposte alle nostre domande sono di Ciro Cascone, capo della Procura dei minori di Milano, e di Silvia Vegetti Finzi, scrittrice e psicologa clinica).