Un «tax day» da 32 miliardi. Web tax in salita: tre decreti per attuarla - Cinquantamila.it

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 2017  novembre 28 Martedì calendario

Un «tax day» da 32 miliardi. Web tax in salita: tre decreti per attuarla

È di circa 32 miliardi di euro il conto che i contribuenti pagheranno al fisco con il versamento degli acconti Ires, Irpef e della cedolare secca sugli affitti più un’ottantina di altri adempimenti in scadenza nel tax day di giovedì 30 novembre. Intanto in Parlamento procede faticosamente il cammino della Web tax per la quale mancano ancora tre decreti per definire base imponibile, modalità di pagamento e spesometro. L’American Chamber in Italia che ha costituito un gruppo di lavoro con le aziende coinvolte auspica «una soluzione a livello europeo e di Ocse».
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Neanche il tempo di archiviare la stagione della dichiarazione dei redditi (quest’anno la scadenza di quello che si chiamava modello Unico è stata posticipata al 31 ottobre) che è già tempo di ripresentarsi alla cassa per i versamenti. E in realtà rischia di non rappresentare un traguardo, ma un punto di partenza. Già, perché il tax day del 30 novembre è il primo di un trittico terribile che comprende il saldo Imu-Tasi del 18 dicembre e l’acconto Iva del 27 dicembre. Un tour de force per le tasche dei contribuenti e le casse di studi professionali e imprese.
A conti fatti solo per gli acconti di fine mese si può stimare un conto da poco più di 32 miliardi di euro (usando come parametro di riferimento le entrate tributarie di novembre dello scorso anno e aggiornandole al trend dei primi nove mesi del 2017), se si considerano le principali imposte interessate. Naturalmente il maggior contributo alle casse dell’Erario arriverà dalle imposte dirette con l’acconto Ires che potrebbe fruttare circa 15 miliardi e quello Irpef 7,5 miliardi. Mentre un peso sempre più importante potrebbe averlo la cedolare secca sugli affitti da cui, guardando a quanto è accaduto meno di dodici mesi fa, potrebbe arrivare quasi un miliardo.
Naturalmente si tratta di stime che bisognerà poi andare attentamente a riscontrare. Anche perché l’acconto potrebbe far leva sulla possibilità del ricalcolo con il metodo previsionale. Un’opportunità che consente ai contribuenti di ridurre le imposte da pagare prendendosi il “rischio” poi di dover confermare la previsione fatta. Una strada che potrebbe essere seguita, ad esempio, per sfruttare già la riduzione dell’aliquota Ires al 24 per cento. Anche se poi in caso di sottostime o carenti versamenti c’è sempre la possibilità di sfruttare il ravvedimento operoso che consente di abbattere le sanzioni. Ravvedimento tanto più conveniente se ci si corregge nel minor tempo possibile. E, una volta superate le “forche caudine” del metodo di calcolo, bisognerà anche fare molta attenzione a come si versa perché le continue restrizioni introdotte sull’utilizzo dei crediti in compensazione obbligano a uno slalom tra regole disallineate tra soggetti diversi (si veda l’approfondimento in Norme&Tributi a pagina 26). Tra l’altro, non è finita perché il Ddl di bilancio ora all’esame del Senato introduce un nuovo meccanismo che consentirà all’agenzia delle Entrate di sospendere per 30 giorni le deleghe di pagamento con il modello F24 in presenza di un utilizzo di crediti ritenuti a rischio.
Ma il tax day non si ferma solo agli acconti, che tra l’altro riguardano anche alcune tipologie di contributi, le imposte sostitutive delle piccole partite Iva nel vecchio regime dei minimi (5%) e nel forfettario (15%) e le imposte sulle attività immobiliari e finanziarie detenute all’estero (Ivie e Ivafe). Certo, degli 81 appuntamenti in scadenza giovedì oltre il 91% (74) riguardano versamenti d’imposta. Ma non si possono dimenticare anche le scadenze per chi ha deciso di aderire alle ultime sanatorie sulla rottamazione delle cartelle e delle liti pendenti. Nel primo caso, tra l’altro, se si salta il versamento poi non ci sarà l’occasione di recuperare come è stato concesso per le prime due rate dal decreto fiscale: con la scadenza che ora il Parlamento porterà al prossimo 7 dicembre. Mentre sulla definizione delle liti pendenti arriva il secondo appuntamento (sempre per chi ha scelto di rateizzare) in cui versare un altro 40% del dovuto. E su quest’ultima sanatoria restano forti il pressing e l’attesa per una riapertura. In ordine di tempo, va segnalata la richiesta di ieri dell’Uncat (Unione nazionale camere avvocati tributaristi) di riaprire la sanatoria nell’iter parlamentare del Ddl di bilancio anche per evitare possibili discriminazioni per chi scegliesse di presentare istanza per la nuova rottamazione delle cartelle. E ancora restando in tema di versamenti sempre il 30 novembre scade il termine per versare il 60% dell’imposta sostitutiva dovuta sulle assegnazioni, cessioni e trasformazioni agevolate.
Il Fisco, però, non ammette cali di concentrazione anche sul fronte delle comunicazioni dei dati. Così, dopo il caos spesometro e in attesa del prossimo appuntamento del 28 febbraio, c’è comunque da far fronte all’invio della liquidazione dei dati Iva relativi al terzo trimestre (luglio-settembre) dell’anno.