Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  marzo 28 Martedì calendario

Euro, la svolta M5S. «Dannoso uscire sì alla moneta fiscale»

ROMA Cambiano ancora i progetti economici del Movimento 5 stelle. Che ieri, sul blog, ha lanciato l’idea di una moneta fiscale complementare. Una specie di Sardex su scala nazionale, o di “am-lira”, se si pensa alla proposta di doppia moneta ipotizzata anche da Silvio Berlusconi sul modello di quella introdotta dagli alleati nel ‘43.
Due anni fa, la senatrice Paola Taverna – in uno spot casereccio girato per chiedere l’uscita dall’euro – prometteva a un ragazzo che immaginava di pagare in lire colazione, barbiere e regali alla fidanzata: «Il Movimento sta realizzando il tuo sogno». Era l’epoca dei banchetti anti moneta unica, quelli che chiedevano una legge costituzionale in modo da permettere un referendum consultivo altrimenti impossibile. Raccolte le firme, non se n’è fatto più nulla.
L’idea viene sostenuta ancora, lo ha fatto appena cinque giorni fa Luigi Di Maio in una conferenza davanti alla stampa estera. Ma il vicepresidente della Camera, nel 2016, aveva detto tutt’altro agli ambasciatori dell’Unione europea («Proporremo un euro del sud per i Paesi meno forti dell’Unione»). Mentre ieri, il blog, ha affidato il tema a un intervento del professor Gennaro Zezza, definendolo «il secondo dei dieci punti del programma Esteri: un’Europa senza austerità». (Il primo punto è lo «smantellamento della troika»).
L’economista dell’università di Cassino parte dai problemi che sarebbero stati causati dall’introduzione dell’euro: «La capacità di stampare moneta e, per il governo, di finanziarsi presso la propria banca centrale – spiega – è l’aspetto più importante dell’indipendenza nazionale. Se vi si rinuncia, ci si trasforma in un’autorità locale o una colonia e quando arriva una crisi, se il Paese ha perso la capacità di svalutare e non può beneficiare di trasferimenti fiscali a compensazione, non c’è nulla che possa fermarne il declino». Per invertire la rotta, contro un previsto «crollo del reddito nazionale e impoverimento del Paese», la risposta non sarebbe però l’uscita dall’euro, che «comporta una rottura di trattati, una manovra di tipo aggressivo nei confronti dei nostri partner». «Discutere se sia tecnicamente possibile non è opportuno – dice Zezza – perché i costi politici da sostenere sono alti». Così, si pensa alla «reintroduzione in Italia di quella che potremmo definire una “moneta fiscale”, una moneta che non è moneta legale e quindi non va a violare i nostri trattati, ma che possa restituire al governo la capacità di effettuare un piano di investimenti e sostenere il reddito dei cittadini».
L’idea in realtà non è nuova. Era stata lanciata due anni fa su Micromega in un e book a cura di Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Enrico Grazzini e Stefano Sylos Labini, con una prefazione di Luciano Gallino. Ed è presente anche all’interno di Lex, la parte dedicata alle proposte di legge della piattaforma Rousseau, dove la moneta fiscale prende il nome di Si.R.E. (sistema di riduzione erariale) e si propone di «finanziare investimenti produttivi e aumentare la capacità di spesa dei cittadini in difficoltà».
Il deputato Manlio Di Stefano che sta presentando il programma Esteri in giro per l’Italia – spiega: «Gli esperti danno alcune possibilità. Noi poi faremo votare i nostri punti, che ovviamente sono più astratti per lasciare libertà al futuro governo, ma tracciano una strada escludendone altre. Quindi, in sostanza, la moneta fiscale è una delle cose che si potrebbero fare». I quesiti sui cui gli iscritti saranno chiamati a decidere non sono ancora stati svelati. «Il voto comincerà a fine percorso – annuncia Di Stefano – ovvero dopo il 9 aprile».