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 2015  dicembre 27 Domenica calendario

Cosa resta delle promesse di Matteo Renzi alle primarie del 2013

Due anni fa Matteo Renzi vinceva le primarie-congresso del Pd, diventandone segretario con il 68 per cento di voti ai gazebo, contro il 18 di Gianni Cuperlo e il 14 di Pippo Civati. Renzi poi cacciò Enrico Letta da Palazzo Chigi e nel febbraio 2014 divenne anche premier, ma quelle primarie furono fondamentali e le vinse con un programma il cui slogan era “cambiamo verso al Pd”. Concetti e linguaggio tipicamente renziani, non troppo diversi dall’ultima enews di ieri: “C’è tanta fame di Italia nel mondo. Dovremo rendere sempre più semplice questo nostro bellissimo Paese e vedrete che a quel punto non ce ne sarà per nessuno”.
 
Gli iscritti in picchiata
Programma per il Pd Renzi 2013: “Gli iscritti del Pd sono 250 mila, ma erano oltre 800 mila nel 2009. I dirigenti centrali che spiegavano come fosse meglio un partito pesante rispetto a quello leggero hanno finito col lasciarci un partito gassoso… che ha visto l’evaporazione degli iscritti. Li abbiamo lasciati andare, li abbiamo lasciati soli”.
Gli iscritti al Pd, secondo quanto comunicato dal vicesegretario Lorenzo Guerini nel novembre 2015, sono stati 370 mila nel 2014. Nel 2012, con Pier Luigi Bersani segretario, erano ancora quasi 500 mila. Nel 2015, in più, c’è stato lo scandalo Mafia Capitale con il partito romano commissariato e l’attività dei circoli bloccati.
 
Trasparenza ma scontrini negati
Programma per il Pd Renzi 2013: “Gli italiani vogliono cambiare, ma cambiare davvero. Hanno votato persino Beppe Grillo per farcelo capire. E oggi che l’esperienza dei Cinque Stelle mostra tutti i limiti tipici della demagogia e del populismo, a noi il compito di recuperarne i consensi: chiedere più trasparenza alla politica non è antipolitica, ma buona politica”.
Il segretario del Pd, nonostante abbia fatto decadere il sindaco di Roma, Ignazio Marino, per una storia di scontrini, non ha mai pubblicato quelli del periodo in cui è stato presidente della Provincia e sindaco di Firenze. Non li ha mostrati neppure dopo l’archiviazione dell’indagine della Corte dei conti.
 
L’origine dell’intesa con Verdini
Programma per il Pd Renzi 2013: “Vuoi anche i voti del centrodestra? Sì. E vuoi i voti di Grillo? Assolutamente sì. Non è uno scandalo, è logica: se non si ottengono i voti di coloro che non hanno votato il Partito democratico alle precedenti elezioni, si perde”.
In questo bisogna riconoscere una coerenza, Renzi ha sempre detto di guardare a destra come all’area dell’elettorato di Grillo. Un dato elettorale, il 40 per cento alle Europee non può essere il riferimento, ancora non c’è. Ma secondo i sondaggi la strategia per ora non paga. L’unica cosa certa è l’alleanza parlamentare con gli ex berlusconiani del fiorentino Denis Verdini.
 
La formazione politica ridotta alla Leopolda
Programma per il Pd Renzi 2013: “Un partito che non faccia formazione politica è un partito di plastica, finto, inutile. Formare alla politica è una cosa bella, perché la politica è dignità con buona pace di chi ci insulta per questo. Costruire chi siamo, cosa vogliamo per il nostro Paese e qual è il nostro sguardo sul mondo. Perché mentre il partito era impegnato a guardarsi l’ombelico si è dimenticato di formare il suo stesso futuro. Chi si affaccia alla politica non può essere lasciato solo o considerato terra di conquista. Il Pd deve parlargli di persona”.
Non c’è traccia di scuole di formazione politica del Pd. L’unica occasione di confronto del partito renziano è la tradizionale e annuale Leopolda di Firenze, luogo più di monologhi che di dibattiti, però, e dove bandiere e simboli del Pd, per scelta, non compaiono.
 
Il riferimento per scuola e lavoro
Programma per il Pd Renzi 2013: “Siamo il primo partito nel pubblico impiego e nei pensionati. Il secondo partito tra gli studenti. Vivacchiare non serve a nulla e a nessuno (…). Gli insegnanti sono sostanzialmente messi ai margini, anche dal nostro partito”.
Rispetto allo straordinario risultato delle Europee 2014 col 40 per cento, le Regionali 2015 hanno portato via al Pd mediamente il 16 per cento, di cui gran parte dal mondo dell’istruzione in conseguenza della riforma buona scuola.
 
Alleanze a destra faticosa eccezione
Programma per il Pd Renzi 2013: “Noi crediamo nel bipolarismo e nell’alternanza. Pensiamo che le larghe intese siano una faticosa eccezione, non la regola. Vogliamo un bipolarmismo gentile ma netto”.
Dopo aver affossato il governo delle larghe intese di Enrico Letta, oggi Renzi governa da quasi due anni con un’intesa più ristretta ma che arriva sempre a destra, Angelino Alfano è sempre ministro dell’Interno e in Parlamento c’è il supporto degli ex berlusconiani di Denis Verdini.
 
La rendicontazione pubblicata in Internet
Programma per il Pd Renzi 2013: “Spendere meno, ma spendere meglio. E rendicontare tutto, ogni centesimo, attraverso la totale trasparenza delle spese. Se inizieremo noi, poi saranno costretti a farlo tutti. Inizieremo dai soldi raccolti con le primarie che a differenza del passato dovranno avere una destinazione e un utilizzo chiaro. Tutta la rendicontazione la metteremo su Internet, accessibile a tutti”.
Sul sito www.partitodemocratico.it si trovano effettivamente le rendicontazioni dei bilanci del Pd, rimane per Renzi, però, un problema personale: vedi sopra rispetto agli scontrini di Firenze.
 
Questioni finanziarie e capitani coraggiosi
Programma per il Pd Renzi 2013: “Il Pd non sarà mai subalterno al mercato, che deve regolare. Ma proprio per questo la politica non può interferire con operazioni economiche e finanziarie che devono essere garantite da leggi chiare e non modificabili in corso d’opera. Proprio perché non siamo subalterni non ci interessano le avventure dei capitani coraggiosi o dei patrioti che nel corso dell’ultimo ventennio hanno alimentato un modello di capitalismo all’italiana più basato sulle relazioni che sui capitali”.
Una fotografia della vicenda del crac Banca Etruria, con il padre del ministro Boschi vicepresidente alla vigilia del disastro.