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 2015  dicembre 27 Domenica calendario

La fabbrica degli arazzi

«È il passato che si mette in mostra con capolavori antichi figli del desiderio di re, nobili e cardinali: esempi di rara bellezza che noi oggi possiamo riprodurre con la stessa tecnica di 400 anni fa».”Versailles”, “Le danse”, “Chasse de Maximilien”, “Jeux d’enfants”, “Le messager”: è un catalogo di sonorità eleganti e rotonde quello che sfoglia con orgoglio e ammirazione Giuseppe Ramonda, mentre presenta le copie di arazzi conservati dei musei più importanti del mondo, dal Louvre di Parigi al Metropolitan di New York.
Copie fedelissime di pezzi esclusivi: nelle misure, nei colori, nei minimi particolari, nella patina antica e nel sapore di polvere, storia e meraviglia che si portano con se questi tappeti da parete. Manufatti unici al mondo che nascono a Genola, in provincia di Cuneo, all’interno di un monastero del 1600 ristrutturato e adibito a sede della Wallfor, azienda artigiana specializzata nella produzione di arazzi.
«Nasciamo come distributori di tappeti e poi siamo diventati anche editori, ovvero disegnatori di tappeti fatti realizzare a mano in India da tessitori in grado di utilizzare saperi millenari – spiega Ramonda, rappresentante legale e anima della Wallfor –. Dal 2004 abbiamo però acquisito il marchio, le competenze, gli impianti e tutto il patrimonio culturale della Editions d’Art de Rambouillet, società francese da 45 anni specializzata nella realizzazione di arazzi attraverso una particolare tecnica serigrafica. Noi abbiamo aggiunto creatività, cura maniacale nei dettagli, passione e una dicitura che è simbolo internazionale di valore e garanzia: made in Italy».
L’intuizione dei fondatori della Editions d’Art de Rambouillet era stata semplice e geniale: bussare alla porta dei maggiori musei chiedendo il permesso, dietro pagamento di royalty, di poter replicare gli arazzi più raffinati e rinomati, spesso ben esposti per il piacere degli appassionati, ma più spesso ancora dimenticati e rintanati in qualche magazzino. Parallelamente a questa raccolta di titoli e di fotografie, un team di artisti, coloristi e disegnatori di matrici, in sette anni di lavoro ha messo a punto un metodo, ispirato a quello utilizzato nel diciassettesimo secolo, per creare arazzi nuovi straordinariamente simili a quelli antichi.
 
Metodo che ora, con cura, occhio attento e mani attente, viene utilizzato a Genola, per confezionare 700 pezzi l’anno da vendere in mezzo mondo. E che già sono in bella mostra in ambasciate, prestigiose residenze e tra i corridoi e le sale di lussuosi hotel come il Plaza di New York, il Ritz di Parigi e l’Hermitage di San Pietroburgo.
«A catalogo abbiamo 130 opere: per ognuna un pittore ha preparato le pellicole, stabilendo quanti e quali colori base utilizzare. Solitamente si va da un minimo di 8 a un massimo di 17: dalla loro miscela si arriva ad ottenere fino a 500 sfumature. Sta quindi a questo professionista, nel momento in cui scompone l’immagine utilizzando un tavolo da geometra illuminato, stabile il numeri dei colori e tracciare, sulla pellicola, le aree in cui farli imprimere. Un lavoro lungo e complicato: mesi dedicati a disegnare questa che è la matrice di partenza. Attualmente, per i nostri 130 titoli, abbiamo circa 1700 telai dedicati: la nostra vera ricchezza”. Le pellicole, una volta disegnate, vengono infatti montate su un telaio e impressionate in un bromografo, verosimilmente il più grande d’Europa, così da ottenere l’immagine in negativo grazie ad una lampada da 7mila watt.
«A seconda dell’arazzo scegliamo quindi i telai corrispondenti, mentre il colorista realizza le tinte necessarie, fidandosi solo del proprio occhio. Dopodiché si passa al tavolo di serigrafia, lungo ben 23 metri: con precisione millimetrica od ogni passaggio viene cambiato il telaio, così da far passare, e combinare, i vari colori. E fissarli su una tela composta da lana, cotone, lino e viscosa». Per ultimare un pezzo servono circa tre giorni: l’ultima fase è quella relativa al taglio e alla cucitura di una stoffa di sostegno. Oppure al rivestimento di tavole rigidi, nel caso in cui il cliente richieda un paravento, oggetto sempre più ricercato e apprezzato. “Versailles”, uno degli arazzi della serie “I castelli del Re Sole”, il cui originale è conservato al Museo di Pau, è il soggetto più venduto: un trionfo di fiori e frutta, con alle spalle la reggia e un primo piano di cavalieri accompagnati dai loro cani, che ancora piace come orpello d’arredamento.
 
«In Italia la cultura dell’arazzo non è molto diffusa: all’estero c’è molta più abitudine ad adornare le pareti con queste scene epiche. Però ora anche nel nostro Paese si sta riscoprendo questo “panno”, dal gusto classico e quadro atipico di estrema bellezza». È davvero una strana macchina del tempo quella allestita all’interno dell’ex monastero di Genola: moderni artigiani che pensano come colleghi del Settecento, utilizzando sofisticate apparecchiature contemporanee per realizzare manufatti “vecchi” di secoli. «Oggi come ieri, però, la differenza la fa l’uomo. Oggi, come ieri, l’arte sta tutto lì, nel giusto incontro tra la testa e la mano».