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 2015  novembre 27 Venerdì calendario

Uno show in una scatola: il ritorno in tv di Teo Teocoli, «perfetto incapace»

Quella di rompiscatole è un’etichetta che gli hanno affibbiato già varie volte. Da sabato Teo Teocoli le romperà davvero. Quattro scatole, quelle nelle quali il 70enne comico milanese è stato rinchiuso e trasportato in luoghi sconosciuti. È questo il format di Teo in the box, in onda su RaiTre per quattro sabati alle 21.45, dopo Che tempo che fa. Un format tedesco prodotto da Endemol Italia che inizialmente aveva pensato a Fabio Volo, ma alla fine l’ha proposto a Teocoli. Il quale ha accettato immediatamente, per il suo ritorno come protagonista di una trasmissione televisiva dopo 12 anni. L’ultima fu Sono tornato normale su Canale 5 nel 2003: da allora solo ospitate, non poche (soprattutto programmi di calcio come la Domenica sportiva), ma neppure tantissime. La sua vera occupazione è stata il teatro, dove i suoi torrenziali one man show fatti di musica, danza, imitazioni, cazzeggi e aneddoti strepitosi (provate ad ascoltare senza spanciarvi della sua serata con Brigitte Bardot passata giocando a dadi o dei tentativi dell’87enne moglie di Dalì di rimorchiarlo) hanno sbancato il botteghino ovunque.
E adesso, Teocoli, rieccola in tv.
«Sono molto contento, l’idea di base mi piace parecchio perché è una sfida impegnativa, senza un copione, che mi permette di sfoderare il mio vero talento, che è quello di improvvisatore. Ed è la mia prima incursione in un tipo di programma che non fa solo ridere ma prova anche a raccontare un pochino il mondo».
E lei che cosa racconterà?
«Ci saranno molte sorprese. Anzitutto la sorpresa sarà la mia, perché davvero non sapevo dove mi sarei trovato. Avevo una qualche idea dell’area geografica, visto che mi ci portavano in aereo, ma nulla più. Poi mi rinchiudevano nella scatola e, una volta uscito, mi trovavo di fronte a realtà e persone sconosciute per le quali io stesso ero quasi sempre un tizio qualsiasi, non un comico famoso. Più di questo non posso dirle, sennò quelli della produzione mi picchiano».
Suvvia, almeno qualcosa della prima puntata ce lo spieghi.
«E va bene. Le dico che mi ritroverò a bordo della nave da crociere più grande del mondo, nel Mediterraneo, lunga 360 metri, con 16 ponti, 40 vasche Jacuzzi e un parco, un parco vero, con aiuole e panchine, solo gli uccellini erano finti, perché non si potevano usare i gabbiani. A bordo 5 mila passeggeri più l’equipaggio, gente di tutte le nazionalità, pensate cosa posso avere inventato. Ma ve lo lascio scoprire sabato».
Un ritorno originale, dopo 12 anni nei quali davanti alle telecamere è stato solo attore non protagonista. Le sono pesati?
«No, perché ho avuto molto altro da fare, anzitutto nei teatri di tutta Italia. Sono stato a contatto col pubblico, l’ho fatto divertire e mi sono divertito io: la magia di fare una serata e tornare a casa alle 3 di notte mangiando un panino in auto è qualcosa di indescrivibile. Ora sto facendo cinema, col nuovo film di Fausto Brizzi. In tv ci sono andato quando mi hanno chiamato, penso a Che tempo che fa, dove raccontavo l’Expo a modo mio. Con Fabio Fazio ci sto sempre splendidamente, una spalla meravigliosa. Sono felice che sarà lui a passarmi la linea in questi sabati. Ho anche ricevuto molte proposte televisive, ma le ho rifiutate, fino a quando è arrivata questa».
Rimpianti per alcuni di questi no?
«Va bene così. Mi avevano proposto Tale e quale, ma come imitatore onestamente sarei stato troppo bravo e come giurato non mi sarei sentito a mio agio. Perché io odio le trasmissioni con giurie. Le frasi fatte come “ci sei”, “non sei pronto”, “non mi comunichi molto” mi fanno venire l’orticaria. E ormai in televisione tutti giudicano tutti, mentre io detesto giudicare gli altri».
E lei come è giudicato?
«La produzione di Teo in the box mi ha detto di avermi scelto perché sono un personaggio strano, poco inquadrabile. Definizione che mi piace: io sono un cane sciolto, che a volte è stato poco gestibile, ha commesso alcuni errori e ne ha pagato il pedaggio, ma che è riuscito a fare la carriera che voleva ed è felice. Anche perché più che questo non avrei davvero saputo che altro fare, nella vita».
Addirittura?
«Guardi, glielo confesso tranquillamente, io sono un perfetto incapace. Ho difficoltà anche a usare il cellulare. E non solo quello. Una decina d’anni fa ho comprato un’auto cabriolet e in tutto questo tempo non avevo capito che la capote era elettrica. Ogni volta che dovevo alzarla o abbassarla, la prendevo a pugni, la forzavo, diventavo paonazzo. L’altro giorno ho visto mia figlia premere un pulsante e volevo sprofondare».