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 2015  novembre 26 Giovedì calendario

Si chiamano Mgtow, sono gli uomini che non vogliono più avere a che fare con le donne

Stanno crescendo. E sono tutti maschi. «Dal buio alla luce» annuncia l’inquietante speaker maschile dell’ultimo video postato sul sito del movimento (Mgtow.com). Stanno aumentando. E appartengono a tutte le generazioni, dalla X ai Millennials. Non a caso il video di cui sopra si chiama The awakening,
il risveglio. Il movimento che li rappresenta si chiama Mgtow (si pronuncia mig-tau) ed è solo la più massiccia delle espressioni del disagio di un esercito di centinaia di migliaia di uomini.
«Mgtow è una dichiarazione di autoappartenenza, per cui l’uomo moderno preserva e protegge la propria sovranità sopra ogni cosa. Rifiuta d’inginocchiarsi per avere l’opportunità di essere trattato come un servizio disponibile. E vive secondo i propri interessi in un mondo che preferirebbe non lo facesse» dicono sul sito.
Un disagio profondo, potente, inarrestabile. Che li porta a girare video in cui, con scenette esplicite e trash, spiegano come il predominio femminile sia appoggiato dalla società fino a creare situazioni paradossali: uno degli youtuber Mgtow più popolari, l’inglese Carl Benjamin 36 anni, ha un canale chiamato Sargon of Akkad: sta per raggiungere i 200 mila subscriber e i suoi video sfiorano i 39 milioni di visualizzazioni totali.
I codici di comportamento Mgtow non sono omogenei né rigidi. Alcuni somigliano agli «erbivori» giapponesi, (asessuali, passivi e votati al lavoro: l’ultimo sondaggio mostrava che il 40 per cento dei maschi sposati in Giappone non aveva rapporti sessuali da oltre un mese), altri ai misogini di antica stirpe. A un estremo ci sono quelli che adottano il «monk mode», ovvero un voto di celibato totale, all’altro quelli che hanno una relazione ma impongono limiti alla compagna, come il non avere figli (perché, in caso di separazione, perderebbero ogni diritto su di loro).
La separazione tra i sessi genera numeri: secondo le statistiche il 28 per cento delle donne sopra i 40 negli Usa vive in totale celibato e il 22 per cento di quelle sposate non ha rapporti con il marito. In Italia si sono celebrati 57 mila matrimoni in meno negli ultimi cinque anni e si divorzia all’estero per ridurre i tempi.
Ma la separazione crea anche culture. Al cinema, Katniss di Hunger games è solo l’ultima delle eroine e i maschi soffrono: «Perché non ci facciamo il nostro supereroe visto che anche Marvel li sta femminilizzando tutti? Lo chiamiamo Migtowan». In tv, si moltiplicano serie come Girlfriends’ guide to divorce, appena arrivata su Premium Stories che racconta la rivincita femminile post-divorzio o Unreal, la serie americana più femminista dei nostri tempi.
E per capire che si tratta di un percorso anche culturale, basta vedere come alcuni Mgtow si presentano: «Ciao a tutti, sono Alessandro. Sono Mgtow da qualche anno, da quando la mia ultima relazione si è sfaldata (come tutte quelle precedenti) e ho deciso che non ne volevo più sapere né di donne né di relazioni tradizionali. Il distacco è stato progressivo... Sono passato a letture più incentrate su una crescita personale, molto mi hanno aiutato anche i podcast di show radiofonici made in Usa incentrati sulla vera natura femminile. Il distacco dal ginocentrismo è stato completato, anche se in realtà viviamo immersi in un regime misandrico/femminista a tutti gli effetti». Così Alessandro al forum «maschileradicale» racconta la maturazione lenta e costante che in 11 anni lo ha reso Mgtow.
«Il fenomeno che io colgo e che sta crescendo almeno da tre anni in Italia e in Europa è distacco, difesa e fuga nel quadro del rapporto col genere femminile» spiega Giorgio del Mare, fondatore di Methodos ed esperto di culture organizzative. «Il confronto con la donna è percepito come non conveniente dal punto di vista psicologico, profondo, emozionale. Il che non riguarda l’output dei gusti sessuali ma l’atteggiamento: mancanza di desiderio nell’investire, disinteresse nel conoscere l’altro genere. Oggi nessuno più direbbe che le donne sono più emotive e meno razionali: il trend comune vincente, anche professionale, è femminile e la sconfitta culturale ripetuta porta il maschio ad arretrare in difesa. Penso che questo fenomeno si allargherà».
Un disagio verso le donne trasformate da mezzo secolo di femminismo in quelle che loro chiamano «femminazi». Il Mgtow sul web si estende in quella ormai nota come «Manosphere», ovvero il network di blog, siti, youtuber e forum che raccoglie in un immenso storytelling di video, post, citazioni la «Rinuncia Finale»: addio, donne. Ce ne andiamo per la nostra strada.
Questo significa, Mgtow: men going their own way. Il movimento si estende a macchia d’olio. Dal 2012 a oggi in Canada, Stati Uniti, Inghilterra e Australia. L’epicentro è Toronto, «la peggior città del mondo in cui vivere se sei un uomo». Ma quando tre anni fa le donne di sinistra proposero di bandire gli orinatoi maschili, il vaso traboccò anche in Svezia: «Perché le donne cui è permesso di votare in Svezia hanno un problema con gli uomini che urinano in piedi? Immaginate di avere un problema con il modo in cui le donne inseriscono il tampone. Poi provate a dire alle donne che volete rendere quel modo illegale»
sbottarono gli Mgtow. Non temute, ma allontanate. Non combattute ma fatte scivolare nell’ombra: i Mgtow dicono di voler raggiungere verso le donne l’indifferenza. E intanto ne parlano, si uniscono e si riconoscono: «Non sapevo niente del movimento e sono anche un po’ contenta che ci sia, se unisce i maschi e gli permette di riflettere su che cosa significa essere maschi e femmine» commenta Umberta Telfener, psicoterapeuta ed epistemologa, autrice di La manutenzione dell’amore (Castelvecchi). «Da anni auspico un movimento degli uomini, perché il femminismo ha realmente cambiato i costumi. Il fatto che maschi e femmine si stiano separando sempre più purtroppo è molto vero. La differenza tra maschile e femminile è il valore aggiunto delle relazioni. Ma in Italia la sensazione è che i maschi siano un po’ cani sciolti, quindi ben venga il Mgtow: credo che poi si tornerebbe al dialogo».
Loro la chiamano anche Red Pill. Quando in Matrix Neo deve scegliere tra ignoranza illusoria (la pillola blu) e realtà (la pillola rossa), sceglie il mondo reale, più duro, ma vero. Così, per i nuovi maschi in fuga la Red Pill è la comprensione che il ruolo cui dovrebbero conformarsi dia benefici solo alle donne: «Ciao, ho 40 anni, sono un sostenitore sfegatato del Mgtow» racconta hunter_75 al forum «maschile radicale». «Da 15 anni sono felicemente single. A parte il divertimento con una simpaticissima scop-amica, per il resto ho perso interesse per l’universo femminile. Perché mi sono iscritto qui? Forse per senso di cameratismo. Aiutare nel mio piccolo, scambiando opinioni, contribuendo a risvegliare dal torpore troppi uomini ancora addormentati e pecoroni che continuano a farsi mettere i piedi in testa dall’altro sesso, convinti che la via esistenziale giusta da seguire sia lo zimbello socialmente pre-costituito di farsi fregare da quella mostruosa truffa femminista chiamata Matrimonio». Che un movimento maschile possa far bene ad entrambi i sessi è un’ipotesi possibile. A leggere le parole di hunter_75 però, pare che ci vorrà ancora molto, molto tempo.