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 2015  novembre 23 Lunedì calendario

Il copyright per ricette d’autore. Gli chef vogliono i diritti sulle loro creazioni

Chissà quante volte vi sarà capitato di andare in un ristorante e notare la presenza di un piatto particolare che gi avevate assaggiato in un altro locale. La cosa vi avrà fatto pure piacere ma, visto che la gastronomia oggi è (anche) business, lo stesso non sarà stato per lo chef la cui ricetta era stata in qualche modo “copiata”. Gli addetti ai lavori definiscono (scherzosamente) cose di questo genere come dei “plagi”, ma bisogna dire che la legge sul diritto d’autore non annovera le ricette fra le opere dell’ingegno degne di tutela: un po’ perché nel 1941 il cibo esisteva – se esisteva – solo per soddisfare la fame, un po’ perché la linea di confine fra un piatto classico e una sua rivisitazione a volte è così sottile da renderne difficile una netta differenziazione.
DIRITTO D’AUTORE
 Alcuni anni fa ci provò (invano) lo chef stellato Heston Blumenthal a “depositare” il suo merluzzo arrostito speziato con lenticchie di Castelluccio, ma gli avvocati di diritto d’autore continuano a sostenere che il problema vero sta nella difficoltà di provare la proprietà intellettuale di una ricetta che potrebbe essere frutto di una precedente rielaborazione, ivi compresa la nonna dello chef. «Anche se ad oggi non esiste una vera e propria giurisprudenza, i giudici sono sempre più sensibili all’argomento» ha detto l’avvocato di diritto d’autore Pieremilio Sanmarco, membro della Commissione per la revisione cinematografica. Intanto è andato in scena alla Triennale di Milano il primo “Mock Trial Food and Design”, ossia un’ironica simulazione di processo con tanto di giudici e avvocati veri. La prima “causa” è stata portata avanti da colui che negli anni ’70 introdusse in Italia i principi rivoluzionari della Nouvelle cuisine, Gualtiero Marchesi, che ha “portato in giudizio” un suo ex cuoco, Guido Rossi, il quale – a seguito di un litigio avuto con lui – aprì un proprio ristorante, a Milano, il cui cavallo di battaglia era il celebre Risotto Oro e Zafferano di Gualtiero Marchesi, seppur presentandolo come un omaggio al suo Maestro. Anche alla luce del fatto che il prezzo era uguale, il Collegio – composto da Marina Tavassi, Presidente della Sezione Imprese del Tribunale di Milano, da Roberto Magnaghi, Direttore dell’ Ente Risi Italiano, e dall’avv. Anna Maria Stein – ha dato bonariamente ragione a Gualtiero Marchesi (assisitito dall’avv. Mario Franzosi, mentre Guido Rossi era difeso dall’avv. Cristiano Bacchini) condannando il convenuto per contraffazione e concorrenza sleale. Il problema della tutelabilità riguarda anche le trattorie, come ha rivelato lo chef Nicola Delfino di “Benito al Ghetto”, a Roma, che s’è visto “copiare” le sue bugnole di baccalà, ed è anche per questo che «nel giro di poco verranno emanate delle sentenze che obbligheranno il legislatore ad aggiungere una norma enogastronomica alla legge sul Diritto d’autore», aggiunge l’avvocato Sanmarco. Magari ispirandosi a un’ altra legge, quella di Sibari, che già nel 510 avanti Cristo tutelava la creatività dei cuochi.