Corriere della Sera, 11 novembre 2015
Il ministro Martina in affanno per rassicurare le università lombarde sul dopo-Expo. Venerdì saranno stanziati 50 milioni per far entrare anche lo Stato in Arexpo
ROMA Sminare il campo. Con questa missione il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, che per il governo fa da coordinatore del dopo Expo, è volato a Milano dove aveva invitato per un incontro il direttore scientifico dell’Iit di Genova, Roberto Cingolani, il rettore dell’Università Statale di Milano, Gianluca Vago, quello del Politecnico, Giovanni Azzone, e il presidente di Assolombarda, Gianfelice Rocca. La riunione, un paio d’ore, si è svolta ieri mattina a via Rovello, nella sede di Expo spa, a due passi dal Piccolo Teatro dove nel pomeriggio il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, avrebbe illustrato ufficialmente la sua proposta per la costituzione di un polo scientifico di eccellenza dedicato all’allungamento e al miglioramento della vita umana, anticipata domenica dal Corriere della Sera. Una proposta accolta con un misto di freddezza e preoccupazione dalle istituzioni accademiche locali, certamente spiazzate dalla mossa di Renzi e restie a concedere un ruolo guida all’Istituto italiano di tecnologia, una realtà estranea alla città e alla regione. Insomma, per il governo si trattava di stroncare sul nascere la sindrome della colonizzazione.
Mettere attorno a uno stesso tavolo, come ha fatto ieri Martina, accademici di fama di diversi atenei, non è mai facile. Figuriamoci quando al centro della discussione c’è il ruolo da giocare nel progetto di un polo scientifico di rilevanza mondiale. Il confronto non è stato semplice e il clima si è rasserenato solo quando il ministro, anticipando quello che poi avrebbe detto il premier, ha fornito le più ampie assicurazioni che il piano del governo non è alternativo ma «complementare» ai progetti già esistenti e che quindi si tratta di farli coesistere in una logica di reciproca collaborazione. Facile a dirsi, ma è difficile superare le diffidenze che la mossa di Renzi ha suscitato. La Statale ci tiene a sottolineare che in quanto a competenze e meriti scientifici non ha nulla da invidiare all’Iit di Genova che, anche se con le sue scoperte si è fatto conoscere nel mondo, ha pur sempre una storia breve alle spalle (è operativo dal 2005). Per questo ai «milanesi» non piace la promessa di Renzi di un finanziamento di 150 milioni l’anno al polo a guida Iit. Altri soldi per l’istituto di Cingolani, mentre le Università lamentano carenza di fondi.
«C’è posto per tutti», ha replicato alle critiche Martina. Del resto, se i nuovi laboratori dell’Iit (non uno spostamento da Genova, ma una sorta di Iit 2) occuperanno circa 30 mila metri quadrati (70 mila contando le aree esterne), si tratta comunque di una piccola zona, che non toglie spazio allo spostamento di laboratori e strutture della Statale, che occuperebbero oltre 200 mila metri quadrati.
Tutto risolto allora? No. Ma il governo è fiducioso. L’ostilità del presidente della Regione, Roberto Maroni, era data per scontata. Ma, dopo aver rassicurato gli atenei milanesi e aver riscontrato l’interesse degli imprenditori, Renzi vuole procedere. Venerdì in Consiglio dei ministri arriverà il decreto con una cinquantina di milioni per l’ingresso del ministero dell’Economia in Arexpo, la società proprietaria dell’area. A quel punto l’esecutivo dirà la sua anche sulla governance. Nel frattempo Cingolani stenderà il progetto operativo per il polo tecnologico, che sarà finanziato da fondi dello stesso Iit più quelli promessi dal governo. Parallelamente, il tavolo di coordinamento che si è aperto ieri mattina continuerà a riunirsi. Ma né una data né un’agenda sono ancora state fissate. Ieri, appunto, si è solo sminato il campo. Tutto il resto è da fare.
Anche Il Fatto del Giorno è dedicato al progetto di Renzi per il dopo-Expo