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Biografia di Maurizio Boccacci

• 1957. Leader di Militia, gruppo di estrema destra ispirato all’odio razziale e alla violenza etnico-religiosa, il 14 dicembre 2011 fu arrestato (associazione per delinquere finalizzata alla diffusione dell’odio razziale ed etnico, alle minacce, al procurato allarme e all’apologia del fascismo). Nel 2012 è stato condannato in primo grado a un anno per «ricostituzione del disciolto partito fascista».
• «Già fondatore del disciolto Movimento politico occidentale, già calamita nei primi ’90 della violenta galassia skinhead, “un fascicolo giudiziario alto una spanna” (come annota nel suo Fascisteria Ugo Maria Tassinari, uno dei principali storici della destra radicale in Italia), ha assunto la paternità della (...) sigla nera Militia (...). Giocando sulla eccentricità della sua storia personale (nasce come impiegato di banca e iscritto alla Cisnal e nel ’99 si candida a sindaco di Frascati), sul culto sacerdotale delle origini del fascismo, sulla difesa del boia delle Fosse Ardeatine, Priebke, sulla lotta all’immigrazione e l’odio per Israele, sulla guerra dichiarata a banche e banchieri (suo l’esposto che, nel 2003, costa a Cesare Geronzi e altri dirigenti di Capitalia un’inchiesta per le anomalie nella classificazione dei crediti dell’Istituto, archiviata per prescrizione)» (Carlo Bonini) [Rep 13/11/2008].
• «“Non farei mai giocare i miei figli con bambini negri o ebrei. Difendo l’integrità della razza, della civiltà, dei popoli”. Non è mai stato uno che misura le parole, Maurizio Boccacci (...) “anarcofascista” dichiarato, uno che, durante una videoinchiesta (...) andò giù durissimo: “La Shoah è stata la più grande menzogna della storia – disse senza scomporsi, l’accento romanesco arrochito, l’immancabile sigaretta accesa – Che nei campi di concentramento ci siano stati dei morti è fuori di dubbio ma che la Germania abbia perpetrato un assassinio di massa è un’altra realtà inventata... Prendendo in prestito le parole di Leon Degrelle: Hitler per mille anni”. E via, senza freni né ritegno, contro le banche sioniste, causa della crisi economica mondiale. Contro Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica “mio peggior nemico di sempre”. E soprattutto contro il sindaco Alemanno, l’ex camerata “traditore” per il quale ha una sorta di ossessione: “Uno che abbraccia Pacifici e rinnega tutta la sua vita passata”. L’estremismo Maurizio Boccacci ce l’ha nel sangue così come l’inclinazione ad andare controcorrente. (...) Una vita a destra della destra, spesso solo (o con pochissimi camerati fidati) ma pagando sempre di persona. Un ronin dell’estremismo nero, ex impiegato di banca (forse è per questo che le odia tanto) ex sindacalista “nero” della Cisnal, che spunta fuori, politicamente, nel 1984 quando a Grottaferrata forma il gruppo di ultrà duri Movimento politico occidentale, sciolto nove anni più tardi con l’esordio, sul campo, della legge Mancino. Un anno prima, il 29 febbraio del ’92, Boccacci aveva organizzato una sfilata di nostalgici sotto il balcone mussoliniano di Palazzo Venezia dietro lo striscione: “Noi siamo qua come 50 anni fa”. Una vita costellata di arresti e denunce: il suo nome compare nella lista degli indagati per la violenta spedizione del ’94 allo stadio di Brescia: durante i tafferugli fu ferito gravemente il vicequestore Giovanni Selmin. Nel 1997 Maurizio finisce in carcere per l’aggressione a una guardia carceraria: era in tribunale per l’ormai consueta accusa di apologia del fascismo (manifesti col faccione del Duce) e aveva tentato di avvicinare alcuni detenuti accusati di rapina. Nemico di “negri e ebrei” quanto dei “fascisti in giacca e cravatta” Boccacci entra ed esce come una meteora dalla Fiamma Tricolore e torna al suo campo d’azione preferito: organizza presidi di solidarietà al vecchio boia delle Fosse Adreatine Erich Priebke e si lancia in parecchi scontri da stadio. Poi l’ultima invenzione: Militia: manifesti deliranti spuntano in tutta Roma e che Maurizio Boccacci rivendica platealmente nel 2008. I bersagli sono quelli di sempre: sionismo, ebrei, Alemanno, politici vari» (Fabio Tonacci e Francesco Viviano) [Rep 15/12/2011].
• Il 15 ottobre 2013 si è presentato ad Albano, in provincia di Roma, alla chiesa lefebvriana di San Pio X, in occasione del rito funebre di Erich Priebke, capitano delle Ss durante la Seconda guerra mondiale, morto a Roma a cento anni: «Ha spiegato di essere venuto “per onorare un soldato che ha solo obbedito a degli ordini, così come onoro da sempre i caduti di via Rasella e le vittime delle Fosse Ardeatine, perché le rappresaglie per me sono sempre state cose infami. Ma non capisco chi vuole gli scontri a un funerale: vuol dire che non ha niente dentro al cuore”. Frasi d’effetto, non c’è che dire, se non fosse che poco dopo il suo piccolo esercito di Militia si è calato i cappucci sul volto e, insieme agli altri nazi autoconvocati d’Italia, ad Albano ha scatenato l’inferno» (Fa. C.) [Cds 16/10/2013].