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 2013  luglio 10 Mercoledì calendario

Appunti sulla morte di Ayrton Senna


 Dio «Ayrton pensa di non poter morire perché crede in Dio» (Alain Prost)

Tamburello Domenica 1 maggio 1994, Gran Premio di Imola. Senna inizia in testa il 7° giro di corsa, ma alle 14.17 il piantone dello sterzo della Williams cede di schianto alla curva del Tamburello, a 240 km/h. L’auto, incontrollabile, sbatte contro il muretto, un braccetto della sospensione si infila nel casco e ferisce Senna. Alle 18.40 all’ospedale di Bologna, Ayrton Senna muore. Aveva 34 anni. A dare la notizia, in diretta tv, la dottoressa Maria Teresa Fiandri, primario del reparto di Rianimazione. [Davide Marchi, la Gazzetta della Sport 14/3/2013] [Leggi qui tutto l’articolo di Lucrezia Dell’Arti su Sette]

Fottuta «Fermate questa fottuta gara» (Gerhard Berger, pilota Ferrari) [Andrea Chiarini, Rep. 3/5/1994]

Foto Angelo Orsi, fotografo: «Ho sentito dell’incidente e sono corso, con il motorino che usiamo all’autodromo. Ayrton era ancora là. Ho fotografato, fotografato. Ma quelle foto adesso non usciranno da un cassetto. Non si riconosce, Ayrton, che veniva a casa mia a San Lazzaro e che io andavo a trovare in Brasile». [Rep. 3/5/1994]

Annuncio Il tg brasiliano dà la notizia all’ora di pranzo: «Si è rotto lo specchio dove ci vedevamo nel primo mondo». Bernie Ecclestone, presidente della Fia, a Imola diede tardi l’annuncio. Dicendo a Leonardo, fratello di Ayrton: «Aspettiamo la fine della corsa per dare la notizia della morte». [Emanuela Audisio la Repubblica, 29/04/2004]

Audience 9 milioni e 556 mila telespettatori hanno seguito Raidue, che ha trasmesso il Gran Premio, tra le 14.30 e le 14.35 cioè nei minuti immediatamente successivi il tragico impatto di Senna. La telecronaca da Imola è stato il programma più seguito del pomeriggio televisivo del primo maggio. Dalle 14 alle 16,12 ha avuto un’audience di 7 milioni e 724 mila spettatori (con uno share del 55,96%). Il Gp del Brasile era arrivato a quasi 4 milioni [Sta. 3/5/1994]

Manto «È come se un grande manto nero avesse avvolto il Brasile e ci avesse coperto» (l’allenatore del San Paolo, Telè Santana)

Weekend Venerdì durante le prove libere, la Jordan di Rubens Barrichello, pupillo di Ayrton, alla variante bassa, si sollevò da terra andando a colpire le reti di protezione sopra i cordoli e ribaltandosi più volte. Barrichello venne trovato senza sensi ma l’intervento tempestivo dei commissari scongiurò il peggio. Barrichello è vivo per miracolo. Ayrton, dopo l’incidente, era andato a controllare di persona, luogo e cause del fuori strada di Barrichello. Sabato durante le qualifiche l’alettone della Simtek guidata da Roland Ratzenberger cedette andando a conficcarsi sotto la vettura ormai fuori controllo. L’auto, a oltre trecento chilometri l’ora, si schiantò contro il muro. La morte fu inevitabile. Ayrton è andato a piedi sul luogo dell’incidente per verificare quali potessero essere i motivi per cui Ratzenberger era decollato. Domenica è stata la volta di Senna. Morto a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Era stato modificato e allungato nella notte, alla vigilia della gara, dopo che Senna aveva chiesto di migliorare la visibilità della strumentazione: «Il piantone era stato malamente saldato a circa un terzo della distanza dal volante e non poteva resistere alle sollecitazioni della corsa. Abbiamo scoperto graffi all’altezza della linea di rottura: come se qualcuno, alla svelta, avesse cercato di lisciare la saldatura. Il piantone, in genere, è in un pezzo solo. Ma per soddisfare le richieste di Senna era stato diviso in due parti di diametro diverso e poi saldato a circa 23 cm dal volante, con la parte più sottile del piantone verso il pilota. Per unirla alla parte di diametro maggiore era stata fatta una giuntura saldata al tubo più piccolo. È lì che si è verificata la rottura» (il professor Enrico Lorenzini, dell’università di Bologna, alla guida dell’equipe di otto periti incaricata dell’inchiesta)

Ammonito «Dopo l’incidente di Roland, Ayrton era andato sul posto dove la Simtec se n’era uscita di pista, aveva parlato con la gente, aveva cercato di capire. E i commissari per questo l’avevano ammonito. Aveva paura, è vero». (Angelo Orsi, fotografo e amico di Senna).

Fermo «Prima della partenza, era strano, diverso. Di solito, lui scherza con i meccanici, parla, ride. Ieri no. Se c’è una cosa che mi ha colpito è questa immagine che io ho davanti agli occhi. Lui che se ne stava fermo, con le mani appoggiate sull’alettone posteriore, lo sguardo perso sulla macchina, come se l’accarezzasse, senza dire una parola, per tre, quattro minuti. È arrivato uno, gli ha chiesto un autografo, e lui ha fatto un cenno per dire di no. Sembrava che sentisse qualcosa, che temesse qualcosa» (Celso Fratini, brasiliano, amico e collaboratore nella società del campione)

Prove Il sabato Senna ha rinunciato alle prove ma la domenica era in pista perché «correre è il mio mestiere». De Marchi su Gazzetta aggiunge «e perché finora ha collezionato due ritiri in due gare, perché la Williams, la Renault, lui stesso, devono riscattarsi e cominciare a costruire un campionato utile». [Davide Marchi, la Gazzetta della Sport 14/3/2013]

Bandiera Senna che avrebbe voluto vincere e sventolare per una volta la bandiera austriaca per onorare il collega morto il giorno prima. La bandiera è stata ritrovata intrisa del sangue del pilota nei resti della monoposto. A bordo pista perse tre litri di sangue [Sta. 20/4/2006]

Podio Appena appresa la notizia della morte di Senna, Schumacher è stato fotografato sul podio di Imola mentre piange: «Quando mi resi conto di che cosa fosse accaduto, rimasi stordito. Per la prima volta mi confrontai con la morte. E per molto tempo mi sono domandato se dovessi continuare a correre. Senna era fonte di ispirazione, e non solo per me: era un simbolo» (Michael Schumacher). [Flavio Vanetti, Corriere della Sera, 12/8/09]

Corsa «Paghi chi ha sbagliato, la corsa doveva essere sospesa» (Il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro).

Autopsia Per Senna si è trattato di una morte cerebrale: «La frattura del cranio e tante piccole altre fratture intorno ad un punto d’impatto ben visibile, sulla destra della fronte. L’ha provocato una pressione spaventosa, forse dello stesso casco, trasformatosi in un mezzo di trasmissione della potenza dell’ urto, restando tuttavia quasi intatto» (dall’autopsia).

Grigio All’obitorio si vedono solo due visi: quieto quello di Ratzenberger, gonfio, ferito quello di Senna. Il manager del campione, Julius Braga porta due vestiti: devono servire per l’ultimo viaggio. Uno blu, uno grigio. Poi sceglie il grigio, «anche perché non riesco a vederlo così, non è giusto». Il campione è nudo, steso su quella barella, ricoperto da un lenzuolo bianco, con i fiori e i telegrammi appoggiati a terra, lì sotto, sparsi tutt’attorno come una grande e disordinata corona, e il suo volto è irriconoscibile, gonfio, segnato dalle cicatrici, dai tagli, dal sangue schiacciato sui capelli». [Sta. 4/5/1994]

Salma La bara di Ayrton, avvolta nella bandiera verde-oro del Brasile, quel martedì 3 maggio viaggiò dapprima sull’aereo del presidente della Repubblica Scalfaro da Bologna a Parigi, poi sul volo “Varig RG723” Parigi-San Paolo. Il comandante Gomes Pinto fece togliere 4 sedili in business class comunicando ai passeggeri che si rifiutava, come da regolamento, di sistemare Senna nella stiva. «Io ero lì – ricorda Turrini –, seduto accanto a lui e per tutto il viaggio i passeggeri non smisero di venire in processione a pregare, piangere e ancora piangere sulla bara di Senna» [Paolo Zilian, Fat 14/4/2014].

Camera Al palazzo dell’Assemblea dello Stato di San Paolo, in mezzo al Parco centrale dell’Ibirapuera è stata preparata la camera ardente.

Onori Il presidente Itamar Franco, che ha concesso a Senna la Gran Croce dell’Ordine Nazionale al merito, ha voluto una cerimonia con tutti gli onori, solitamente riservati ai capi di Stato: salve di cannone, silenzio di ordinanza, picchetti d’onore. La pattuglia acrobatica brasiliana ha disegnato in cielo un grande cuore verde-giallo-blu, i colori della bandiera del Brasile. Il sindaco di San Paolo, Paulo Maluf, ha deciso di lasciar liberi dal lavoro i funzionari pubblici che vorranno presenziare alle esequie. Gli imprenditori privati faranno lo stesso.

Morto Gianni Riotta sul Corsera: «Il bello di questo mestiere è che quando vi becca la presunzione di avere visto e sentito tutto, incappate in una storia talmente più grande di voi che ritrovate l’umiltà del primo pezzo. Quando mai rivedrò tre milioni di persone in strada per un morto?» [Corriere della Sera 6/5/1994].

Funerali Tra i presenti ai funerali: Alain Prost, Damon Hill,  Frank Williams, Gerhard Berger e Piero Gancia, Ron Dennis, Jackie Stewart, Nigel Mansell, Christian Fittipaldi, Rubens Barrichello, Pedro Lamy, Michael Schumacher.

Tomba Emanuela Audisio su Repubblica: «Oggi Senna è la tomba numero 11 al cimitero di Morumby. Cinque vasi di margherite, una bandiera del Brasile, la semplice lapide: “Nulla mi può separare dall’amore di Dio”». [Emanuela Audisio la Repubblica, 29/04/2004]

Depresso Aveva telefonato ad Adriana, la sua ragazza, le aveva detto che era preoccupato, che non gli andava di correre: «M’ha chiamato l’altra sera. Era molto depresso e nervoso: aveva un brutto presentimento e voleva rinunciare alla corsa. Addirittura era tentato di chiudere per sempre con le gare».

Portogallo Adriana Galisteu, 21 anni, fotomodella lo aspettava domenica sera in Portogallo, nella regione dell’Algarve, nelle villa che il pilota brasiliano possedeva in Europa. Dopo aver visto l’incidente in tv, la Galisteu stava per imbarcarsi su un aero-taxi per raggiungere Imola. Poi la notizia della morte di Ayrton l’ha raggiunta prima di salire a bordo. I due si erano conosciuti in una discoteca di San Paolo dopo il Gran Premio del Brasile del 1993.

Milano Carol Alt, l’attrice con cui Senna aveva una relazione clandestina da quattro anni perché «io ero sposata, anche se il mio matrimonio era in crisi e lui aveva una donna ufficiale. Ma tra noi l’intesa è nata subito. Ci siamo rincorsi in ogni angolo del mondo, in mezzo a lunghe telefonate intercontinentali, tra aeroporti, autodromi e posti tranquilli dove stare insieme, lontano dai giornalisti e dai nostri sensi di colpa. Facevamo anche dei progetti e prima o poi saremmo usciti allo scoperto. Poi - la vita a volte è più strana di qualunque fiction - in un giorno successe tutto. Era il primo maggio del 1994, una domenica maledetta avevo appena ottenuto la separazione da mio marito e stavo in Florida sul set di un film. Una settimana dopo dovevo essere in Italia per la serata dei Telegatti e il premio me lo avrebbe consegnato proprio Ayrton. Suona il telefono e un amico mi dice che c’è stato un gravissimo incidente a Imola, che lui è morto. Il mondo mi è crollato addosso... Come si sopravvive a un dolore così?»

Allegria «Senna? Era uno dei pochi motivi di allegria per gente abituata alle brutte notizie» (il sindaco di San Paolo).

Inchiesta «La notizia della tragica scomparsa di Ayrton Senna ha profondamente rattristato me ed i milioni di persone che lo ammiravano in Italia e nel mondo. Desidero, in questa dolorosa circostanza, far pervenire i sentimenti del mio più profondo cordoglio. Mi sono interessato personalmente per conoscere le iniziative della magistratura che aveva già aperto un’inchiesta ed ho fermamente deplorato che dopo tanta sciagura la gara non sia stata doverosamente interrotta» (Messaggio di Scalfaro al presidente brasiliano Itamar Franco).

Marionette «È una questione di decenza. Si doveva interrompere la gara, soprattutto dopo l’incidente di Alboreto nei box. Comunque, se fossi stato Damon Hill non sarei ripartito dopo lo schianto di Senna, anche se è vero che il pilota britannico non è stato informato della gravitò del dramma. Ma non siamo delle marionette» (Alain Prost).

Senna «Senna mi mancherà» (Alain Prost).

Incompatibile «Lui con me è umanamente incompatibile, ma non riesco ad immaginare la mia carriera senza lo stimolo rappresentato da Alain» (Ayrton Senna).

Luce «Gesù era all’arrivo. Una figura grande, con gli abiti di sempre, avvolto da un fascio di luce». [Emanuela Audisio la Repubblica, 29/04/2004]

Morire «Credo si possa correre a 300 all’ora limitando il rischio al minimo. Occorre sedersi ad un tavolo insieme ai rappresentanti della federazione e ai costruttori. Bisogna impegnare uomini e soldi nella ricerca del migliore compromesso tra sicurezza e spettacolarità. Nessuno ci ha ordinato di correre in F1, ma non siamo pagati per morire» (Ayrton Senna).