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 2013  aprile 21 Domenica calendario

Il bis storico di Napolitano al Quirinale • Ergastolo per Cosima e Sabrina • La nuova fortuna del «caffè sospeso» • San Lazzaro, il primo paese no smoking


Bis Napolitano, 87 anni, riconfermato al Quirinale. È la prima volta dalla nascita della Repubblica italiana che un capo dello Stato viene rieletto. La consuetudine, dal 1948 a ora, è sempre stata infatti quella di non ripetere il mandato dopo i sette anni al Colle. Eppure la Costituzione italiana non prevede limiti di tempo per la presidenza della Repubblica, ma solo che possa essere eletto «ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici» e che «l’ufficio di presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica». [Sull’argomento leggi anche il fatto del giorno]

Scorta Napolitano, che lunedì pomeriggio alle 17 giurerà per la seconda volta fedeltà alla Carta fondamentale in qualità di capo dello Stato, ha già chiesto di ridurre la scorta che lo accompagnerà alla cerimonia a Montecitorio: solo quattro carabinieri motociclisti (o corazzieri) invece dei 18 normalmente previsti.

738 sì «Alle 18.15, quando lo spoglio delle schede dà la certezza matematica che Giorgio Napolitano ha raggiunto la maggioranza assoluta dei 504 voti, soglia che consente all’attuale inquilino del Quirinale di succedere a se stesso, scatta un lunghissimo applauso (oltre tre minuti). Siamo a due terzi dello scrutinio nella sesta votazione che porterà a questi risultati finali: Napolitano, sorretto dai consensi di Pd, Pdl, Lega nord e Scelta civica, ottiene 738 sì mentre Stefano Rodotà, indicato dal Movimento 5 stelle e Sel, si ferma a 217. La curiosità è che, già ventuno anni fa, Napolitano era prevalso sullo stesso Rodotà, nel duello per la carica di presidente della Camera. Dopo i due candidati si piazzano con 8 preferenze Sergio De Caprio (l’ufficiale dei carabinieri che ha catturato Totò Riina, indicato dai Fratelli d’Italia), Massimo D’Alema con 4 e Romano Prodi con 2, una anche a Silvio Berlusconi» (Lorenzo Fuccaro, Cds).

Parole Parole con cui ieri mattina Bersani, segretario dimissionario del Partito democratico, si è rivolto a Giorgio Napolitano per chiedergli quel bis al Quirinale che lui aveva escluso infinite volte: «Presidente, ci aspettiamo che lei ce le canti e ci dica che siamo tutti colpevoli perché ce lo meritiamo. Avrebbe pienamente ragione, lo sappiamo bene. Ma, premesso questo, adesso la preghiamo di fare un altro passo di generosità e di voler riconsiderare la sua indisponibilità a una nuova candidatura. Le domandiamo insomma di restare, l’Italia ha ancora bisogno di lei, un bisogno assoluto...» (Marzio Breda, Cds).

Nipoti Emanuele Macaluso, amico di Napolitano da una vita: «Ancora la notte scorsa non ci pensava neppure. Era assolutamente convinto a restare fermo sulla sua scelta. Ormai aveva deciso: per motivi di età, di salute, di famiglia; e soprattutto per ragioni istituzionali. Poi, al mattino, la pressione è cominciata a salire. Da tutti i partiti, tranne ovviamente dai grillini. E anche dall’estero. In particolare dall’Europa... […]Ma non sono stati soltanto il volto disperato di Bersani e quello preoccupato di Berlusconi a convincere Giorgio. E neppure le telefonate dall’estero. È stata la consapevolezza che per il Paese non c’era via di uscita […]Pensare che era davvero sicuro di riuscire a godersi in pace i suoi nipoti. Le ironie dei grillini dovranno attendere» (Aldo Cazzullo, Cds).

Sconfitti «Lo sconfitto sancito da questa elezione è Pier Luigi Bersani, benché in extremis sia stato proprio il segretario, insieme al suo vice Enrico Letta, a offrire formalmente la ricandidatura a Napolitano. Lo spappolamento del suo partito è il prodotto di una strategia maldestra ma non solo. Bersani paga anche responsabilità altrui. Ma esiste anche un secondo perdente, e si chiama Beppe Grillo. L’ex comico e leader del Movimento 5 Stelle ha reso sterile la forza parlamentare ottenuta il 24 e 25 febbraio, chiudendosi in un isolamento tipico di un estremismo che sa distruggere, non costruire. Di fronte alla vittoria di Napolitano i suoi parlamentari sono rimasti seduti. Per il resto si sono limitati a urlare e insultare, confermando di avere una visione singolare della democrazia. Grillo non ha trovato di meglio che organizzare un’irresponsabile «marcia su Roma» gridando al colpo di Stato; e aizzando la piazza contro la decisione presa dalle Camere in seduta comune, nella quale il suo candidato Stefano Rodotà ha preso 217 voti rispetto ai 738 del presidente della Repubblica appena rieletto: più di quelli raccolti da Napolitano nel 2006. La pericolosità della reazione dell’ex comico è stata sottolineata proprio da Rodotà, il quale ha dichiarato di essere «contrario a ogni marcia su Roma». Il solo fatto che l’abbia definita tale, echeggiando quella fascista del 1922, è suonato come dissociazione del giurista. Tanto che in serata Grillo ha annullato la sua presenza» (Massimo Franco, Cds).

Lacrime Sentenza di primo grado ieri a Taranto per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa il 26 agosto 2010. La corte ha condannato Sabrina Misseri e la madre Cosima Serrano all’ergastolo. Cosima a Sabrina, al rientro in cella: «Perché piangi? Tanto lo sapevamo».

Caffè sospeso Secondo la leggenda, l’usanza di pagare due caffè, uno per se stessi, l’altro per lo sconosciuto che passerà al bancone del bar e non potrebbe permetterselo, sarebbe nata a Napoli circa un secolo fa, anche se negli ultimi decenni è stata tenuta in vita soprattutto dal racconto dei turisti, prima che il 10 dicembre 2011 venisse istituita la “Giornata del caffè sospeso” con il sostegno del sindaco Luigi de Magistris. Ora l’idea sta avendo una nuova fortuna in tutto il mondo: in Bulgaria circa 150 tra caffè, ristoranti e fast food nella capitale Sofia si sono associati per incitare i clienti a offrire un caffè o un panino a un concittadino meno fortunato. In Francia il movimento degli Indignati ha rilanciato la pratica sulla sua pagina Facebook e i primi locali hanno cominciato ad aderire all’iniziativa, piazzando il logo del «café en attente» sulla vetrina. A Brest, Amira Deverchere si è iscritta al sito coffeesharing.com e nel suo Kerlune Café attacca lo scontrino del caffè già pagato sulla vetrina, «in modo che una persona in difficoltà possa vederlo e quindi entri per chiederlo». Al Tam Tam Cafè di Québec, in Canada, il gestore ha piazzato vicino alla cassa una lavagna con le scritte «caffè», «panino», e aggiunge una croce ogni volta che un cliente ne paga uno «sospeso», per rendere le cose facili. «Ogni Paese declina il concetto secondo la propria tradizione culinaria, in Belgio quindi non potevano mancare le patate fritte sospese. Al Fritkot (cioè baracchino mobile) Bompa di Ixelles, a Bruxelles, Éric Duhamel vende una porzione di patatine in attesa: non la cuoce, dà al cliente un buono con il suo timbro e la piantina per trovare la sua friggitoria. “Chi vive per strada non ha Internet per trovare i caffè che aderiscono al caffè sospeso, e per i senza tetto non è facile entrare dentro un locale - spiega - Il mio baracchino sta sulla strada, non ha porte di ingresso, se un cliente compra una porzione in più poi può dare il buono al primo clochard che incontra”» (Stefano Montefiori, Cds).

No smoking A San Lazzaro, poco più di 31mila abitanti in provincia di Bologna, dalla fine di marzo oltre che nei locali pubblici e nei parchi è vietato fumare anche sotto i portici, in prossimità delle soglie dei negozi, nei dehors coperti di bar e ristoranti, nei cortili delle scuole e degli edifici pubblici e persino sotto le pensiline alla fermata del bus. Non tutti sono d’accordo con il divieto. Una parte dei commercianti, ad esempio, teme che i clienti fuggano a bere il cappuccino al di là del Savena, il torrente che separa San Lazzaro da Bologna. «C’è anche chi scherza sul rigore dell’ordinanza che per una “paglia” fumata fuori zona prevede multe di 50 euro. Giulia, ambulante del sabato in piazza Bracci, ha il banco addossato al parco “Due agosto”. Dice di aver controllato con cura la distanza di rispetto di due metri dai clienti e la stessa misura la separa dal parco coi giochi per i bimbi. Si è così disegnata una sorta di “striscia di Gaza” dove può finalmente far scattare l’accendino. A San Lazzaro fumare o astenersi è anche una questione di geometria» (Valerio Varesi, Rep.)

(a cura di Roberta Mercuri)