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 1991  agosto 25 Domenica calendario

L’Unità, 25 agosto 1991 Moscoviti, oggi i milioni di cittadini di Mosca, oggi tutta la Russia danno l’estremo addio ai nostri eroi, ai nostri difensori, ai nostri salvatori

L’Unità, 25 agosto 1991

Moscoviti,

oggi i milioni di cittadini di Mosca, oggi tutta la Russia danno l’estremo addio ai nostri eroi, ai nostri difensori, ai nostri salvatori.  Ma certamente, non diamo addio ai loro nomi perché i loro nomi diventano d’ora in poi nomi sacri per la Russia che ha tanto sofferto. Lunedì scorso, quando la televisione e la radio hanno comunicato la notizia del golpe, si sono stretti prima di tutto i cuori di milioni e milioni di madri e padri che temevano anzitutto per i loro figli.

Perché anzitutto proprio i giovani, i nostri figli si sono precipitati a difendere l’onore della Russia, la sua libertà, la sua indipendenza, la sua democrazia, a difendere anche il Parlamento. Sì, d’ora in poi questa piazza, dove per

tre giorni si sono svolti dei veri combattimenti, dove per tre giorni migliaia e decine di migliaia di moscoviti si sono dati il turno della guardia, si chiamerà la Piazza della a libera. Il nemico è atroce e brama il sangue, tanto più un  nemico che sa di non contare sulla clemenza se perde. E tutti i protagonisti di questo putsch sono stati arrestati, saranno processati e verrà inflitta loro la debita pena. Ma anche oggi suonano particolarmente ciniche le parole dell’imputato Kriuchkov che ha detto ieri: se potessi ricominciare daccapo, agirei un po’ più

rapidamente e con più energia con un obiettivo essenziale, quello di decapitare la Russia.

L’intero complotto - dobbiamo rendercene perfettamente conto - era diretto in primo luogo contro la Russia, contro la Federazione russa, contro il Parlamento, contro il governo, contro il Presidente. Tutta la Russia, però, si è sollevata. Mosca e Leningrado si sono sollevate, gli Urali, l’Estremo Oriente, il Kuzbass, praticamente tutte le regioni. Anche se ci sono state regioni che hanno subito innalzato la bandiera e lo slogan: prestiamo giuramento al Comitato

per lo stato d’emergenza. Questi dirigenti oggi sono già rimossi dalle loro cariche e se ne occupa la Procura. Tutto questo, però, non è capace di far risuscitare quelli che sono morti vicino alle mura della nostra Casa bianca. Ci inchiniamo

davanti al loro coraggio, davanti a loro che oggi sono, dopo la morte, eroi dell’Unione Sovietica.

Mi inchino di fronte ai genitori di Ditrij, Vladimir e llja ed esprimo le più profonde condoglianze a loro, ai loro parenti e cari.

Perdonate il vostro Presidente, perché non ho potuto difendere e proteggere i vostri figli.

In questo giorno di lutto nazionale ovunque nella Russia dobbiamo raccoglierci uniti per andare avanti decisamente. Con questo abbiamo riaperto la strada e in questo ci hanno aiutato gli eroi.

È difficile, è pesante la situazione oggi, ma poteva essere ancora peggio perché già oggi ciascuno di loro, che sono come scarafaggi messi in un barattolo di vetro che si scagliano addosso l’uno contro l’altro, che puntano il dito l’uno contro l’altro per scaricare le responsabilità di questo complotto, e mostrano gli elenchi di chi doveva morire per primo, secondo, terzo... Dodici vittime conteneva l’elenco ufficiale che prescriveva la successione degli assassini da compiere il 19 agosto alle ore 18, all’assalto della Casa dei Soviet.

Non per  niente, quindi, stavano qui i moscoviti a salvaguardare veramente l’onore della Russia.

È grave la nostra perdita, conserveremo per sempre il ricordo di loro. Perciò dico ai nostri eroi: dormite in pace, la terra vi sia un cuscino di piuma.

Boris Eltsin