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 2012  agosto 24 Venerdì calendario

Sette, 24 agosto 2012 Incarico «Ritenendo non più possibile l’adempimento del mio incarico come segretario generale del Pcus io mi dimetto» (Gorbaciov, il 24 agosto del 1991 al telegiornale)

Sette, 24 agosto 2012

Incarico «Ritenendo non più possibile l’adempimento del mio incarico come segretario generale del Pcus io mi dimetto» (Gorbaciov, il 24 agosto del 1991 al telegiornale).

 Potenti I potenti nel 1981: Mickhail Gorbaciov, segretario generale del Pcus e presidente dell’Urss; Boris Yeltsin, presidente della Russia (ha battuto Gorbaciov alle elezioni il 12 giugno di quell’anno); George H. W. Bush, presidente degli Usa; John Major, primo ministro inglese; Helmut Kohl, cancelliere tedesco.

 Gorbaciov Mickhail Sergheevic Gorbaciov che negli anni di governo introdusse la perestrojka (ristrutturazione del sistema economico) e la glasnost (trasparenza della politica), voleva riformare il sistema comunista, pose fine alla Guerra Fredda con gli Stati Uniti, ritirò le truppe schierate in Afghanistan e si apprestava a firmare, il 19 agosto del 1991, il Trattato federale, un documento che avrebbe permesso la nascita della nuova Unione Sovietica, una federazione di repubbliche indipendenti con un solo presidente. A seguito del golpe di agosto (fallito) rassegnò le proprie dimissioni da segretario generale del Pcus, che si dissolse pochi giorni dopo. Il 25 dicembre fu decretata la fine dell’Urss.

 Golpe Il golpe del 19 agosto 1991, organizzato dalla “banda degli otto”, aveva come obiettivi: 1) rimuovere Gorbaciov e abolire la carica di presidente dell’Urss; 2) creare un “Comitato di emergenza” o di “salvezza nazionale”; 3) abolire tutti i partiti politici, compreso il partito comunista; 4) impedire in ogni modo qualsiasi secessione o distacco di etnie dall’Urss; 5) stroncare con la forza ogni movimento separatista; 6) abolire il dibattito politico, il dissenso, e controllare tutte le comunicazione interne e internazionali; 7) imporre le riforme economiche, se necessario sulla punta delle baionette; 8) ridare ai militari la loro forza, e all’Urss lo stato di grande potenza.

 Otto Tra gli otto membri della banda che organizzò il golpe: Gennadi Janaev capo dell’apparato del Pcus e vice di Gorbaciov, Vladimir Krjuchkov capo del Kgb, Dmitrij Jazov capo dell’Armata Rossa, Boris Pugo capo delle truppe dell’Interno.

 Janaev Lo scrittore Ales Adamovic, nel IV Congresso del Popolo, quando Gorbaciov propose la candidatura di Janaev alla vice-presidenza, andò alla tribuna e gridò: «Mikhail Sergheevic, lei lo nomina e lui la destituirà».

 Errore Secondo Viktor Alksinis, 41 anni, colonnello, portavoce del “Comitato di emergenza” istituito durante il golpe, «Gorbaciov ha commesso un errore fatale. Ha pensato che prima viene la libertà e poi la riforma economica. Invece noi dimostreremo con la forza che prima viene la riorganizzazione della produzione dell’economia e poi viene la libertà».

 Insieme I Gorbaciov, che al momento del colpo di Stato si trovavano in vacanza con la figlia Irina, il genero Anatolij e la nipotina Anastasia in Crimea, e lì furono tenuti per tre giorni dai rivoltosi in modo da impedire al segretario generale di firmare il Trattato: «eravamo segregati all’interno della nostra casa, ed era tutto molto difficile». Una volta presa coscienza della situazione, Mikhail riunì tutti i membri ed espose con chiarezza lo stato dei fatti. «Decidemmo di vivere o morire insieme».

 Fallimento Il golpe, fallito anche grazie all’intervento di Boris Yeltsin, che dalla Casa Bianca, l’edificio del parlamento russo, guidò la resistenza: ad un certo punto salì su un carro armato e con un megafono condannò il colpo di stato.

 Scomparire «Il Pcus non si può rinnovare, ha già adempiuto alla sua missione mostrando al mondo come non si deve vivere, e ora può solo scomparire» (Stanislav Shatalin, economista russo, ai tempi del golpe d’agosto).

 Barzelletta Un operaio va a comprare la macchina, paga, poi chiede all’impiegato quando gliela consegneranno. Quello controlla su un librone e dice: “Fra dieci anni”. “D’accordo”, replica l’operaio, “ma di mattina o di pomeriggio?”. “E che ti importa - risponde l’impiegato - tanto è fra dieci anni”. “No, vedi compagno - spiega l’operaio - è che di mattina viene l’idraulico (barzelletta russa degli anni Ottanta).

Lucrezia Dell’Arti