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 2012  agosto 17 Venerdì calendario

Sette, 17 agosto 2012 Peruggia Peruggia Vincenzo, di anni 32, imbianchino a Dumezia, provincia di Varese, emigrato poi in Francia per far miglior fortuna, indole mite, un tipo qualunque, la mattina del 21 agosto 1911 entrò al Louvre, dove aveva lavorato a pulire quadri e cornici, e nonostante il museo di lunedì fosse chiuso al pubblico per via delle pulizie settimanali, traversò parecchie sale fino ad arrivare al salone Carré, qui si avvicinò alla Gioconda di Leonardo da Vinci, staccò il quadro dalla parete, buttò la cornice nel sottoscala e avvolse la tela intorno al suo busto, si coprì col cappotto e si mise a cercare l’uscita, che riuscì a trovare solo grazie all’aiuto di un idraulico cui chiese informazioni

Sette, 17 agosto 2012

Peruggia Peruggia Vincenzo, di anni 32, imbianchino a Dumezia, provincia di Varese, emigrato poi in Francia per far miglior fortuna, indole mite, un tipo qualunque, la mattina del 21 agosto 1911 entrò al Louvre, dove aveva lavorato a pulire quadri e cornici, e nonostante il museo di lunedì fosse chiuso al pubblico per via delle pulizie settimanali, traversò parecchie sale fino ad arrivare al salone Carré, qui si avvicinò alla Gioconda di Leonardo da Vinci, staccò il quadro dalla parete, buttò la cornice nel sottoscala e avvolse la tela intorno al suo busto, si coprì col cappotto e si mise a cercare l’uscita, che riuscì a trovare solo grazie all’aiuto di un idraulico cui chiese informazioni. Alle 7.30 di lunedì 21 agosto 1911, museo del Louvre, Parigi.

Fuga Peruggia, che durante la fuga sbagliò il tram e alla fine scelse di scappare in taxi.

Fotografi Louis Beroud, copista, che il martedì per primo si accorse dell’assenza del quadro, si sentì rispondere: «Quando le belle donne non sono con i loro amanti, vuol dire che stanno posando per i fotografi».

L’annuncio ufficiale «Il guardasigilli, informato della scomparsa del quadro della Gioconda, ha immediatamente chiamato il procuratore generale, il quale ha incaricato dell’istruttoria il giudice che ha cominciato dalle 5.30 di stasera l’inchiesta più attiva. Dalle ricerche preliminari dell’inchiesta risulta che ieri mattina, lunedì, alle 7.30, due operai miratori passavano nella sala ove si trovava la Gioconda . … Alle 8.30 il quadro era già scomparso. Si credette dapprima che esso fosse stato trasportato per essere fotografato, e non se ne occuparono troppo».

 Sospetti Tra i primi sospettati: l’imperatore tedesco Guglielmo II, ai ferri corti con i francesi nell’imminenza della Grande Guerra; Guillaume Apollinaire, che, si pensò, in quanto futurista, voleva distruggere i capolavori dei musei per far spazio all’arte nuova.

 Le maghe Interrogata dai giornali la maga De Siva, di Parigi, che aveva predetto la morte del ministro Berteaux sotto “un carro volante”, afferma che il quadro non è stato portato via dal museo dove è ancora nascosto. La maga “signora Elsa” che predisse la morte dell’artista Lanthelme dice che la Gioconda è stata distrutta. La famosa pitonessa Alban afferma «Monna Lisa si trova vicino alla sede abituale, ad ovest, in acqua o alla superficie, i ladri furono due: uno, il più giovane, fu l’autore del furto, il più vecchio fu l’istigatore. Il giovane è un impiegato ambizioso, vendicativo, pallido e barbuto».

 Galleria Peruggia, che durante i due anni di indagini tenne il quadro nella sua cucina, decise un giorno di scrivere al signor Alfredo Geri, antiquario di Borgo Ognissanti a Firenze, offrendogli l’acquisto della Gioconda per essere «esposta in una Galleria italiana, a Firenze o a Roma». Prezzo: 500.000 lire. Firmato: Leonar-di V.

Italiano «Sono un italiano, bazzico per motivi di lavoro un po’ in tutte le gallerie e mi va crescendo dentro una grande amarezza nel vedere quanti gloriosi capolavori d’arte realizzati in Italia, specie nell’epoca napoleonica, continuano ad abellire le collezioni straniere. Ho deciso di restituirne almeno qualcuno alla mia patria. Se vuole aiutarmi non ha che da scrivere al mio indirizzo di Parigi» (la lettera inviata a Geri da Peruggia il 29 novembre 1913)

Tripoli L’albergo Tripoli di via Panzani a Firenze che ospitò Vincenzo Peruggia col quadro, subito dopo il suo arresto cambiò nome in La Gioconda.

Arresto L’11 dicembre 1913, il giorno stabilito per l’incontro tra Peruggia e Geri, questi si presenta con Giovanni Poggi, direttore degli Uffizi, e insieme a lui porta la tela in Prefettura mentre Peruggia viene arrestato e processato.

Mazza Al processo una mazza d’argento sopra un cuscino a simboleggiare la giustizia che governa e colpisce. E Ugo Ojetti, presente in qualità di membro del Consiglio superiore di Belle Arti: «Dato l’uomo che oggi siede sullo scanno degli accusati, è stata una somma imprudenza il mettere a portata di mano la preziosa insegna della giustizia».

Lucrezia Dell’Arti