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 2012  agosto 10 Venerdì calendario

Mario Monti si sta occupando del debito pubblico, studiando un piano che potrebbe essere sottoposto già al consiglio dei ministri di oggi e che comunque sarà all’ordine del giorno della ripresa settembrina

Mario Monti si sta occupando del debito pubblico, studiando un piano che potrebbe essere sottoposto già al consiglio dei ministri di oggi e che comunque sarà all’ordine del giorno della ripresa settembrina. I dati di partenza sono questi: la nostra economia calerà quest’anno del 2,5%, la produzione scenderà del 7%, un inizio di uscita dalla recessione non avverrà prima del 2014. In queste condizioni il governo condividide l’opinione di Berlusconi che una patrimoniale forte, capace di produrre 200-400 miliardi di incassi, avrebbe effetti depressivi talmente gravi da far pagare il beneficio della riduzione del debito con una caduta drammatica della domanda. Bersani, nel programma concordato con Vendola, parla di patrimoniale, ma allude a interventi leggeri sui grandi patrimoni ripetuti però ogni anno. Una strategia simile è stata adoperata in Francia, ma senza grandi risultati.

A che punto è il nostro debito?

1960 miliardi, pari al 123,4% del Prodotto Interno Lordo (Pil). Il Pil – le ricordo – è il numero che rappresenta tutto quello che produciamo e consumiamo. Quindi: noi produciamo e consumiamo per 100, ma dobbiamo restituire un debito di 123. Abbastanza pazzesco: se una famiglia si presentasse in banca a chiedere un mutuo presentando questi conti verrebbe rimandata a casa con tanti saluti. E sarebbe stata rimandata a casa con tanti saluti anche vent’anni fa, quando le banche ci sorridevano volentieri. Mario Monti ha spiegato l’altro giorno che il rapporto debito / Pil sarebbe più basso se non ci fossero i 45 miliardi che abbiamo dovuto prestare alla Grecia, all’Irlanda e al Portogallo per contribuire al loro salvataggio. Ma anche un rapporto del 120% è folle. Quindi si tratta di progettare un abbattimento di questa esposizione gigantesca, abbattimento che ci è stato imposto dal cosiddetto Fiscal Compact.

Come sarebbe?

Sì, sottoscrivendo il Fiscal compact noi ci siamo impegnati – e se non lo faremo saremo gravemente sanzionati – a ridurre dal 2014 il nostro debito. Dovremo tagliare ogni anno un quinto della parte di debito che eccede il 60% del Pil. Questa formula astrusa è legata al fatto che il trattato di Maastricht ammette un indebitamento massimo pari al 60 per cento del Pil. Ora il nostro Pil è di circa 1600 miliardi, il 60% di 1600 miliardi è pari a 960 miliardi. La parte di debito eccedente il 60% del Pil è uguale quindi a 1000 miliardi. Prendendo alla lettera il Fiscal Compact dovremmo quindi tagliare ogni anno 200 miliardi di debito. Il che è improponibile. Considerando che le nostre famiglie sono poco indebitate rispetto a quelle di altri paesi, ci è stato concesso quindi un percorso che ci conduca intanto ad abbassare il debito pubblico fino al 100 per 100 del Pil: sono 350 miliardi, cioè almeno 50 miliardi l’anno.

Mi pare durissima.

È durissima. Il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, aveva spiegato al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, la sua intenzione di procedere con dismissioni per l’1% del Pil l’anno. L’acquirente sarebbe stata la Cassa depositi e prestiti, pubblica ma i cui conti non sono considerati nel perimetro dello Stato (è così in tutti i Paesi, dato che in tutti i paesi c’è una Cdp che amministra i soldi dei cittadini raccolti dagli uffici postali). È sembrata subito una procedura ben pensata, ma forse troppo prudente. È poi arrivata sul tavolo del presidente del Consiglio la proposta Amato-Bassanini (e altri nove: fanno tutti capo al centro studi Astrid, che raccoglie economisti di formazione molto varia): un mix di sei proposte che prevede vendita di immobili, rincaro delle concessioni, cessione di partecipazioni (Enel, Eni, Finmeccanica, Poste Italiane), obbligo per gli Enti previdenziali di acquistare più titoli di Stato, tassazione dei capitali detenuti in Svizzera mediante una convenzione con quel Paese, manovre fiscali sul debito. Questa ricetta porterebbe a un calo del debito di una quarantina di miliardi l’anno (due punti e mezzo di Pil).

• Il governo vuol fare questo?

Non si sa ancora. Certo, non si potrà fare a meno di dismettere immobili e partecipazioni, ed è probabile che si privilegi come acquirente la Cdp, perché il mercato non è di certo favorevole agli acquisti e il rischio è quindi di dar via dei gioiellini a quattro lire. Alfano aveva ripreso la vecchia idea del professor Giuseppe Guarino di mettere tutto in un fondo che poi avrebbe emesso obbligazioni garantite dal patrimonio conferito. Il governo ha lodato la proposta, senza far notare che le garanzie conferite a questo fondo sarebbero tolte al debito pubblico, i cui tassi d’interesse salirebbero perciò inevitabilmente…

Non c’era anche un terzo capitolo di spending review?

Sì. Il nuovo testo di legge sarebbe pronto: taglio ai soldi che si dànno ai partiti e ai sindacati, nuova sforbiciata sulla spesa pubblica. Verrà ripresa anche la delega fiscale per disboscare la giungla delle facilitazioni. Dopo questi provvedimenti – che impegneranno il resto della legislatura – si andrà a votare e la palla passerà al nuovo governo.


[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 10 agosto 2012]