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Biografia di Walter Bonatti

Bergamo 22 giugno 1930 – Bergamo 13 settembre 2013. Alpinista, dopo il ritiro dall’attività di scalatore, nel 1965, cominciò a viaggiare come inviato di Epoca. Fu anche scrittore.
• È famoso per le polemiche riguardo alla conquista del K2 (1954): «Mahdi era il migliore degli hunza. Il più forte scalatore indigeno del Pakistan, non inferiore al mitico sherpa Tengsin. L’anno prima aveva salvato Herman Buhl, il conquistatore del Nanga Parbat, caricandoselo sulle spalle. Senza di lui il K2 non sarebbe stato conquistato. Andò così. La notte del 29 luglio, all’ottavo e penultimo campo, concordiamo il piano. Pino Gallotti e io saremmo scesi fin quasi al settimo campo, dove si trovava l’ossigeno. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sarebbero saliti a piazzare il nono campo, almeno cento metri più in basso di quanto previsto, per darmi modo di arrivarci per la notte con le bombole in spalla. Al settimo campo troviamo Mahdi, che si aggrega. Gallotti non ce la fa, Mahdi e io sì. Ma quando, al tramonto, arriviamo là dove dovrebbe esserci il nono campo, vediamo che la tenda non c’è. Urliamo, chiediamo aiuto, quando scende la notte: Achille, Lino, dove siete? La voce di Lacedelli si sente ferma e chiara: “Non potevamo restare fuori a gelare per voi. Lasciate l’ossigeno e tornate indietro”. Di notte? Al buio? Impossibile, Mahdi non ce la fa. Ma Lacedelli ora taceva. Era cominciata la notte più lunga, all’addiaccio, a 8.100 metri, funestata più tardi da una bufera».
• Bonatti la scampò, Mahdi subì amputazioni alle mani e ai piedi, congelati, Compagnoni e Lacedelli tornarono all’ottavo campo da vincitori: «Sulle prime prevalse l’entusiasmo. La montagna era vinta, l’Italia andava fiera di noi. Io ero molto giovane, non avevo la maturità e la consapevolezza per smontare tutto questo inganno. Eravamo vincolati al silenzio: le regole imposte da Ardito Desio capo della spedizione ci imponevano di tacere per due anni. E poi io aspettavo. Non pretendevo scuse formali. Bastava una pacca sulla spalla, come si fa in montagna. Una frase in privato, tra amici, tra uomini: Walter, abbiamo fatto una sciocchezza».
• Il Cai ci mise 54 anni per riconoscere la veridicità della versione di Bonatti. Tre i saggi incaricati: lo scrittore Fosco Maraini e i docenti universitari Alberto Monticone e Luigi Zanzi, che stesero la relazione finale.
• «Forse il più forte alpinista di tutti i tempi. Un uomo molto tollerante, aperto a tutto che solo per il fatto di essere stato emarginato è diventato un solitario. Gli hanno fatto una porcheria come ne esistono poche nella storia dell’alpinismo. Gli italiani devono sapere, all’ultimo momento è emersa la verità, altrimenti saremmo tutti responsabili. Nessuno in realtà ha chiesto scusa, né Compagnoni, né Lacedelli, né altri che hanno messo sale nelle ferite di Bonatti. Però ora tutto è chiaro. Noi umani siamo responsabili non solo per quello che diciamo, ma anche per quello che non diciamo» (Reinhold Messner) [Cds 15/9/2011].
• Visse trent’anni con Rossana Podestà: «Lui grande alpinista, io attrice. Due mondi quasi incompatibili che si sono incrociati quando Walter lesse su Epoca una mia intervista dove, a domanda su con chi avrei voluto andare su una isola deserta, risposi che l’avrei fatto volentieri con lui». Bonatti allora le scrisse una lettera: «Di isole deserte ne conosco diverse, perché non ci incontriamo per decidere?». Si videro poi in piazza Venezia e stettero a passeggiare su e giù un pezzo, sul marciapiede del Milite Ignoto, prima di riconoscersi.
• «Che cosa avrebbe fatto Bonatti se fosse vissuto ai tempi di Omero? Probabilmente alpinista non sarebbe stato, perché l’alpinismo a quei tempi non esisteva. Ma è molto probabile che, per qualche sua eroica gesta, il suo nome sarebbe arrivato fino a noi, nei versi di un grande poema» (Dino Buzzati) [Il Corriere dei Piccoli, marzo 1965].