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 2012  maggio 28 Lunedì calendario

Biografia di Peppino Caldarola

• (Giuseppe) Bari 9 settembre 1946 - Roma 21 settembre 2020. Giornalista, è stato vicedirettore di Rinascita, direttore di ItaliaRadio e dell’Unità (1996-1998, 1999-2000). Politico, già portavoce del segretario ds Piero Fassino, e prima ancora collaboratore di Enrico Berlinguer, nel 2001 e 2006 fu eletto alla Camera (Ds). «Da una polemica o si esce vincitori o si esce sconfitti. Il pareggio non esiste».
• «Socialista di tradizione comunista» (Il Foglio), tra i più scettici alla nascita del Pd («una semplice somma di nomenclature e di partiti personali, sindaci, assessori, golden share emiliana»), nel 2008 non è stato candidato: «È un epilogo naturale. Questi sei anni non sono stati un granché, mi hanno fatto parlare solo cinque volte in aula di cui tre in piena notte». Si è vendicato sparando bordate dal blog “Vaicolmambo”.
• «Mia madre era un’operaia alla manifattura tabacchi, sezione sigari. Quando ebbe lo scatto sociale diventò commessa dell’Upim. Mio padre era un operaio che dopo la guerra studiò e divenne impiegato alla Banca d’Italia. Una vita difficile. Mio padre si indebitò con gli usurai per salvare mia sorella malata di cuore. E alla fine dovette regalare la propria casa agli usurai. Forse da qui deriva la mia combattività».
• È stato presidente dell’associazione interparlamentare amici di Israele.
• Ha scritto qualche libro sulla sinistra, sulla mafia e su Israele. Da ultimo Controcorrente (Laterza, 2013) in cui intervista Massimo D’Alema.
• Si dichiara di sinistra ma apolide.
• «Ha preso l’Unità come un tassì» (a proposito Renato Soru) [Fog 03/03/2009].
• «Ha definito Santoro “il Lucio Presta del giustizialismo italiano, il press agent di Marco Travaglio”» (Aldo Grasso) [CdS 25/09/2009].
• «Renzi? Dà l’impressione di non aver mai letto un libro, mi appare tremendamente privo di contenuti» (Fabio Martini) [Sta 28/10/2011].
• « (…) Peppino Caldarola spiega le ragioni della decadenza del Pd. Un partito cui non ha mai voluto iscriversi. “Se inizialmente ero rimasto affascinato dall’idea, espressa da Veltroni al Lingotto, di trovare una casa del riformismo italiano, mi sono sentito tradito dall’alleanza con Antonio Di Pietro. In quell’occasione fummo in tre a schierarci contro: io e i senatori Marco Follini e Antonio Polito. Da lì è iniziato un processo di distacco che mi ha portato fuori”» (Costanza Rizzacasa) [Iog 07/10/2009].
• Il 20 gennaio 2012 il tribunale di Roma lo ha condannato, insieme ad Antonio Polito, a risarcire con 25mila euro il vignettista Vauro. Caldarola aveva definito antisemita una vignetta pubblicata sul manifesto, in cui si vedeva Fiamma Nierenstein, giornalista ebrea e deputata del Pdl, disegnata col naso adunco e la stella di David cucita sul petto e la scritta “Fiamma Frankestein”. «Ho ironizzato sulla sinistra radical mettendo una frase di critica contro la vignetta di Vauro sostenendo che è come se avesse scritto “sporca ebrea” » (Peppino Caldarola) [Linkiesta.it 24/01/2012]. «E così i giudici non hanno semplicemente sentenziato a favore del diritto di satira (diritto che nessuno aveva messo in discussione: Caldarola non aveva chiesto la censura della vignetta, semplicemente pensava di poterla criticare) ma contro il diritto a criticare la satira. E anche, mi pare, contro il diritto a criticare l’antisemitismo» (Piero Sansonetti) [Altri 24/01/2012].
• Sposato con Emanuela, tre figli.
• Milanista, iscritto al fan club del Milan di Montecitorio (presieduto da Enrico Letta).