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 2012  gennaio 29 Domenica calendario

Ieri Mario Monti ha fatto questa dichiarazione relativa al mercato del lavoro: «Per creare occupazione in Italia occorre innanzi tutto che produrre da noi diventi una cosa più competitiva

Ieri Mario Monti ha fatto questa dichiarazione relativa al mercato del lavoro: «Per creare occupazione in Italia occorre innanzi tutto che produrre da noi diventi una cosa più competitiva. Occorre poi che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca, ma diventi più equilibrata. E con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e più concentrata sul singolo lavoratore, quindi con un’esigenza di mobilità nel tempo». Parole che potrebbero sembrare oscure e alle quali ha risposto il democratico Giuseppe Fioroni (ex Margherita): «È impossibile tutelare un lavoratore che non ha un posto di lavoro».

• Beh, ha l’aria di avere ragione Fioroni.

No, Fioroni fa finta di non capire un concetto che Monti e Elsa Fornero hanno già spiegato bene più di una volta. Il mondo del lavoro, adesso, non somiglia minimamente a quello d’un tempo. Un tempo si poteva sperare di entrare in una certa azienda a fare un certo mestiere all’inizio della vita lavorativa e di continuare poi a fare quello stesso mestiere fino alla pensione. Oggi invece è sempre più necessario aggiornarsi e prepararsi a cambiar mestiere anche tre o quattro volte. Come si potrebbe difendere un posto di lavoro che non può più esistere perché il progresso tecnologico o un nuovo processo produttivo lo ha reso obsoleto? La difesa va quindi pensata in funzione delle persone e non dei posti che occupano occasionalmente in un certo momento storico. Quindi, ammesso che tra i due sia veramente in corso una discussione, tra Monti e Fioroni direi che ha ragione Monti.

Che effetto ha tutto questo nella trattativa con i sindacati e la Confindustria?

Chi lo sa. In settimana sindacati e Confindustria dovrebbero incontrarsi per mettere a punto, non un documento comune come avrebbe voluto qualcuno, ma un punto di vista comune. La pattuglia delle cosiddette parti sociali è piuttosto numerosa: Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Rete Imprese Italia (che riunisce le cinque vecchie associazioni di categoria, tipo Confcommercio), Ania, Abi. Credo che il confronto sarà alla fine molto duro, perché ho l’impressione che il governo non voglia rinunciare ai capisaldi della sua posizione. E cioè: abbattere il costo del lavoro, disinnescare in qualche modo l’articolo 18, cioè rendere meno vincolante per la grande impresa l’assunzione di un lavoratore, uscire dalla logica della cassa integrazione, che dà al sindacato un grande ruolo dato che per ottenere gli stati di crisi bisogna sempre farlo sedere al tavolo e convincerlo, e adottare al suo posto un qualche automatismo che semplifichi le procedure. Forse non si è ancora capito fino in fondo, ma sono posizioni eversive del ruolo del sindacato, come è stata eversiva, del resto, la posizione governativa sulle pensioni. Bonanni sta mediando disperatamente perché si arrivi a un qualche accordo che salvi almeno la parvenza di un ruolo di Cgil, Cisl e Uil.

Il fatto che lo spread sia sceso fino a sotto quota 400 non significa che in definitiva la linea del governo è giusta?

È un po’ presto per cantare vittoria, ma certo il migliorato andamento dei titoli italiani dà forza al governo. L’altro giorno i CTz a due anni, offerti per 4,5 miliardi, hanno suscitato una domanda da 7,7 miliardi e spuntato un rendimento del 3,763%, in calo di 1,090 punti percentuali sull’asta precedente (a novembre il rendimento di questo titolo era stato di quasi l’8 per cento!). L’asta di domani, tuttavia, sarà più significativa, una specie di prova del fuoco, dato che verranno offerti tra i 5,5 e gli 8 miliardi di Btp a cinque e dieci anni, i titoli tipici cioè su cui ci si confronta con i tedeschi.

• Non conta, su questo recupero, anche il contesto europeo?

L’aria è che domani, col vertice informale dei capi di Stato e di governo della Ue, si dovrebbe chiudere la partita intorno al Patto di Bilanci i 26 paesi dell’area euro (tutti tranne l’Inghilterra) dovrebbero sottoscrivere l’accordo in base al quale si controlleranno a vicenda i bilanci e si sanzioneranno i patiti della finanza allegra. La procedura di queste sanzioni è ancora da definire. Monti insisterà per dotare il Fondo salvastati Esm di una somma superiore ai 500 miliardi. Si dice che ormai sia tutto a punto e che basterà una discussione di quattro ore. La Merkel, questa settimana, ha parlato per la prima volta anche di provvedimenti per lo sviluppo. Finora i tedeschi non hanno quasi fatto altro che invocare l’austerità, i sacrifici, il rigore tre fratelli che possono anche farti precipitare in una recessione senza uscita.

Non c’è, in questa specie di bilancio che sta facendo, anche un capitolo Silvio Berlusconi? È proprio sicuro che il Pdl continuerà a sostenere i tecnici?

Nel Pdl c’è un gruppo numeroso che freme per mandare tutto all’aria. Però c’è una consistente minoranza (il 30%?) pronto a spaccare il partito se l’appoggio a Monti dovesse essere ritirato.

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 29 gennaio 2012]