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 1861  settembre 08 calendario

«Urgente un censimento della popolazione». Lettera di Filippo Cordova a Vittorio Emanuele II

• L’8 settembre 1861 il ministro dell’Agricoltura, industria e commercio, Filippo Cordova, in udienza da Vittorio Emanuele II, presenta al re una relazione sull’urgenza di un censimento generale della popolazione.

Sire,
Il decreto ch’e ho l’onore di presentare alla firma della M. V. ha per fine un censimento generale della popolazione del Regno. Questa operazione statistica, che serve a far cononoscere non solo il numero, ma anche le principali condizioni naturali e civili degli abitanti, e la loro distribuzione sul territorio, prende con le mutate sorti del Regno un carattere non dubbio di urgenza. L’avversione dei cessati governi d’Italia per le indagini che potevano in qualche modo richiamare i cittadini allo studio delle proprie condizioni, li distolse persino dalla più elementare delle ricerche statistiche, la numerazione degli abitanti.

Così la popolazione delle province napoletane non venne più numerata dopo il 1824, né quella della Sicilia dal 1831 in poi. Le cifre della popolazione di quelle province, pubblicate in tempi meno remoti, erano calcolate arbitrariamente sul movimento annuo dei registri dello stato civile.

La Toscana fece il suo censo nominativo nel 1841, decretando in pari tempo che si avesse da rinnovare ogni dieci anni. Se non che la grettezza del caduto governo nel provvedere alle spese occorrenti per quel censimento, e lo averne e affidata la esecuzione ai parrochi, furono causa che l’operazione desse risultati molto imperfetti, che nemmeno furono pubblicati. Così la Toscana rimase e rimane tuttora nella incertezza del numero dei suoi abitanti, poiché non potrebbe attribuirsi un valore reale alle cifre degli stati annui di popolazione che vi si pubblicano, e che provengono da documenti incertissimi e insufficienti, quali sono i registri parrocchiali delle anime. Non migliori delle toscane erano per questa parte le condizioni delle provincie romane. (…)

Il censimento lombardo del 1857 si volle ordinare secondo i nuovi e più razionali principii, di cui l’Inghilterra e il Belgio avevano dato l’esempio, e che per opera dei Congressi di statistica erano già ricevuti in buona parte degli Stati europei. Ma non poche modificazioni alterarono nella pratica l’applicazione di quei principii. (…)

Quindi è che il censimento lombardo, altronde rimasto inedito, deve riguardarsi come un primo ed imperfetto esperimento del sistema inglese: la vera e completa applicazione del quale non si ebbe in Italia che col Censimento degli antichi Stati di V. M. del 31 dicembre 1857, che fu il terzo decennale di quelle provincie. La legge del 4 luglio 1857, da cui prende motivo il presente Decreto, inaugurava infatti e sanzionava i quattro principii fondamentali del nuovo sistema che son la popolazione di fatto, il censimento contemporaneo, la cooperazione dei cittadini, il criterio locale, sostituendoli a quelli anteriormente in uso della popolazione di diritto, del censimento successivo, dell’ opera degli ufficiali del censo, e del criterio giuridico. (…)

Uno dei desideri più vivamente manifestati ai Governi nei convegni di statistica, è stato quello di vederli procedere contemporaneamente nelle maggiori operazioni statistiche dei rispettivi Stati, e particolarmente in quelle che riguardano la numerazione degli abitanti. Ora, ordinando pel 1861 il censimento italiano, verrebbesi a secondare, per quanto ci è possibile, quel voto giustissimo, inquantoché ricorrendo appunto in quest’anno il censimento dell’Inghilterra, della Francia e degli Stati dell’Unione doganale germanica, si avrebbe un censimento quasi contemporaneo e uniforme di oltre a centoventi milioni di popoli europei. (…)