Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2011  settembre 20 Martedì calendario

Biografia di Sergio Picciafuoco

Osimo (Ancona) 11 novembre 1945. Estremista di destra. Condannato all’ergastolo poi assolto in via definitiva per la strage di Bologna. «Sono stato ladro, ricettatore, detenuto e latitante; ma soprattutto sono stato un capro espiatorio».
• Un passato di condanne per piccoli furti, una fuga dal carcere e una lunga latitanza, il suo nome è legato soprattutto al sospetto di essere stato uno degli esecutori materiali della strage alla stazione di Bologna. «Io ero lì, quel giorno a quell’ora, all’altezza del quarto binario, seduto a gambe penzoloni sul muretto delle scale per il sottopassaggio. Al quarto binario, a pochi metri dalla morte, che sfogliavo Gente Motori, in attesa di un treno per Milano. (...) Ero latitante allora, scappato 10 anni prima dal carcere di Ancona, dove mi trovavo per reati contro il patrimonio, e avevo con me documenti falsi che mi spacciavano per Eraclio Vailati, l’alter-ego che ero diventato dopo l’evasione. Ricercato e sotto falsa identità avrei dovuto dileguarmi all’istante. E invece, dopo l’esplosione, non solo rimasi là ma, incredulo e allucinato seppure intero, mi diedi da fare per prestare i primi soccorsi. (...) Mi feci medicare, più tardi, le lievi ferite che avevo riportato, fornendo il mio nome falso. Ero troppo sprovveduto per immaginare quanto mi sarebbe costata quell’ingenuità. Lasciai così una traccia inequivocabile del mio passaggio nel luogo dell’attentato, assolutamente inconsapevole di quanto la mia presenza nel posto sbagliato al momento sbagliato sarebbe stata trasfigurata, ben presto, in inequivocabile segno di colpevolezza. Così, quando nell’aprile dell’81 venni arrestato al confine del Tarvisio, inizialmente fui tirato dentro l’inchiesta solo come testimone; sino a che non mi ritrovai incriminato,come membro dei Nuclei armati rivoluzionari, l’organizzazione eversiva di destraritenuta responsabile della strage. (...) Io con i Nar non ho mai avuto niente a che fare. A parte l’origine comune dei miei documenti falsi con quelli di alcuni membri dei Nar, tra cui Giusva Fioravanti. Il che significa solo che gli stessi falsari avevano confezionato anche il loro, oltre che il mio passaporto» (da una memoria di Sergio Picciafuoco scritta da Giampaolo Paticchio). [whymarche.com]
• «Picciafuoco non è mai riuscito a sciogliere gli interrogativi sul suo passato di evaso e latitante di lusso che per 10 anni ha vissuto tra Sankt Moritz e Taormina e negli alberghi di tante città italiane. Ha sempre negato i suoi legami con l’estrema destra ma sono molti gli indizi che lo legano a Radio Mantakas, emittente neofascista». [Cds 31/5/1994]
• Condannato all’ergastolo per il reato di strage (la bomba alla stazione di Bologna) una prima volta l’11 luglio 1988, assolto in Appello il 18 luglio 1990, condannato di nuovo all’ergastolo, dopo l’annullamento della sentenza di assoluzione da parte della Cassazione, il 16 maggio 1994. Irreperibile dal 29 aprile, quando si sottrae all’obbligo di firma dai carabinieri, è arrestato il 30 maggio 1994. Assolto infine il 18 giugno 1996 «per non aver commesso il fatto» dalla Corte d’assise d’appello di Firenze (sentenza confermata in via definitiva dalla Cassazione il 15 aprile 1997).
• «A quel punto, molta parte di me era compromessa. Per un certo periodo, nuovamente libero, ebbi anche a commettere altri piccoli reati, rimediando persino un buco nella pancia e rischiando la vita». Il 7 giugno 1998, sorpreso durante un tentativo di furto negli uffici della polizia municipale di Castelfidardo (Ancona) viene colpito da due proiettili sparati da un vigile urbano. « Ma questa è un’altra storia e all’epoca io già vagavo tra un ricovero psichiatrico e l’altro. Poi fu grazie ad alcuni familiari che le cose presero un altro verso ed io diventai un operaio. Oggi sono sulla soglia del pensionamento e vivo nelle Marche, dove sono nato» (Picciafuoco-Paticchio).