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 2015  dicembre 29 Martedì calendario

PERISCOPIO

Pier Paolo Pasolini che pure non aveva capito proprio tutto dell’Italia (anzi) sapeva che i suoi Accattoni, una volta calzate le Adidas, sarebbero diventati aguzzini di accattoni. Saverio Vertone, Viaggi in Italia. Rizzoli, 1988.

La dolce vita era Via Veneto. Una strada diversa da tutte le altre. Forse la più brillante del mondo. Ungaretti, le star del cinema americano, la grande nobiltà al centro di un’epoca ancora splendida in cui se si possedeva il talento di annusare il futuro, ma solo in quel caso, si poteva sentire già l’odore di morte, di fine, di sipario tirato. Sandra Milo, attrice (Malcom Pagani). Il Fatto.

È la prima volta nella storia che un partito che dice di essere per la conservazione (i verdi) appartiene alla sinistra che, tradizionalmente, era per la trasformazione. I verdi avrebbero dovuto orientarsi a destra ma l’utopia socialista ha finito per catturarli. Jacques Julliard, Les Gauches françaises: 1762-2012. Flammarion.

Coloro che hanno pensato e sottoscritto il Trattato di Maastricht erano dei despoti assoluti, quali ancora non ne erano apparsi nella storia, proprio perché non avevano alcun bisogno di riferisi agli uomini per dettare il loro disegno e le regole per realizzarlo. Non ne avevano bisogno al punto che le loro armi consistevano in multe in denaro per chi avesse disobbedito. Tutto il resto, per Maastricht, non aveva né senso né valore: la patria, la lingua, la musica, la poesia, la religione, le emozioni, gli affetti, tutto quello che riguarda gli uomini in quanto uomini, che dà espressione e significato al loro vivere in un determinato gruppo, al loro contemplare un determinato paesaggio, al loro amare, soffrire, godere, creare, veniva ignorato. Ida Magli, La dittatura europea. Rizzoli, 2010.

Erasmo da Rotterdam (1466-1536) non parla di Europa ma l’incarna: nato olandese, egli vive a Bruxelles, a Parigi, in Inghilterra, in Svizzera mentre viaggia in Italia e in Germania. Egli scrive: «Fino a poco tempo fa il Reno separava i francesi dai tedeschi, ma il Reno non può separare il cristiano dal cristiano». Jean Boissonat, Europe annèe zèro. Bayard, 2001.

Lenin fu un uomo tenace, monomaniaco. Passò mezza esistenza all’estero, senza accorgersi di nulla, senza avvicinare nessuno, senza fare niente, salvo preparare un’immaginaria rivoluzione, complottando e polemizzando tra i gruppetti di esuli, in beghe di preminenza nel partito che, per ironia della sorte, aveva battezzato come partito socialdemocratico. Lenin poteva finire oscuramente come uno dei tanti pazzoidi russi, che allora giravano in Europa, ma una cosa era certa, è cioè che egli era nato capo, e un capo è colui che non sacrifica le proprie opinioni al successo, ma impone il successo delle proprie opinioni. Panfilo Gentile, Democrazie mafiose. Ponte alle Grazie, 1997.

Al centro sociale Leoncavallo di Milano c’è anche un esibito disinteresse per gli avvisi di sfratto che ogni mese la Corte d’appello recapita in via Watteau, puntualmente prorogati dai magistrati e disattesi dagli abusivi. Carlo Verdelli. la Repubblica.

Dopo aver visto Berlusconi in tv da Fazio, ho pensato che Berlusconi è il leader politico che in Italia è stato a Palazzo Chigi più giorni di De Gasperi, Moro, Fanfani. Persino più di Andreotti. Se Berlusconi aveva queste grandi e belle idee, perché non le ha realizzate? Matteo Renzi. AdnKronos.

Siamo verso la fine degli anni 50: era abbastanza facile trovare lavoro, però bisognava lavorare. Ho preso questo diplomino che ancora conservo. Mentre la laurea superflua in Scienze politiche non ricordo dove l’ho messa. Ha continuato a studiare? Sì, ma da solo. Ho fatto un concorso in Provincia, sai quell’ente che hanno fatto finta di abolire? Sono arrivato quarto, la commissione non aveva nessuna voglia di prendere uno come me: c’era gente più vecchia, che aveva famiglia. Ho fatto un tema d’italiano che è andato un po’ oltre le aspettative... Sono stato il capostipite dei fannulloni. Ed ero l’unico, perché lì lavoravano tutti bene, i bilanci erano perfetti, la prefettura controllava anche le virgole. Però a me non piaceva, mi annoiavo. Allora ho cominciato a collaborare all’Eco di Bergamo. Un mio collega impiegato faceva anche il critico cinematografico. A me del cinema non fregava nulla, non avevo nessuna cultura. Mi piacevano i giornali, da morire. Così ho iniziato come vice critico cinematografico. Quanti anni avevo? Una ventina. Vittorio Feltri (Silvia Truzzi). Il Fatto.

Colpisce come il 71% dei comuni italiani abbia meno di 5.000 abitanti e addirittura il 55% sia sotto i 3.000. Per non dire dei paesini: quelli sotto le 1.000 anime sono addirittura il 23,35% del totale. Praticamente un quarto. Gian Antonio Stella. Sette.

Perché sempre più i ristoratori spengono i loro fornelli al momento in cui si accendono gli appetiti? Philippe Bouvard, Journal dro le et impertinent. Diario buffo e impertinente. J’ai lu, 1997.

«Naturalmente la Borsa non continuerà a salire all’infinito, ma per il momento i pochi dollari dei miei clienti rendono il triplo di quello che renderebbero in banca. Cameriere, questo caffè è gelato!». «L’ha lasciato raffreddare lei», replicò il cameriere. Isaac B. Singer, Anime perdute. Longanesi, 1995.

Scrivere bene mi pare inutile come aggiungere nastri su una bara destinata alla cremazione. Rimpiango l’università: almeno là avevo un ruolo, se non un senso. Walter Siti, Exit strategy. Rizzoli, 2014.

Questo è il paese dei corpi. Un paese pieno di corpi. Corpi che si svegliano morti, escono morti di casa, tornano morti; corpi che parcheggiano, scendono, sputano, corpi che ci salutano, sbadigliano, bestemmiano sempre, fatturano. Corpi camminanti che hanno rapporti automatici con altri corpi e con altri corpi macchinanti. Rapporti sessuali con la carrozzerie lustra della propria automobile, rapporti con il fai-da-te della pompa di benzina, rapporti con la propria occupazione, rapporti con i corpi-cassieri per il cambio di assegni, rapporti giornalieri con il ristorantino, dove consumare la stessa insalatona, rapporti con semafori intelligenti, zigarette, ingranamento delle marce. Francesco Maino, Cartongesso. Einaudi.

Se, a Milano, vai in corso Garibaldi e vedi la guglie dei grattacieli di Porta Nuova ti mettono di buon umore. Philippe Daverio, critico d’arte. Il Foglio.

Scusate se mi spiego. Ma ho le idee un po’ confuse. Roberto Gervaso. Il Messaggero.

Paolo Siepi, ItaliaOggi 29/12/2015