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 2014  dicembre 19 Venerdì calendario

UN SERIAL KILLER NEI MARI D’OLANDA: È L’ISOSPETTABILE FOCA GRIGIA


Un corpo arenato sulla spiaggia, e la polizia scientifica si mette all’opera per scoprire il colpevole. Iniziano così tanti telefilm e romanzi gialli, e il colpevole è sempre un insospettabile. È andata così anche l’indagine scientifica, durata cinque anni, di un gruppo di biologi marini olandesi, guidati da Mardik Leopold dell’Università di Wageningen. Leopold tira le somme in uno studio da poco pubblicato su Proceedings B of the Royal Society, la rivista della Royal Society che si occupa di biologia.
In questo caso l’incipit del giallo non vede però uno, ma centinaia di corpi arenarsi negli ultimi anni sulle coste olandesi. Sono i corpi mutilati di focene, piccoli cetacei simili ai delfini. «Anzitutto le focene erano giovani e apparivano sane. Non si trattava, insomma, di animali morti di malattia e mangiucchiati dai pesci. Così, all’inizio sospettammo che i responsabili fossero dei pescatori: magari avevano tagliato con i coltelli le focene per rimuoverle dalle reti dove potevano essere finite incidentalmente. Poi, via via che trovavamo sempre più resti, questa spiegazione ci è apparsa meno convincente e abbiamo pensato ad altre possibili cause: le eliche delle navi, oppure delle macchine dragatrici, o delle pompe. Ma nessuna di queste ipotesi ci soddisfaceva davvero» spiega Leopold.
«Un giorno la veterinaria Lineke Begeman, dell’Università di Utrecht, notò che i tessuti intorno ai tagli mostravano segni di emorragia: si rese conto così che le “vittime”, per dirla con una terminologia alla Csi, erano vive al momento delle mutilazioni. Ma c’era dell’altro: le pinne della coda avevano segni compatibili con quelli lasciati da denti, e graffi formati da quattro linee parallele, come le unghie di una zampa. Avevamo quindi a che fare con un caso di predazione. Ma chi era il killer?».
La risposta è venuta dal Dna. «Judith van Bleijswijk, dell’istituto reale olandese di ricerca marina Nioz, ha individuato Dna di foca grigia (Halichoerus grypus) su un quinto delle focene arenate. È stata una grande sorpresa per tutti: è vero che esistono dei pinnipedi, come la foca leopardo, che attaccano i mammiferi. Ma la foca grigia era sempre stata considerata sempre e soltanto un predatore di pesci» spiega Leopold.
Un colpevole insospettabile, ma perfettamente in grado di commettere il fatto: «Le foche sono abbastanza intelligenti e duttili da esplorare nuove possibilità, quando le incontrano, e da adottare nuovi comportamenti se si rivelano vantaggiosi per la loro sopravvivenza. In questo caso il grasso delle giovani focene è probabilmente il nutrimento più energetico che le foche grigie possano trovare».
Non basta però questo “movente” per spiegare un cambiamento così grande nelle abitudini delle foche grigie. Serve anche un’occasione. E questa potrebbe averla offerta l’uomo. «Nell’ultimo decennio i pescatori olandesi, per il rincaro dei carburanti, sono passati dalla pesca a traino all’uso di reti ancorate ai fondali. Questo sistema, però, intrappola molte focene. È possibile che le foche grigie abbiano iniziato ad assaggiare la carne di focena da animali morti o intrappolati e, dopo, siano passate a cacciarle direttamente». Del resto contro una foca grigia adulta, che può pesare dai 150 ai 300 chilogrammi, una giovane focena che non supera i 50 chili poco può fare. Se non conservare sul proprio corpo qualche indizio che aiuti chi indaga a fare luce sui fatti.