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 2014  dicembre 19 Venerdì calendario

CASA MARQUEZ: «SE DEVO PERDERE, MEGLIO DA VALE»

La battaglia è senza esclusione di colpi (di vento). Da una parte i rossi drappi col 93, dall’altra le tabelle rosse e gialle della Catalogna. Ma qui a Cervera, un paesone più vicino alla Sierra che al mare di Barcellona, la Libera repubblica indipendente di Marc Marquez non teme confronti. Anche perché si sono aggiunte le bandiere blu con il 12 del fratellino Alex. Il paese vive per Marc, come Tavullia fa da vent’anni per Valentino Rossi. Storie diverse, stesso abbraccio affettuoso. Tanto che il piccolo fan club di prima non basta più, e ieri ne è stato inaugurato uno grande e lucente («è il negozio più bello di Cervera», scherza ma non troppo Marc), dove tutti i prodotti «made in Marquez» trovano la loro vetrina più accattivante. Tanto che il sindaco ha dato un pezzo del museo civico per fare quello del suo cittadino più famoso (domani la nomina ufficiale di «Figlio Prediletto»). Anzi, il museo diventa di famiglia, visto che è appena arrivata la Honda Moto3 fresca campione del mondo di Alex.
Allora Marc, cosa prova quando entra al museo?
«È molto bello andare di là e vedere le moto della mia carriera. Penso che quando sarò più vecchio sarà un’emozione ancora più forte. Certe volte mi dimentico di quante ne ho guidate in soli 21 anni».
C’è un oggetto o una situazione che le dà un ricordo particolare?
«La prima moto che ho ricevuto ai Re Magi quando avevo 4 anni. Ma anche la Derbi 125 del mondiale, la Moto2. Sono tante, ma quelle con cui hai vinto hanno qualcosa di speciale. Poi c’è la Ktm 125 del campionato spagnolo, con quella non ho vinto, ma mi ricordo tutte le cadute che ho fatto...».
La festa per il Mondiale a Cervera è stata più calda del 2013?
«Molto bella! Mondiale doppio con mio fratello, festa doppia! E molto lunga: prima la sfilata con un pullman aperto in mezzo a un mare di gente, poi in piazza, quindi la cena privata con squadra e sponsor. Infine una festa: fino a sfinirci...».
L’inverno è stato un po’ rovinato dalle polemiche sulla residenza: va ad Andorra? Non va? Spieghi come stanno le cose.
«Si è creata una polemica prima che le cose fossero spiegate direttamente da me. Vado ad abitare ad Andorra, dove ho comprato una casa, ma per ora non lascio la residenza in Spagna. Quindi semplicemente vado ad abitare anche là».
Quindi il team Rufea va avanti...
«Assolutamente. Qui vicino a casa mia ho tutti i circuiti che voglio per allenarmi. Ma per lavorare dal punto di vista fisico Andorra, con la possibilità che offre di lavorare in quota, mi piace moltissimo».
Come ha programmato di riposarsi?
«Questa è l’ultima settimana di impegni pubblici. Poi riposo. Per me il massimo è stare a casa, con la famiglia, gli amici. Con loro festeggerò qui il Capodanno, come sempre».
Come si difende dallo stress?
«Facendo sport. Soprattutto guidare la moto: è quello che mi fa staccare meglio la spina».
Ogni tanto pensa a quello che ha combinato in questi due anni?
«Non tanto. Logicamente non mi sembra normale avere due titoli MotoGP così giovane. Ma ho lavorato per questo ed è molto bello. Però penso che devi sfruttare il momento, perché non sai mai in futuro cosa può succedere».
C’è un momento particolare che le viene subito in mente?
«L’ultima gara di Valencia, quando mio fratello ha vinto il titolo e io la gara: così abbiamo fatto festa insieme. Poi la prima gara del Qatar, con la lotta con Valentino. Laguna Seca, l’anno scorso, un circuito nuovo e molto bello (e il sorpasso sulla terra proprio a Rossi, ndr ). Ho sempre nella mente le sensazioni della prima volta che ho provato la MotoGP a Valencia, anche se le condizioni erano miste, con la pista umida».
Ha capito qual è la cosa più bella di essere campione?
«No. ma una delle cose più belle e vedere la felicità della gente intorno. Tu sei felice, ma anche i tifosi, il team. Una bella sensazione».
Non la emoziona il fatto di essere così giovane e così dominante?
«Il prossimo anno avrò 22 anni e ho lavorato per essere davanti. Lo vogliono tutti quelli che corrono. Devi usare questo momento. Magari l’anno prossimo o per cinque anni non vinci più e non lo puoi fare».
Si è reso conto che sta rivoluzionando lo stile di guida della MotoGP?
«Dal 2013 al 2014 è cambiato il modo di guidare. Anche Valentino ha fatto un passo in avanti per cambiare. Adesso vedi il bambino di 6-7 anni che mette il gomito per terra e pensi “che farà quando arriverà al Mondiale?”».
Come e quando ha capito che guidando in un certo modo si andava più veloci?
«Usavo questo stile, con la moto di traverso in entrata di curva, in Moto2 ma anche un po’ in 125. Quando ho provato la MotoGP all’inizio facevo fatica, non ci riuscivo. Quest’anno ci sono riuscito meglio».
Chi è il pilota che vede più vicino, chi la può battere?
«Tutti quelli che hanno chiuso secondo, terzo o quarto. Nel 2013, quando Jorge (Lorenzo, ndr ) era al 100 per cento era molto difficile da battere. Anche Dani (Pedrosa, ndr ) quando ha il giorno giusto è un osso duro. Ma Valentino, con la sua esperienza... Si è visto quest’anno: non ha fatto molto rumore, ma si è preso il secondo posto».
Dica la verità, se proprio dovesse perdere, l’avversario che le farebbe meno male sarebbe Rossi...
«Dovrei dire il compagno di squadra, per la Honda... Ma sì, Valentino è sempre diverso. È stato il mio idolo e quando vince sembra che tutto il mondo sia contento. Mah... Vediamo. Speriamo che questo momento non arrivi...».
E poi lui è uno dei suoi sponsor con il rapporto merchandising curato dalla Vr46?
«Infatti lui è contento se vinco io, perché si vendono più magliette... Chi ci guadagna di più? Io prendo una percentuale, come tutti i piloti, ma l’azienda è la sua».
Perché nel 2015 non corre col numero 1 o almeno col casco d’oro?
«Il 93 è una scaramanzia che ha portato sempre bene. Metto un piccolo 1 sul casco o sulla tuta. Ma magari l’ultimo anno della carriera metterò l’1. Il casco d’oro l’ho usato a Valencia perché ero campione del 2014, ma nel 2015 me lo dovrò riconquistare».
Ripenserà alla possibilità di fare due gare nello stesso GP?
«Quando quest’anno ci ho pensato ho capito che è molto difficile. Perché se corri anche in Moto2 non ti puoi permettere di arrivare ventesimo. Devi provare a vincere e in una gara secca stare allo stesso livello dei primi di quella categoria non è facile».
Il buon proposito da mettere sotto l’albero?
«Fare un anno come questo, ma è un proposito difficile. Così dico provarci, lottare per vincere il titolo».
Vuole fare un augurio particolare a qualcuno, magari ai suoi tifosi?
«Posso solo ringraziare tutti quelli che mi hanno spinto in questo anno, in Spagna, ma anche in Italia, dove sono tanti. Proviamo a farli divertire anche il prossimo».