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 2014  novembre 06 Giovedì calendario

IL QUARTO REICH NON ESISTE PIÙ

da Berlino
Il Quarto Reich. Come la Germania ha sottomesso l’Europa è il libro scritto a quattro mani da Vittorio Feltri e da Gennaro Sangiuliano. Con il titolo è detto tutto. Non l’ho ancora letto, e quindi non posso parlarne. Ma mi interessa l’intervista rilasciata da Sangiuliano ad Alessandro Brogani per Il Mitte (Il Centro), giornale online in italiano che nasce a Berlino. L’intervistatore ha la tessera di giornalista tedesco, non è un particolare secondario. Qui non siamo una casta, tantomeno esiste un ordine. Chi scrive con continuità diventa un collega. Brogani, allevato in Prussia, ha preso la cattiva abitudine, qui normale, di fare domande cortesi ma anche scomode.
Il Quarto Reich, gli spiega Sangiuliano, è un’espressione usata ormai comunemente sul New York Times e sul Washington Post. È entrata nel lessico giornalistico mondiale. Sarà, ma cita due giornali che da sempre capiscono poco d’Europa, o manipolano le informazioni. Basta leggere le cronache sulla crisi dell’Ucraina. Quel che mi ha intrigato nell’articolo è la distinzione che Sangiuliano fa tra il governo di Berlino e la «Germania profonda»: «Quando parlo di volontà di rivalsa del popolo tedesco, mi riferisco principalmente a quest’ultima realtà, quella appunto per così dire di provincia. Il libro analizza questo sentimento, concretizzatosi in una supremazia di tipo economico-politica all’interno dell’Unione europea».
Ignoro se Sangiuliano conosca il tedesco, se legge i giornali tedeschi, soprattutto i commenti dei lettori, non so se venga spesso in Germania, non a Berlino, ma anche in provincia. Io ci vivo dal 1969, con qualche interruzione. Per lavoro o in vacanza sono stato, e ho soggiornato, quasi ovunque, in Germania, eppure non oserei mai dire di conoscere la «Germania profonda». Quale poi? Il paese, come l’Italia, presenta differenze enormi per ragioni storiche tra una regione e l’altra, anche vicine. Il paragone che si fa con l’America profonda è fuorviante. Sangiuliano è il vicedirettore del Tg1 e, quando lo seguo in Italia, non mi sembra che si occupi spesso e in modo esauriente di estero, se non di riflesso, in rapporto con la nostra politica romana.
Ho l’impressione (non mi riferisco a Sangiuliano, né ai corrispondenti della tv da Berlino, a cui viene concesso sempre un tempo troppo stringato) che si giudichi spesso con un’ottica italiana viziata inevitabilmente da pregiudizi. Ricordo quando fuggì Kappler o, meglio, venne lasciato fuggire (la sua liberazione era uno dei punti previsti quando la Germania ci concesse un prestito garantito dal nostro oro nel 1974). L’inviato della tv nel paese dove si era rifugiato il criminale di guerra, a sud di Amburgo, notò una foto nella vetrina di una libreria: «Un omaggio a Rudolf Hess», si scandalizzò in diretta. Non era Hess, ancora detenuto a Spandau, ma lo scrittore Hermann Hesse. Una «e» fondamentale, ma non ci furono scuse o rettifiche.
Metto le mani avanti, le mie impressioni sulla Germania profonda sono strettamente personali, ma io quando sono in viaggio non entro in contatto solo con colleghi e, diciamo, con gli intellettuali. Parlo con tutti. A mio personalissimo giudizio, i tedeschi di provincia non hanno spirito di rivalsa. Tendono piuttosto all’isolazionismo. Stavamo bene per conto nostro, dicono in sostanza, con l’amato Deutsche Mark, il marco tedesco, perché occuparci d’Europa? Non vogliono dominare nessuno. Al massimo si comprano una casa in «Toskana», e ora sono disperati per le nostre incomprensibili tasse. E qualcuno, anzi, si lamenta per la scarsa solidarietà europea della Grosse Koalition.
È l’atteggiamento, Sangiuliano si sorprenderà, che noto anche a Berlino, metropoli formata da tanti paesoni. I miei interlocutori, professionisti o operai, sono generalmente abbastanza informati su di noi perché leggono la stampa locale, di solito ben fatta, che si occupa anche dell’estero. Sanno distinguere tra i nostri politici e gli italiani in genere. Brogani, che deve essere uno che va in giro pure lui, conclude l’intervista registrando i commenti di due passanti che notano il libro sul Quarto Reich in una libreria romana: «C’hanno proprio ragione! Sti tedeschi se stanno a pià n’antra vorta er monno intero. So ’na brutta razza, quelli». Un titolo allettante, il libro lo comprerò a Natale, pronto a fare ammenda.
Roberto Giardina, ItaliaOggi 6/11/2014