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 2014  ottobre 30 Giovedì calendario

FERRARI E BOND, RIVOLUZIONE FCA

Al solito Sergio Marchionne ha fatto tutto in una volta, annunciando in pochi minuti un doppia manovra che rivoluzionerà il futuro di Fiat Chrysler. Il manager, dopo la conclusione del consiglio di amministrazione che ieri si è riunito a Londra e ha esaminato i conti del terzo trimestre (si veda articolo a pagina 3), ha reso noto che Fca, come ampiamente atteso nel mercato, emetterà un prestito convertendo in titoli della società da 2,5 miliardi di dollari (1,9 miliardi di euro al cambio attuale). Ma soprattutto, con una mossa non soltanto inattesa ma anche sempre smentita da Marchionne, Fca ha annunciato l’intenzione di separare Ferrari da Fiat Chrysler e di quotare il Cavallino nel giugno 2015 a Wall Street e su una borsa europea. La doppia manovra ha l’obiettivo dichiarato di raccogliere fondi per finanziare il piano industriale 2014-2018, che è stato annunciato in primavera e che prevede 55 miliardi di investimenti.
La borsa ha immediatamente dato ragione a Marchionne visto che ieri il titolo Fca, dopo un avvio di contrattazioni in discesa a causa dei dati sull’indebitamento netto industriale, cresciuto a 11,3 miliardi nel terzo trimestre, ha messo il turbo non appena è uscita la notizia del riassetto societario. Il titolo ha così chiuso a Milano a 8,6 euro, in rialzo del 12,8%, mentre a New York le negoziazioni si cono chiuse a 10,85 dollari con un balzo dell’11,6%. Sugli scudi anche il titolo Exor, che in seguito all’operazione sarà il maggior azionista di Ferrari. L’azione della holding ha chiuso la seduta in rialzo del 7% a 21,4 euro.
Bisogna però entrare nei dettagli per comprendere la portata (storica) dell’operazione. La parte più clamorosa riguarda la separazione di Ferrari da Fca, che attualmente detiene il 90% del Cavallino, mentre il restante 10% è di Piero Ferrari, figlio del fondatore della scuderia di Maranello. Questo riassetto sarà attuato attraverso due operazioni. La prima riguarda l’offerta pubblica sul mercato di un 10% di Ferrari in mano al Lingotto, la seconda la distribuzione del restante 80% della quota Ferrari di proprietà del Lingotto ai soci Fca. Quindi Exor, che ora è il maggior azionista di Fca con il 30,04%, diventerà il primo socio del Cavallino (si veda tabella in pagina). In particolare, in virtù del fatto che sarà distribuito solo l’80% ai soci, la holding di casa Agnelli si ritroverà azionista di Ferrari con il 24% circa. L’operazione dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2015, tanto che ieri Marchionne ha spiegato di attendersi che l’ipo del Cavallino a Wall Street e su un’altra borsa europea avverrà con ogni probabilità «nel mese di giugno 2015» con tutta probabilità.
In questo senso va segnalato l’immediato invito del numero uno di Consob, Giuseppe Vegas, a quotare il Cavallino anche a Piazza Affari. «La Fiat è quotata anche in Italia e quindi perché non anche Ferrari, che poi è un’industria per cui l’Italia è famosa?», ha commentato Vegas ieri dopo l’annuncio delle decisioni prese dal cda di Fca.
Dal canto suo Marchionne ha assicurato che resterà presidente della Ferrari anche dopo la separazione da Fca. Una decisione che chiarisce ulteriormente l’uscita di Luca Montezemolo da Maranello. Infatti con la Ferrari che sarà controllata da Exor, solo il doppio incarico di Marchionne (amministratore delegato di Fca e presidente di Ferrari) consentirà un’unicità di direzione strategica al vertice delle due case automobilistiche una volta che sarà reciso ufficialmente il legame tra Lingotto e il Cavallino.
La separazione della Ferrari comunque è soltanto un capitolo della rivoluzione annunciata ieri da Marchionne. Nello stesso tempo Fca ha annunciato un’altra manovra che rinforzerà patrimonialmente il Lingotto. Il cda ha infatti varato un bond convertendo del valore massimo di 2,5 miliardi di dollari, alla cui scadenza scatterà la conversione dei titoli in azioni ordinarie Fca. La transazione è rivolta a investitori istituzionali e Exor ha già annunciato che aderirà all’operazione pro-quota investendo circa 600 milioni. Quindi l’operazione non comporterà alcuna diluizione per la holding di famiglia nel capitale di Fca. In aggiunta a ciò e sempre nel tentativo di reperire risorse, il cda ha deciso il collocamento sul mercato di 100 milioni di titoli ordinari, tra i quali 35 milioni di azioni proprie e 54 milioni di pezzi rivenienti dall’operazione legata all’opzione di recesso dalla fusione tra Fiat e Chrysler. Queste operazioni dovrebbero essere completate terminate entro fine anno, anche se la tempistica, come ha spiegato la nota del Lingotto, resta subordinata alle condizioni di mercato e ai requisiti previsti dalla normativa applicabile per la registrazione. Nell’ambito di questa emissione il gruppo automobilistico italo-americano ha anche fatto sapere di attendersi che gli investitori che parteciperanno all’offerta, subordinatamente al completamento della separazione di Ferrari, avranno titolo a partecipare all’operazione di separazione e quindi ricevere azioni di Maranello secondo le usuali regole di adeguamento dei termini di conversione. Insomma, un’ulteriore conferma che il convertendo e la separazione del Cavallino da Fca sono operazioni correlate e mirate all’interno di una strategia per rafforzare patrimonialmente la società. «Oggi è un grande giorno per tanti motivi», ha commentato Marchionne sottolineando nella conference call con i broker che le decisioni varate ieri sono «tutte operazioni che dimostrano il nostro impegno dando nello stesso tempo a Ferrari il giusto valore come produttore di auto di lusso».
L’interrogativo ora verte sulle modalità con cui la nuova struttura di Fca inciderà nel processo di consolidamento che si sta verificando nel settore automobilistico mondiale e nell’ambito del quale sia Marchionne sia il presidente di Fca e di Exor John Elkann hanno dichiarato di voler giocare un ruolo importante. In teoria, senza Ferrari Fca potrebbe pensare a un’aggregazione senza che venga messa in pericolo la presa di Exor sul Cavallino. D’altro canto è tuttavia evidente che senza Ferrari Fca ha un valore inferiore da mettere sull’eventuale tavolo delle negoziazioni con un altro big internazionale delle quattroruote.
Luciano Mondellini, MilanoFinanza 30/10/2014