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 2014  ottobre 30 Giovedì calendario

GUARINO, FITOUSSI E SAVONA: DOPO IL FISCAL COMPACT È URGENTE ROTTAMARE ANCHE LA STOLTA EURO BUROCRAZIA

Perché non sottoporre a stress test anche l’Unione europea? L’obiettivo è evidente: a differenza delle banche, non si tratta di misurare una solidità patrimoniale, bensì la coerenza politica della stessa Commissione Ue con i Trattati europei. Troppo spesso questi ultimi sono stati «calpesti e derisi» da euroburocrati prepotenti, mai eletti da nessuno, ma diventati incredibilmente più forti dei governi nazionali, questi sì eletti dal popolo in modo democratico. In fondo, è proprio questa la tesi che accomuna le interviste recenti di tre studiosi di questioni europee, che pur partendo da temi diversi, giungono tutti alla stessa conclusione: basta con le violazioni dei Trattati da parte dell’euroburocrazia; sì al ritorno degli ideali di pace, solidarietà e prosperità, che ispirarono i fondatori dell’Europa unita.
Il primo a dire «basta» è Giuseppe Guarino, 91 anni, giurista autorevole e lucidissimo, a dispetto dell’età. Un paio d’anni fa, con un saggio ormai celebre, fu lui a mettere in dubbio su Milano Finanza che il Fiscal Compact avesse il valore di fonte normativa. E ieri, in un’intervista al Corriere della sera, ha ribadito la stessa tesi, spiegando che il primo gennaio 1999 gli euroburocrati di Bruxelles imposero con un regolamento (numero 1466/97) l’obiettivo del pareggio di bilancio al posto della «crescita sostenibile», indicata nel trattato di Maastricht. In pratica, con un semplice regolamento, gli euroburocrati hanno modificato un trattato, cosa inammissibile sul piano giuridico. Da quell’abuso si è poi arrivati, sempre per vie burocratiche, all’obbligo dell’indebitamento pari allo 0% per i Paesi in disavanzo, invece del 3% indicato dal trattato di Maastricht. Un’imposizione che per Guarino «ha costituito un atto illegale», che ha prodotto miseria..
Per questo, ha aggiunto, bene ha fatto il premier Matteo Renzi a ribellarsi a vincoli imposti con un regolamento illegale, varando la Legge di stabilità 2015 che fonda la propria legittimità sul 3% di Maastricht. In questo modo, a parere del giurista, il premier italiano «ha rottamato» non solo un regolamento europeo sbagliato e illegittimo, ma anche il Fiscal compact, che ne era la diretta conseguenza. «La rottamazione del principio della parità del bilancio provocata da Renzi» sostiene Guarino «offre un’occasione unica per uscire dalla gabbia europea», e rilanciare i principi originari dell’Europa unita.
Meno ottimista l’analisi dell’economista francese Jean-Paul Fitoussi, che insegna alla Luiss di Roma, da sempre critico verso la politica di austerità. A suo avviso, il governo italiano e quello francese, che all’inizio sembravano alleati nel contrastare i vincoli imposti dal Fiscal compact, hanno ceduto alle pressioni del vicepresidente della Commissione Ue, Jirky Katainen, e corretto le rispettive manovre di bilancio, riducendone la portata espansiva. «Una grossa occasione persa», ha detto alla Repubblica Fitoussi, che – al pari di Guarino punta il dito contro l’euroburocrazia: «Due governi democratici che eseguono gli ordini, anche piuttosto discutibili, di un funzionario europeo. Sia Padoan che Sapin si sono adattati alle indicazioni, forse sarebbe meglio chiamarle diktat, della Commissione sulla crescita potenziale, frutto di una elaborazione puramente teorica che Bruxelles ha fatto cadere dall’alto, adducendo un potere d’imperio che non ha». Più avanti: «Non è tempo di compromessi. È tempo di fare l’opposto del rigore, cioè di impostare politiche espansive, altrimenti l’economia non si riprenderà mai».
Pollice verso nei confronti dell’Europa a trazione burocratica anche da parte dell’economista Paolo Savona, che in un’intervista al sito l’antidiplomatico.it ribadisce le critiche espresse più volte nei suoi scritti su ItaliaOggi. In particolare, sottolinea l’assurdità di cedere la sovranità nazionale non solo in materia monetaria, ma anche fiscale e normativa, qualora un Paese chieda alla Troika (Bce, Fmi, Ue) di essere aiutato a superare una crisi del debito pubblico. «È una forma di colonizzazione economica che contrasta con lo spirito democratico dei trattati», sostiene Savona. «Ho paragonato questa situazione a un assetto istituzionale in cui le leggi approvate dai parlamenti devono essere sottoposti a organi religiosi, che giudicano la loro coerenza con i testi sacri , come in Iran. Perciò ho chiamato il Fiscal compact, ma anche altri testi europei, il Corano d’Europa. Coloro che accettano di disfarsi della sovranità nazionale senza prima avere raggiunto l’unificazione politica, verranno giudicati severamente dalla storia».
La soluzione? Per Fitoussi c’è un solo modo per tagliare fuori l’euroburocrazia: «Pensare a una Commissione Ue eletta dal popolo, come vogliono le più elementari regole di democrazia. Non possiamo farci governare da tecnici, per di più scarsamente intelligenti». Come punto d’arrivo di eventuali stress test politici all’Unione europea, l’unificazione politica dell’Europa indicata da Savona e l’elezione popolare della Commissione Ue auspicata da Fitoussi, non sarebbero affatto male. Anzi, due nuovi traguardi culturali e politici per cui battersi.
Tino Oldani, ItaliaOggi 30/10/2014