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 2014  ottobre 30 Giovedì calendario

LA DISFATTA DELL’ITALIA NEL TURISMO: ORA CI HA SUPERATI ANCHE LA GERMANIA. A POCHI MESI DALLA VETRINA DI EXPO 2015 CONTINUA IL CALO: QUINTI TRA LE METE MONDIALI. DILAPIDATI MILIONI DI EURO PER PRUOMOVERE IL BELPAESE (VEDI L’ENIT O IL SITO WWW.ITALIA.IT)


L’ultimo ceffone lo abbiamo preso qualche giorno fa. E tanto per cambiare dalla Germania che grazie al 25°anniversario della caduta del Muro ha fatto registrare un nuovo record di presenze e si prepara a scalare le classifiche europee. Cosa impensabile solo qualche anno fa. Berlino, Friburgo, Colonia, Monaco mete da preferire a Dolomiti, Vaticano, città d’arte e isole comprese?
A leggere i dati diffusi dall’Ufficio federale di statistica tedesco c’è da restare basìti: da gennaio a giugno 32,8 milioni di turisti stranieri hanno pernottato in Germania con una crescita del 6% rispetto allo stesso periodo del 2013. L’incoming nel Paese della Merkel cresce soprattutto grazie agli arrivi di cinesi, arabi, indiani e sudcoreani. “Merce” rara da noi.
IL BOOM (DEGLI ALTRI)
Merito delle forze in campo? Se così fosse ce ne faremmo una ragione. Il German national tourist board ha più uffici di noi ma ha in organico 163 dipendenti, mentre la nostra Agenzia nazionale (Enit) 175. E insieme ai tedeschi, brindano anche gli spagnoli che a fine anno festeggeranno il nuovo record di 62 milioni, conseguenza del boom inarrestabile della Catalogna.
E noi? Abbiamo mare, monti, città, colline, turismo religioso ma da tempo cresciamo meno degli altri. Il turismo potrebbe essere la nostra prima industria, anche perché gli introiti influiscono direttamente sulle percentuali di Pil. Nel mercato globale la torta è enorme. Nel 2013 il comparto ha fatto registrato un nuovo boom: 1.087 miliardi di viaggiatori. Sono dati dell’Organizzazione mondiale del turismo. L’incremento rispetto all’anno precedente è stato del 4,8%. A dimostrazione che stiamo dilapidando un patrimonio. Che abbiamo il pane ma non i denti. E c’è un altro dato che brucia: la meta preferita dei viaggiatori di tutto il mondo rimane l’Europa, capace nonostante la congiuntura mondiale di attrarre nel 2013 ben 585 milioni di visitatori. A noi di questa grande torta è toccata una fettina.
L’industria turistica italiana arranca, stenta a tenere le posizioni. Vale il 10,6% di Pil, impiega poco meno di 3 milioni di persone ma perde quote di mercato. Leggi e leggine, burocrazie, poteri e competenze sparsi sono i difetti di sempre. Per dirne una. mentre in Germania abbiamo visto come continuino ad aumentare gli arrivi di asiatici e arabi la nostra campagna di comunicazione si è concentrata soprattutto su 8 mercati europei: Germania, Austria, Francia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Polonia e Scandinavia - che rappresentano l’89% dei nostri visitatori e il 73% dei pernottamenti - e sulla Russia (7.820 pernottamenti). In compenso, per promuovere il Bel Paese continua mobilitarsi una platea vastissima di soggetti. Spendiamo in promozione quanto se non più degli altri grazie a sprechi e doppioni, milioni di euro buttati dalla finestra, spesso con relative indagini della Procura. Milioni difficili da calcolare dato il numero esponenziale dei soggetti in campo.
Nel decennio 2002- 2012 - secondo il rapporto 2014 di Italiadecide, associazione legata all’Anci che si occupa della qualità delle politiche pubbliche - l’Italia è scesa dal 5,5% al 3,7% . Ciò nonostante la bilancia dei pagamenti aggiornata al luglio del 2014 abbia presentato un saldo positivo di 2.395 milioni di euro, con un lieve aumento rispetto ai 2.267 milioni dell’anno precedente. Per la Banca d’Italia le spese dei viaggiatori stranieri in Italia (33.064 milioni) sono cresciute del 3,1%. Gli italiani all’estero, malgrado la crisi, non hanno badato a spese: 11.877 milioni, (+7,5%). Insomma siamo più bravi a spendere che a incassare .
FLOP CHIAMA FLOP
Il turismo digitale prende sempre più piede. Si viaggia consultanto l’Ipad, il pc, lo smartphone. Ma da noi il portale di riferimento www.Italia. it, costato milioni e milioni di euro, è in fase di restiling. Si riparte da zero o quasi. dopo le dimissioni del direttore Arturo Di Corinto e le polemiche che meriterebbero un capitolo a parte, è tutto da rifare.
Ad occuparsi della nostra immagine sono stati, in ordine di sovrapposizione, Enit, Ice, Camere di commercio, addetti delle ambasciate, Istituti italiani di cultura (IIC), trasformati anche loro in agenzie indipendenti, sospesi tra presidenza del consiglio, Esteri, Attività produttive e Pubblica istruzione. Un balletto in fotocopia di doppioni e triploni chiamati - secondo la parola magica che apriva i cordoni della borsa - “a fare sistema”. Risultato di questo turismo arruffone nella classica mondiale eravamo i primi tra le mete turistiche più gettonate, ora siamo quinti per gli arrivi internazionali dietro Francia, Spagna, Stati Uniti e Cina.
Nell’eterno braccio di ferro tra Regioni, ministero degli Esteri e Attività produttive per la conquista delle deleghe sul turismo l’ha spuntata il quarto incomodo: i Beni culturali. Ma ora Expo 2015 è sempre più vicina. Ogni notte in più trascorsa in Italia dai 20 milioni di visitatori attesi per l’Expo vale 5 miliardi di euro di Pil. É un’occasione unica e irripetibile. Riusciremo ancora una volta a farci del male?