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 2014  ottobre 30 Giovedì calendario

L’ITALIA HA GIA’ EMESSO IL 90% DEL TOTALE BTP DI QUEST’ANNO

Sebbene i tassi d’interesse inizino a salire, pur restando sui minimi storici, l’Italia può tirare un sospiro di sollievo: con le aste di titoli di Stato di questi giorni, il Paese ha già realizzato il 90-91% delle emissioni a lungo termine previste per l’intero 2014. Su un fabbisogno complessivo di 282-285 miliardi, secondo i calcoli di Chiara Cremonesi di UniCredit, il Tesoro ha già raccolto 257 miliardi. E con le aste di oggi, che vedono in emissione BTp e CcTeu per un importo compreso tra i 5,5 e i 7,25 miliardi, la percentuale salirà ulteriormente: rispetto al 2013, quando in queste stesse settimane il Tesoro aveva già emesso "solo" l’85% del necessario per l’anno, l’Italia ha un indubbio vantaggio.
Ecco perché il leggero rialzo dei rendimenti non deve preoccupare: perché ormai il ministero dell’Economia ha già ampiamente sfruttato i tassi bassi che hanno caratterizzato quasi tutto il 2014. Sono i numeri a dirlo: i titoli di Stato emessi fino ad oggi nel 2014 hanno infatti un rendimento medio dell’1,39%, contro il 2,14% medio tra gennaio e fine ottobre del 2013. È vero che nel frattempo è calata anche l’inflazione, rendendo i tassi reali – per lo Stato debitore – ugualmente pesanti. Ma è anche vero che il costo medio del debito sta scendendo. E che il 2014, ormai quasi interamente "rifinanziato", non desta più preoccupazioni.
L’incognita, a questo punto, riguarda il 2015. Non solo perché il mercato sta già mostrando qualche segnale di nervosismo e di volatilità. Ma anche perché il prossimo anno si aprirà con un importante appuntamento. Tra il 29 gennaio e il 26 febbraio scadranno infatti i "vecchi" Ltro: cioè i finanziamenti a tassi agevolati che la Bce ha erogato alle banche tra fine del 2011 e inizio 2012. Con quei soldi le banche avevano comprato titoli di Stato di breve durata (tendenzialmente entro i 3 anni), con il meccanismo del carry trade: prendevano soldi in prestito alla Bce a tassi bassi (allora erano all’1%) e compravano titoli di Stato che a quei tempi rendevano in Italia anche il 5-6%.
Questo giochetto, negli ultimi anni, ha fatto la fortuna delle banche (perché ha prodotto utili da trading a volontà) e degli Stati periferici (che sono riusciti a rifinanziare i debiti a tassi sempre più bassi). Ma ormai i rendimenti dei BTp sono molto più bassi. Per il 2015 si pone dunque una domanda: le banche continueranno a comprare titoli di Stato, dove ormai c’è molta meno "trippa", quando i BTp acquistati in quegli anni con i soldi della Bce giungeranno a scadenza? Insomma: useranno i rimborsi dei BTp in scadenza per comprarne di nuovi (a tassi ben più bassi) per importi altrettanto consistenti? La domanda non è di lana caprina, dato che negli ultimi anni sono state proprio le banche a finanziare una fetta importante del debito pubblico italiano. Qualche analista mostra una certa preoccupazione, ma in generale la maggior parte degli esperti non vede particolari problemi. Vedremo chi ha ragione. Per ora lo Stato si gode la fine tranquilla del 2014.