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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

L’ITALIA HA BISOGNO DI TEMPO. LA RISPOSTA ALLA LETTERA DI BRUXELLES NON ARRIVERÀ PRIMA DI LUNEDÌ. E CHISSENEFREGA SE KATAINEN L’HA EDUCATAMENTE RICHIESTA IN 24 ORE

Come impone il nuovo corso renziano, la risposta del governo alla lettera della Commissione europea non sarà zelante, quantomeno nei tempi. Jirky Katainen l’ha educatamente chiesta in 24 ore, se tutto andrà come previsto l’Italia dirà la sua lunedì mattina.
«L’Italia ha bisogno di tempo»
La scriverà il ministro Padoan d’intesa con Renzi, e spiegherà nel dettaglio le ragioni per le quali l’Italia ha deciso di «deviare» dalle regole europee. La prima: le eccezionali e finora invincibili circostanze negative, i tre anni di recessione e i rischi di deflazione. Due: l’Italia ha intrapreso un «ambizioso» sforzo di riforme, ma ha bisogno di tempo per attuarle. La lettera elencherà uno per uno i progetti e il loro stadio di progressione. La risposta ammetterà il cattivo andamento dei conti, ma che proprio per questo occorre un nuovo equilibrio: senza crescita non c’è Pil, senza Pil i conti possono andare solo peggio, con buona pace delle manovre di correzione.
«Insieme risanamento e crescita»
La legge di Stabilità per il 2015 - dirà la lettera - mette in pratica il principio della growth friendly fiscal consolidation». C’è la necessità di fare le riforme ma allo stesso tempo di avere misure anticicliche. L’esempio classico è la riforma del mercato del lavoro: sì a maggiore flessibilità in uscita ma solo se accompagnata dall’aumento delle «politiche attive» a favore di chi il lavoro non ce l’ha.
«Se necessario faremo di più»
L’obiezione di fondo della lettera spedita da Katainen è questa: in nome di cosa l’Italia ha deciso di rinviare di ben due anni il raggiungimento dell’«obiettivo di medio termine»? Perché ha deciso di aumentare la spesa proprio mentre il debito continua pericolosamente a salire? La possibilità o meno di evitare ulteriori richiami dall’Europa dipenderà in larga parte da quanto sarà convincente la risposta a questi due quesiti. La tabella di sintesi allegata al testo della legge di Stabilità depositata ieri in Parlamento conferma che su quasi 31 miliardi complessivi di manovra un terzo verrà finanziato in deficit. Una scelta che rende difficile il miglioramento di quell’ «aggiustamento strutturale» che il governo ha per il momento previsto pari allo 0,1 per cento a fronte di una richiesta dello 0,5. La lettera spiegherà però che in caso di bisogno l’Italia è disposta a fare uno sforzo aggiuntivo. A quanto ammonterà il governo potrebbe omettere di scriverlo, se non altro per ragioni tattiche. Ma si tratta di un segreto di Pulcinella, poiché già la scorsa settimana Renzi aveva detto che «da parte per ogni evenienza» ci sono 3,4 miliardi di euro.
Il paracadute delle clausole Iva
La vera risposta alle preoccupazioni dell’Europa sulla tenuta dei conti italiani è in realtà un altra, e sta già scritta nelle tabelle della legge di Stabilità: una enorme clausola di salvaguardia che - nel caso in cui fallissero clamorosamente gli obiettivi di bilancio - farà scattare l’aumento di due punti dell’Iva a partire dal 2016: la clausola vale 12,8 miliardi di maggiori entrate nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017, 21,2 miliardi nel 2018. Si tratta di un rito stanco, ma per le burocrazie europee è l’unico modo per salvare l’apparenza di regole che nessuno rispetta più e che nessuno ha voglia di cambiare.
Alessandro Barbera, La Stampa 24/10/2014