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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

NOTTE A TORRACA, IL PAESE DEI LED DOVE NON SI VEDE SE IL LED NON FUNZIONA


TORRACA (Salerno). Nel Basso Cilento c’è un paese di 1268 anime che in questi giorni ha condiviso, nel suo piccolo, gli onori tributati a Isamu Akasaki, Hiroshi Amano e Shuji Nakamura, gli scienziati giapponesi premiati con il Nobel della fisica per le loro ricerche sulle lampadine led a basso consumo. Si chiama Torraca, è un antico e grazioso borgo di collina sul golfo di Policastro ed è, sempre nel suo piccolo, la prima led city al mondo, debitamente citata nelle cronache italiane sul Nobel, perché, già nel lontano 2007, l’allora sindaco di centrodestra Daniele Filizola fece sostituire le tradizionali lampadine dei 700 punti luce comunali con la tecnologia a led che prometteva un risparmio sulla bolletta del 65 per cento.
Camminando di sera con il nuovo sindaco di centrosinistra Francesco Bianco detto Domenico, questo primato di Torraca mostra le sue luci e le sue ombre. In un vicolo affiora da un portone una sagoma imponente e confusa, quella del vigile in pensione Emilio Abbadessa che declama le sue auliche rimostranze: «Sindaco, mi sono dovuto comprare una torcia per illuminare la toppa della serratura, se avesse la compiacenza di cambiare queste luci le saremmo infinitamente grati». Il sindaco lo invita a pazientare: sono già stati potenziati i lampioni del corso, con effetti un po’ abbacinanti, a breve si interverrà anche sui vicoli.
In questa storia dei led e della trasformazione di Torraca in capitale del risparmio energetico non ci si vede chiaro perché la distanza dei lampioni è rimasta quella prevista per le lampadine a vapori di sodio (nel corso, venti metri), mentre il cono di luce prodotto dei led è molto più stretto, quindi tra un fanale e l’altro si sprofonda nella penombra. Certo, è stato ridotto l’inquinamento luminoso, ma, a dirla tutta, visto da lontano Torraca sembra più un cimitero con i suoi lumini che un faro dello sviluppo sostenibile.
Il sindaco Bianco sospira, si astiene dalle polemiche o dalle illazioni, anche perché a maggio ha vinto con solo 14 voti di scarto e cerca di evitare le contrapposizioni frontali. E, pur avendo sollevato alcune obiezioni sulla fulminea transizione dal vecchio al nuovo imposta dalla precedente amministrazione, non vuole passare per sabotatore del progresso e del fatidico risparmio energetico. Quindi afferma, conciliante: «Convertirsi ai led è stata sicuramente una buona intuizione che ha dato anche visibilità al nostro Comune».
Ma tra visibilità e possibilità di vedere ce ne corre: è vero che all’epoca sono arrivati giornalisti, televisioni, esperti del settore e curiosi, ma di notte i torrachesi non riescono a trovare la serratura della porta o a riconoscere un amico o un parente a dieci metri di distanza. Il problema, spiega l’assessore ai Lavori pubblici Felice Bruno, è stata la mancanza di pianificazione, come dimostra il caso, un po’ grottesco in effetti, della distanza tra i lampioni rimasta immutata. «Ci voleva meno fretta e più sperimentazione. E magari un po’ di pazienza, perché in sette anni la tecnologia a led si è evoluta moltissimo, tanti inconvenienti dei primi dispositivi sono stati risolti e i prezzi sono calati vistosamente. È solo questo che vogliamo far sapere agli amministratori delle altre città». Ottimo monito per Ignazio Marino che promette (o minaccia) di trasformare Roma in una led city. Dall’oggi al domani o giù di lì.
Anche sui risparmi c’è qualcosa da ridire: è vero che le bollette si sono ridotte a un terzo, ma la manutenzione che non doveva prevedere costi, chi dice per dieci e chi dice per vent’anni, ha cominciato presto a batter cassa: schede fulminate del tutto e altre che propongono un desolante mosaico di led accesi e di led spenti. Quindi, parte di quello che si è risparmiato con l’Enel è andato via per l’acquisto dei ricambi.
D’altra parte gli innovatori non sono mai profeti in patria e di questo un po’ soffre, il rutilante ex sindaco Filizola, che ha coperto due mandati, più un terzo in qualità di vicesindaco (concluso con una crisi in giunta e il commissariamento): «Anche nel centro destra non sono stato valorizzato. Quello dell’ambiente è un tema più vicino al centrosinistra, ma io ho una mia coerenza politica». Infatti adesso si è ritirato dall’agone e si dedica solo alla sua attività di imprenditore. Nel ramo delle fonti rinnovabili, e dove, sennò?
Va detto che, nella lodevole ambizione di risparmiare energia e di regalare un po’ di fama al suo paese, Filizola non si è limitato ai led. Ha progettato una centrale eolica che dopo molte battaglie e un ricorso al Consiglio di Stato non è stata realizzata. Ha realizzato però la prima piscina del tutto autosufficiente dal punto di vista energetico, che è davvero bella, ma tanto autosufficiente non si è dimostrata, visto che ha bisogno della caldaia, comunque a biomassa, e pure in termini di iscrizioni è a corto di ossigeno poiché nel circondario l’utenza non è tanto numerosa. Ha anche installato, oltre a un kartodromo, quattro impianti fotovoltaici in conto energia che fruttano ogni anno al Comune 120 mila euro, cui però vanno detratti i 52 mila euro, sempre annui, del mutuo acceso per gli impianti, e ha dotato Torraca, in collaborazione con la Seconda Università di Napoli, di un master e di un corso di laurea, ormai estinti, sulle inevitabili energie rinnovabili. L’ultimo lascito ai compaesani, oltre a debiti fuori bilancio per oltre 400 mila euro, è il bike-sharing: un progetto da 36 mila euro per trenta biciclette di cui dieci elettriche: faranno comodo in un paese lungo neanche due chilometri circondato da salite e discese, abitato prevalentemente da anziani e perfino da due centenari?