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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

QUANDO ATTEGGIARSI A RIBELLI È SOLO UN COMODO ALIBI PER NON PAGARE LE TASSE


Gentile serra sono reduce da un breve soggiorno in Sardegna dove ho affittato un appartamento al costo di 425 euro la settimana. Bello, nulla da dire. Ho osato chiedere alla gentile proprietaria se potevo farle un assegno, se aveva necessità di registrare i nostri nomi di ospiti, se potevo avere una ricevuta. Mi sono sentito rispondere «nessuna registrazione, accetto solo contanti e niente ricevuta; nessuno qui dà la ricevuta». Ho fatto due conti e così, a braccio, siccome i prezzi in piena estate sono anche più alti, sono arrivato a capire che la signora si mette in tasca in tre mesi e mezzo tra i 15 e i 20 mila euro al nero. Moltiplichi questa pratica e queste cifre per tutte le case che vengono affittate e poi mi dica in cosa consiste il Pil della Sardegna, se in tutta la regione si fa così.
Ma il bello viene dopo: da una serie di sms di saluto finali vengo a sapere che la signora non è potuta venire a dirci arrivederci di persona in quanto impegnata in una riunione politica. «Sono consigliere comunale, fin quando esisteva il Pdl sono stata dirigente provinciale del partito. Seguo da anni Mauro Pili, abbiamo costituito un movimento indipendentista che si chiama Unidos e seguiamo tutti i problemi della Sardegna, ormai solo sfruttata dal governo nazionale». Le confesso che mi ha sfiorato l’idea di mandarle una visitina della GdF e non è detto che non lo faccia.
Gabriele Lunati

Caro Lunati, l’evasione fiscale, non solo in Sardegna, è una delle cause della nostra rovina pubblica e, al tempo stesso, della sopravvivenza privata di molte persone. Sono milioni gli italiani disposti a spiegare che «se non evado, non ce la faccio», chiamando in causa le aliquote (effettivamente molto esose) di tasse e tributi. Impossibile dire quanti di loro siano effettivamente alle corde, e dunque invogliati a evadere da effettiva necessità, e quanti siano soltanto vocati ai loro porci comodi, e indifferenti alle sorti collettive.
Sta di fatto che se sull’Italia vale l’acre e spiritosa definizione «un Paese povero abitato da ricchi», questo dipende al cento per cento dalla mostruosa dimensione dell’economia in nero, secondo le statistiche, per quanto approssimative, pari a più del doppio che negli altri Paesi d’Europa. E dunque lei ha buon gioco a dire che il Pil «vero» è enormemente più elevato di quello ufficiale. Non si spiegherebbe altrimenti, del resto, lo scarto evidente tra i numeri della crisi (che sono spaventosi) e la relativa «normalità» della vita quotidiana: gran parte di quella «normalità» è pagata da quel genere particolare di refurtiva che è l’evasione fiscale. Quanto alla Sardegna, la signora in questione farebbe bene a chiedersi se sia davvero «il governo nazionale» ad avere spremuto come un limone l’isola, o se siano gruppi economici e ristrette cerchie di speculatori (non solo «del continente», anche sardi) ad avere svenduto il territorio agli interessi privati, assai raramente conformi all’interesse collettivo. Certo è più facile e più comodo prendersela «con il governo di Roma»: non pagando le tasse ci si può sentire eroici ribelli autonomisti essendo solo cattivi cittadini. In questo la signora è tipicamente italiana, altro che «sarda». Infine: come avrà notato ho tolto dalla sua lettera riferimenti troppo specifici. Compito di questa rubrica è discutere di ciò che ci circonda. Lei è libero di denunciare l’accaduto come privato cittadino. Io, come privato cittadino, non ne sono mai stato capace. Forse ho sbagliato.