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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

IL MIRACOLO DELLA MOSSA SALVA EUROPA

I miracoli non accadono solo in “Casa Cupiello”. Sono infatti cosa molto seria e quindi iniziano ad accadere anche a Bruxelles. Questa volta hanno l’aspetto di una lettera che nel corso del suo volo, ossia del suo trasmigrare, cangia: ossia muta di significato e di sintassi. Narrerà la leggenda che la scrisse per primo un signore che in gioventù era assai lontano dalla fede ordoliberistica di stampo tedesco. Quel signore, un tal José Manuel Durào Barroso, in media età fu anche presidente della temibilissima Commissione Europea.
Ma in gioventù, dicevo, era un accalorato maoista che svolse un ruolo non secondario nella cosiddetta “Rivoluzione dei garofani” portoghese del 1974. I garofani, si sa, appassiscono; non appassisce invece l’ambizione di trionfare. Dove? Ma in Portogallo, alle cui sponde il signor Barroso si appresta a tornare con mire presidenziali dopo anni di post-maoismo surrettizio ai vertici dell’Europa. Eccolo allora, per guadagnare voti in patria, scrivere una lettera di reprimenda all’Italia che si accinge a varare una manovra finanziaria quale non si vedeva da anni. Manovra che, pur rispettando il rigido limite del 3% del deficit sul Pil, è tuttavia profondamente innovativa perché mette sul piatto ben 13 miliardi a debito per interventi strutturali, sconvolgendo le regole dell’austerità che la recessione da deflazione sta facendo saltare in tutta Europa.
La lettera di Barroso, se spedita, avrebbe avuto un effetto domino disastroso in tutta Europa, provocando crolli a catena e mettendo in pericolo la stessa stabilità dell’euro. Infatti bocciava la manovra italiana con una delegittimazione gravida di conseguenze anche per il governo guidato da Renzi. Ma ecco che la teoria della sopravvivenza (resilienza, ora la chiamano i più moderni) ci viene in soccorso e, contrariamente alla fama di falco che si era guadagnata negli ultimi mesi, il finlandese Jyrki Katainen - da poco vicepresidente operativo della Commissione - non solo blocca la lettera firmata da Barroso ma la trasforma in una cortese richiesta di chiarimento su alcuni aspetti della manovra. Visto che nulla capita per caso, si può intuire che dietro la sua mano vi sia quella della cancelliera Angela Merkel, la quale comincia ad avere dubbi sull’austerità ad ogni costo, a differenza del suo ministro delle Finanze, hegeliano sino alla fine e pronto a perire austeramente con tutti i tedeschi e tutti gli europei pur di non rimangiarsi una teoria lontana dall’economia come Melbourne è lontana da Capri.
Qualcuno penserà che esagero se affermo che questo “miracolo” salva l’Europa. Eppure è la verità, perché salva in primo luogo la Francia che, viste le condizioni in cui versa, avrebbe sicuramente ricevuto una lettera assai più dura. E in un certo senso salva la stessa Germania, visto che anche a Berlino la crisi morde: la bassa produttività non riesce più a garantire i livelli occupazionali e l’esportazione da sola non basta più a sopperire alla sempre più debole domanda interna. I nodi, insomma, stanno venendo al pettine.
Di più, il “miracolo” della lettera partita da Bruxelles è in realtà un’agnizione, ossia una insperata apparizione del principio di realtà. La teoria errata uccide, è questo che occorre vedere in ciò che sta accadendo attorno alla manovra Renzi. Dobbiamo guardare la foresta, non l’albero. E la foresta, stando alle premesse e se non viene inibita, può davvero crescere nel giusto verso .
Bene dunque ha fatto il governo italiano a difendere con tenacia l’inizio di un cambiamento della politica economica europea. E bene ha fatto a rendere pubblico con tempestività il testo della lettera firmata da Katainen. Le rabbiose critiche del signor Barroso, che ha definito «scorretta» la decisione del ministero dell’Economia rivendicando la necessità che certi documenti restino destinati a pochi, oltre a essere una pretesa singolare per chi sostiene che i mercati vanno informati con tempestività e precisione, rivelano un certo modo di pensare antistorico e da elite burocratica. Persino pericoloso per la democrazia.
Giulio Sapelli