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 2014  ottobre 24 Venerdì calendario

IL WEB È UNA LOCUSTA CHE STA DISTRUGGENDO POSTI DI LAVORO

«Papà, è facile: esco alle 15 dalla lezione, passo in camera a prendere il bagaglio, chiamo Uber, in 5 minuti arriva e mi porta in stazione»: vita vissuta in una cittadina della East Cost americana, 100 mila anime. Mentre in Italia non se ne parla più, qui Uber – la «App» che collega centinaia di automobilisti più o meno stabilmente disposti a fungere da tassisti – ha ormai affiancato i taxi, anzi li sta soppiantando, perché garantisce di fatto la stessa tempestività, le stesse percorrenze e costa la metà.
È l’era del web, bellezza, e tu non puoi farci niente, proprio niente. Anzi, no: puoi cavalcarla, devi farlo, inutile polemizzare con la storia, inutile contrastare gli alisei. La «locusta» di internet ha colpito ancora: dopo le agenzie di viaggio, i musicisti di vario livello, le pornostar (be’, anche loro sono una categoria professionale), una parte dei giornalisti e dei tassisti, tra poco i traduttori_ l’amatorialità che viaggia in Rete sta scalzando altri mestieri d’intermediazione. Chi ha un po’ di memoria e ricorda le tiritere degli economisti degli anni Ottanta e Novanta sulle magnifiche sorti e progressive del «terziario avanzato» che avrebbe sostituito con universale vantaggio le attività industriali declinanti si chiede: e oggi, quale quaternario o cinquenario salverà gli addetti del terziario resi inutili dal web?
Sia chiaro, chi scrive è un convinto utilizzatore del web, ma nessuno sano di mente può negare che questo impressionante travaso di attività umane dall’area del professionale (ciò che si fa per venderlo) all’area dell’amatoriale (ciò che si fa gratis, per il gusto di farlo) dovrà pur essere gestito, e prima o poi «governato», dal sistema economico. Le professioni fagocitate dalla civiltà della Rete dovranno pur essere sostituite da qualcosa, pena il rischio di una società di senza-lavoro, di fabbriche dove i robot avranno completamente rimpiazzato la manodopera umana e di uffici dove i «server» connessi in rete svolgeranno automaticamente mansioni da secoli affidate alla mano e alla mente umana.
L’economista italiano di Berkeley, Enrico Moretti, che Obama volle conoscere nel 2012 incuriosito dalle tesi contenute nel suo La nuova geografia del lavoro, ha studiato l’impatto virtuoso delle aziende hi-tech nei luoghi dove sono prosperate, non sull’intero sistema. E nessuno, neanche negli Usa, ha ancora la ricetta per dare un indirizzo a questa colossale nuova «rivoluzione industriale» che sta impadronendosi del mondo. Ma certamente è di questo – o soprattutto di questo – che si dovrebbe parlare, tra un «Jobs Act» e l’altro. Per addomesticare la locusta del Web e convincerla a non fagocitarci tutti.
Sergio Luciano, ItaliaOggi 24/10/2014