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 2014  novembre 06 Giovedì calendario

SPIKE LEE CHE INSULTA TARANTINO, INGMAR BERGMAN CHE SE LA PRENDE CON JEAN-LUC GODARD E GLI ALTRI INSULTI TRA REGISTI


Stanley Kubrick? «È una macchina, un mutante, un marziano e non ha sentimenti di alcun tipo». James Cameron? «Non è il male, non è uno stronzo come Spielberg». Parola di Jacques Rivette che non ha mai risparmiato commenti sui suoi colleghi complice anche il suo passato da critico cinematografico. Ma, oltre a uno dei padri della nouvelle vague, il film «Registi vs registi» vede come interpreti molti tra i più affermati autori della storia del cinema. A raccogliere i loro florilegi ci ha pensato il sito flavorwire.com ripreso in Italia da cineblog.it che ha aggiunto qualche chicca come quando Spike Lee se la prese con Tarantino perché usava eccessivamente la parola «negro» in Django Unchained («Quentin ha come un’infatuazione per quella parola. Cosa vuol diventare, un uomo nero onorario?») o si lamentò che non c’erano attori neri in Flags of Our Fathers e Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood che rispose a suo modo con il sigaro in bocca: «Uno come lui dovrebbe chiudere il becco».
A svettare tra i maggiori insultanti c’è Vincent Gallo, l’attore e regista molto maudit, che ricorda così la sua esperienza con Abel Ferrara: «Si faceva così tanto di crack quando ho fatto Fratelli, che non era mai sul set. Stava nel mio camerino e tentava di derubarmi». Ma il regista di Buffalo ’66 ha anche parole cortesi per il gentili sesso: «A Sofia Coppola piace qualsiasi ragazzo abbia quello che lei vuole. Se vuole fare la fotografa si scoperà un fotografo. Se vuole fare la regista, si scoperà un regista. È una parassita così come lo era quel grasso porco di suo padre». E, a proposito dei grandi di Hollywood, ecco il benservito anche per Scorsese: «Non lavorerei per lui nemmeno per 10 milioni di dollari. Non ha fatto un buon film da 25 anni. Non lavorerei mai con un egoista e un regista finito». Chissà, forse Scorsese non gli ha dato una parte e Sofia Coppola qualcos’altro...
Difficile contestualizzare questi attacchi di rabbia ma le idiosincrasie sono all’ordine del giorno nell’ambiente. Per esempio si scopre che David Cronenberg non ama né il regista del Sesto senso M. Night Shyamalan («Odio questo tipo! Prossima domanda?») né l’osannato Christopher Nolan della trilogia del Cavaliere oscuro: «Non credo stiano elevando il genere ad una forma d’arte. Batman resta un tizio che corre in giro con uno stupido mantello. Penso che la gente che dice che Il cavaliere oscuro - Il ritorno è una suprema forma d’arte cinematografica non sappia davvero di che c.... sta parlando».
Ci sono poi i registi che sono stati anche critici che non hanno problemi a dichiarare, come fa François Truffaut, che «Antonioni è l’unico regista importante su cui non ho nulla di buono da dire. Mi annoia; è così serioso e privo di ironia». Sulla stessa linea anche Bergman: «Antonioni era sulla buona strada, poi è come spirato, soffocato dal suo stesso tedio». Il grande autore svedese riesce poi a liquidare in maniera sublime Hitchcock con un «credo sia un tecnico molto bravo» e Orson Welles con un «per me è solo una bufala. Non è interessante. Quarto Potere è il prediletto dei critici, sempre in cima ai sondaggi, ma io credo sia una noia totale». Mentre i film di Jean-Luc Godard «sono costruiti, falsamente intellettuali, e completamente privi di vita. Godard è di una noia fottuta». Quest’ultimo, definito da Herzog «come denaro contraffatto se comparato ad un buon film di kung-fu», non l’ha presa bene quando Tarantino ha chiamato la sua casa di produzione come uno dei suoi film, Bande à part: «Avrebbe fatto meglio a darmi un po’ di soldi». Perché appena si tocca ciò che è loro anche i registi svalvolano. Come gli affettuosi auguri che Abel Ferrara ha inviato a Werner Herzog quando si è permesso di rifare Il cattivo tenente con Nicolas Cage: «Spero che queste persone muoiano all’inferno. Spero si ritrovino tutti sullo stesso tram e che esploda». Forse più scottato dalle dichiarazioni di Herzog che dal remake stesso: «Non ho idea di chi sia Abel Ferrara. Ma lasciatelo combattere contro i mulini a vento. Non ho mai visto un suo film. Non so chi sia. È italiano? Francese? Chi è?».
E in Italia? Apparentemente sono tutti molto diplomatici. Si perdono nella notte dei tempi i ricordi del duello Moretti - Monicelli in tv. Ben venga allora Franco Maresco, il regista di Belluscone - Una storia siciliana, che quest’estate su Pagina 99, senza però fare i nomi (Paolo Sorrentino), ha stigmatizzato la pubblicità della Fiat 500, interpretata «da un regista italiano in quei giorni celebratissimo per avere vinto il premio Oscar», che interrompeva in tv il film La grande bellezza dello stesso autore: «Il problema principale del cinema italiano sta tutto in quel terrificante spot pubblicitario».