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 2014  luglio 24 Giovedì calendario

VELENI, COSTI E NORME AD HOC: CSM SEMPRE PIU’ INUTILE

Prorogato (e quindi paralizzato fino a settembre, ndr), in attesa che il parlamento voti i membri laici, il Consiglio Superiore della Magistratura continua il suo lento declino. Come peraltro quello della magistratura in generale, tra faide interne alle correnti o escamotage parlamentari per confermare i capi della procura. Alla fine perdono tutti, tenendo conto che palazzo dei Marescialli nel 2014 ci costerà circa 43milioni di euro, come registrato nella Gazzetta Ufficiale dell’aprile del 2013. Martedì 22 luglio il Quirinale, ricordando l’imminente cambio di composizione del consiglio, ha scritto al Csm per esortare a nominare i capi degli uffici in ordine cronologico, frenando così la nomina del procuratore di Palermo. A paralisi si aggiunge paralisi. A fastidi si aggiungono fastidi, confermando l’estate nera delle toghe, mentre Silvio Berlusconi festeggia l’assoluzione nel processo Ruby. Non è un caso che Livio Pepino, magistrato di lungo corso, ex presidente di Magistratura Democratica, abbia parlato di viale «del tramonto» sulle colonne del Manifesto, insistendo ormai sull’incapacità «del Con­si­glio supe­riore di inter­ve­nire in modo auto­re­vole ed espli­cito nelle situa­zioni di sof­fe­renza» della stessa magistratura.
Del resto, la radiografia di palazzo dei Marescialli, come la situazione stessa delle toghe in Italia, è più che mai sconfortante. Gli scontri all’interno della Procura di Milano tra l’aggiunto Alfredo Robledo e il Capo Edmondo Bruti Liberati hanno dato la plastica impressione all’esterno di essere stati risolti in un nulla di fatto. Insabbiati. Persino con l’ombra, poi smentita seccamente, di un’ingerenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la lettera inviata al vicepresidente Michele Vietti prima della decisione sulla vertenza. Tra le toghe c’è chi parla di pasticcio, chi di un organo ormai sempre più inutile, ennesimo esempio della necessità di una riforma strutturale della giustizia.
Le problematiche di gestione del palazzo di Giustizia milanese, noto sin dai tempi di Mani Pulite per non aver sbagliato un’indagine, sono ormai note all’opinione pubblica. E sono culminate persino nell’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo d’appello per Ruby, tra i casi che Robledo aveva portato all’attenzione dell’autogoverno delle toghe. Voci non meglio precisate della procura parlano di pressioni da parte di Roma sulla decisione dei giudici della Corte D’Appello. Vere o non vere che siano raccontano di un clima di veleni che ormai continua da mesi, dove le correnti continuano a darsele di santa ragione, persino al loro interno, e dove l’imparzialità della giustizia rischia di essere pregiudicata. Cercando di fare ordine nel bailamme, va detto che dall’ultima elezione dei togati il 10 luglio scorso è uscito un vincitore. Si tratta del tanto criticato sottosegretario Cosimo Ferri che ha dimostrato di avere peso e credito tra i colleghi, nonostante la polemica agitata durante le ore del voto per gli sms con l’indicazione dei candidati.
Non solo. C’è da registrare la disfatta di Magistratura Democratica, che già si intravedeva dopo le scorse primarie. È vero che Area è passata da 6 a 7 eletti ma mentre nella passata consigliatura aveva 4 eletti (e Mi 3) ora ne ha 2 e 5 sono di Movimento per la giustizia, la corrente guidata da Armando Spataro. Non è detto che questo significhi che la corrente di Spataro sia più moderata di Md, ma lascia comunque il segno della fine di un’epoca, accompagnata dal declino elettorale di Berlusconi. Se la sinistra piange, la destra non ride. Perché sono ancora fresche le ferite dentro Magistratura Indipendente, tra Ferri e Aldo Morgnini, quest’ultimo vero e proprio accusatore del sottosegretario per gli sms durante il voto dei togati per palazzo dei Marescialli.
Morgnini non è un personaggio qualsiasi. Il quotidiano il Giornale lo ha attaccato duramente nelle scorse settimane. Perché oltre a diventare consigliere del Csm, è noto alle cronache per essere stato il Gip sul caso Fastweb dove fu messo sotto accusa Silvio Scaglia, poi assolto nell’ottobre del 2013. Anzi, c’è chi lo accusa ancora adesso di aver cavalcato nel 2010 quell’indagine poi finita nel nulla per fare campagna elettorale in vista di un posto a palazzo dei Marescialli. «È po’ come se finisse al Csm il pm del caso Tortora» dice un analista del settore con un pizzico di amarezza. Sta di fatto che tra veleni e contro veleni il nuovo organo di autogoverno stenta a prendere forma. Chi sarà il nuovo vice presidente del Csm? Nuovo Centro Destra punta a portare Antonio Leone, mentre Forza Italia vorrebbe Francesco Paolo Sisto. Nel Partito Democratico c’è chi parla invece di Giovanni Fiandaca. A quanto pare, però, il posto di Vietti potrebbe essere preso da Paola Severino, avvocato di peso nonché ministro della Giustizia del governo Monti.
E sul fronte procura di Milano? Come anticipato da Libero nei giorni scorsi il Pd, tramite Donatella Ferranti, avrebbe proposto di inserire una norma ad hoc nel decreto sulla Pubblica Amministrazione. Il testo recita in questo modo: «Sempre in via transitoria e fino al 31 dicembre 2015 potrebbe essere utile prevedere una norma che preveda, per i dirigenti degli uffici giudiziari in servizio prossimi al collocamento a riposo, la prosecuzione nell’incarico direttivo e semidirettivo senza la necessità di attivare una apposito procedura di conferma. Ciò al fine di evitare l’aggravio di lavoro del Consiglio superiore della magistratura che altrimenti dovrebbe provvedere quasi contestualmente per uno stesso posto alla procedura di conferma del dirigente in servizio prossimo alla pensione e alla tempestiva nomina del successore». In sostanza Bruti Liberati potrebbe restare in carica ancora per un anno, confermando che Csm o non Csm la situazione non cambia.