Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2014  aprile 24 Giovedì calendario

UNA PIOGGIA DI EURO DAGLI SPOT SUI BLOG ECCO LA MINIERA D’ORO DI BEPPE E CASALEGGIO


MILANO.
Il blog di Beppe Grillo è un affare — per la Casaleggio associati — da 92 centesimi per mille spot, pari a 570mila euro di entrate l’anno. Più, a pie’ di lista, l’indotto dei ricavi garantiti dalla catena di Sant’Antonio digitale che il guru dei 5 Stelle sta costruendo a scopo di lucro attorno alla sede ufficiale (per statuto) del suo partito. Affari e politica, nel cuore della rete grillina, viaggiano paralleli. E basta una pragmatica prova sul campo per dare una risposta a quello che sembra essere diventato il segreto di Fatima pentastellato: «Quanto guadagna il sito dell’ex- comico?». Dati ufficiali non ci sono: i bilanci della società di Casaleggio — 1,3 milioni di ricavi e 69 euro di utile nel 2012 — non lo dicono. Lui si guarda bene dal far chiarezza: «Uso una sola parola: Vaffa...», risponde sobriamente ai giornalisti che chiedono lumi. La società, interpellata, non dà spiegazioni. E sul web girano numeri come al lotto: dai 200mila euro di fatturato calcolati dai minimalisti (una sparuta minoranza) ai 10 milioni buttati lì da una fonte autorevole come “Il Sole 2-4 Ore”. Quale è la verità? Per provare a capire quanto rende ai due fondatori il blog, La Repubblica si è messa dall’altra parte della barricata. E il 10 aprile scorso è stata testimone diretta di una campagna pubblicitaria — reale e pagata — sul blog. Ecco come è andata e che conclusioni empiriche si possono trarre sugli affari della “Beppe Grillo Spa”.
UN’ASTA DA 115,3 EURO
Buona parte degli spot nelle pagine di www. beppegrillo. itè venduta con un’asta da Google Adsense e Google Adwords, i servizi del colosso di Mountain View nel settore. Qualche inserzione — come quella di Coca-Cola — è stata venduta da Publy Ltd, domiciliata in Irlanda e controllata da Gianluca Bruno, Francesco Di Cataldo e Emanuele Aversano. «Che rapporti abbiamo con Casaleggio? No comment», ha detto contattato per telefono Di Cataldo. Il nostro test è transitato sulla piattaforma di Google. È iniziato di prima mattina lanciando un ordine “mirato” ai banner sul blog. Si è chiuso poche ore dopo con questo bilancio: 125.351 impressions (vale a dire visualizzazioni singole dello spot) acquistate per 115,3 euro. Pari a 0,92 euro ogni mille.
Non tutti questi soldi entrano nelle tasche della Casaleggio Associati. Le commissioni applicate da Google viaggiano attorno al 30%. Gli 0,92 euro scendono così a 0,64. Quanti sono gli spot disponibili in un anno sul blog? Numeri ufficiali non ci sono. Alexa, il misura- web di Amazon, lo classifica come 77esimo sito in Italia. Appena dietro a La Stampa, davanti a Rai e Sky. Beppe Grillo ha parlato di «500-600mila visite al giorno». Cifra compatibile con i dati di Google: Mountain View, che probabilmente conosce all’unità la cifra reale, stima un’offerta di 50-100 milioni di spazi pubblicitari al mese. Pari a un fatturato per la Casaleggio & Associati tra i 384mila e i 768mila euro annui, probabilmente assestato a metà strada a quota 570mila.
LA CATENA DI SANT’ANTONIO
«Se io e Grillo avessimo voluto fare soldi, ci saremmo tenuti i 42 milioni di rimborso pubblico ai partiti», risponde Casaleggio a chi critica la scarsa trasparenza degli affari del blog. Vero. Di aria però non si vive. E visto che «con i suoi ricavi il sito supporta se stesso» (ipse dixit), lui ne ha fatto il vertice di una catena di Sant’Antonio che moltiplica come pani e pesci gli spot disponibili. Basta digitare www. beppegrillo. ite sullo schermo appare una serie di link che rimandano a due aggregatori di notizie (privati) della scuderia Casaleggio: Tzetze. it— dove ieri brillava la pubblicità di Ford e Easyjet — e Lafucina. it. Tzetze, nata da poco, ha scalato la classifica di Alexa arrivando al 174esimo posto, La Fucina è al 318esimo. La controllata Amazon certifica pure il cordone ombelicale che unisce i tre siti della galassia: il 53% dei visitatori di LaFucina arriva dai due cugini (e un altro 24% da Facebok), mentre per TzeTze la quota è il 35% (con un altro 37% dal social network). Tutto fieno in cascina — leggi entrate pubblicitarie — per la Casaleggio & Associati.
GLI SPOT A RISCHIO
Gli spot sono sbarcati sul blog di Grillo nel 2012. «Senza pubblicità l’informazione online chiude», dice Casaleggio. E a tutela dell’immagine dei 5 Stelle assicura di aver creato una blacklist di investitori indesiderati. Quali non è chiaro. Negli ultimi giorni — accanto a inserzionisti “nobili” come Poste, Mercedes e Dolce & Gabbana — spuntavano su tutti e tre i siti di famiglia annunci per promuovere il gioco d’azzardo — settore contro cui i grillini hanno condotto benemerite battaglie in Parlamento — la costituzione di società offshore (tale Sfm) e la vendita di case in Costarica. «Il nuovo bilancio della Casaleggio Associati sarà molto migliore del 2013», ha promesso il guru del movimento. Vista la moltiplicazione dei siti, la vendita sulla vetrina del blog dei prodotti della casa editrice Adagio (sempre di sua proprietà) e le royalty sulle vendite di biglietti per i tour dell’ex-comico, nessuno ne dubitava.

Ettore Livini e Matteo Pucciarelli, la Repubblica 24/4/2014