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 2014  aprile 24 Giovedì calendario

MAXI AFFARI CON I MINI BOND


Aumentano a 330 miliardi di euro i debiti finanziari delle aziende in scadenza quest’anno. Una montagna di passività che in passato il sistema bancario finanziava senza batter ciglio, ma che ora, con i rubinetti del credito a secco, le imprese devono cercare altrove.
Anche nei minibond, le nuove obbligazioni societarie emesse da piccole e medie imprese e quotate sul segmento professionale di Borsa Extra Mot Pro: gli unici requisiti per le aziende che accedono allo strumento sono l’avere pubblicato il bilancio degli ultimi due esercizi e un documento con alcune informazioni essenziali, mentre la quotazione su questo mercato dedicato garantisce una serie di benefici fiscali, tra cui la detraibilità degli interessi passivi e dei costi di emissione. Per il momento sul listino hanno debuttato oltre 30 aziende con quasi 50 emissioni, dalla piccola società d’ingegneria torinese Caar, con i suoi 3 milioni di euro di bond, fino ai 275 milioni del colosso dei giochi Sisal. Il controvalore raccolto è di 5 miliardi, ma il mercato dei minibond potrebbe arrivare a 50 miliardi annui se davvero, come stima il Cerved, in Italia ci sono almeno 35 mila aziende con i requisiti giusti.
Anche gli operatori si stanno attrezzando per quella che dovrebbe essere la «next big thing» del 2014: in pista sono già scesi una decina di prodotti dedicati ai minibond proposti da operatori finanziari come Mps, Bnp Paribas e Azimut, mentre altrettanti sono in fase di lancio, come nel caso di Unicredit e di Sace, il gruppo che assicura il credito all’export, che ha in preparazione un fondo chiuso da 350 milioni. Ma chi sono gli acquirenti di questi prodotti? «C’è molto interesse da parte di piccoli istituti di credito. Fondazioni bancarie e assicurazioni» dice Marco Rosati, amministratore delegato di Zenit, che sta lanciando un fondo per minibond da 100 milioni. «E chissà che in un prossimo futuro questo mercato possa aprire anche ai risparmiatori privati». (Mikol Belluzzi)