Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2014  aprile 24 Giovedì calendario

LO SCEICCO «ITALIANO» CHE INFIAMMA I JIHADISTI


Da bambino, come molti suoi coetanei, è andato al catechismo. Poi si è convertito all’islam. Ora Musa Cerantonio predica su internet e in tv, ispirando centinaia di occidentali ad andare a combattere in Siria per cacciare Bashar al Assad. Nato in Australia, 29 anni fa, da padre calabrese e madre irlandese, secondo uno studio del King’s College di Londra oggi è tra i più influenti leader spirituali attivi online. Le sue parole, insieme a quelle di altri convertiti, hanno convinto almeno 600 francesi, 500 inglesi, 300 tedeschi e 250 belgi a entrare nelle fila dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) e in Jabhat al Nusra, due dei gruppi più radicali operanti sulla scena siriana.
Poco si sa delle ragioni che hanno spinto Cerantonio ad abbracciare l’islam quando aveva 17 anni, tranne quello che lui stesso racconta alla tv islamica Peace Tv. Nel 2000, durante una visita al Vaticano, il suo credo cattolico viene profondamente scosso. A turbarlo è in particolare la Cappella Sistina: «Il secondo comandamento impone di non raffigurare immagini di Dio» sottolinea il convertito. E vedere quel vecchio circondato da angeli, «che tutti sappiamo non hanno le sembianze di bambini con le ali», lo indigna. «Come si fa a dire che quella persona è Dio, colui che ho adorato per tutta la vita?» sbotta. «Nessuno sano di mente può pensare che quello sia Dio». Da allora Cerantonio ha passato molto tempo in Medio Oriente, completando il percorso che l’ha portato a diventare uno sceicco salafita dall’audience globale. È comparso in numerose trasmissioni televisive in inglese sulla saudita Iqraa tv e ha caricato i suoi sermoni su YouTube e sui social network, dove conta migliaia di follower.
La sua famiglia, racconta lui stesso in un forum musulmano, ha accolto con non poche resistenze la sua conversione. Alla fine, però «si sono abituati, anche alla mia barba». Tutti tranne la nonna ca-labrese che «talvolta mi rincorreva con le forbici per tagliarmi la barba, chiedendomi perché volevo essere un turco e non un italiano».
Nelle sue apparizioni, l’italo-australiano parla soprattutto di tematiche religiose, con un’interpretazione rigorista dell’islam di cui sottolinea la superiorità sul cristianesimo. Ma in molti post su Facebook ha più volte dichiarato il suo credo jihadista, tanto che la sua pagina è stata chiusa. Incitava a «fermare gli Usa assassinando i loro leader», aggiungendo citazioni religiose inneggianti alla guerra santa e commenti in favore della galassia qaedista.
Cerantonio è sfrontato e su Twitter non si sottrae allo scontro con l’account «Think again, turn away» (ripensaci e vattene) aperto dal Dipartimento di stato americano per contrastare la propaganda terrorista online. Beccato a pubblicare una foto (poi rimossa) di lui che insieme alle figlie fa una torta a forma di bandiera dell’Isis, il Dipartimento di Stato chiede via Twitter a Cerantonio: «Quante bambine non potranno giocare con i loro padri a causa di estremisti che usano questa bandiera?». Pronta la sua replica: «Speriamo che le vostre figlie siano le prime (a non poter giocare coi loro padri), marciume Yankee, poi quelle di Obama, quelle di Bush e del resto di voi popolo criminale». Grazie al suo buon italiano, Musa Cerantonio ha legami anche con la comunità islamica italiana. Nell’autunno del 2012 è venuto nel nostro Paese, ricevendo un’accoglienza da rock star. E non solo da parte di organizzazioni vicine al mondo salafita e ai Fratelli musulmani. È stato ospite di un programma televisivo islamico su un’emittente bresciana e ha predicato e tenuto convegni da Imola a Pordenone, da Ferrara a Milano. Proprio nel capoluogo lombardo è stato ospite di una delle moschee del Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano (Caim), l’organizzazione che sta per ottenere il permesso di costruire la moschea in vista dell’Expo. «Un incontro davvero incredibile» è stato il commento su Facebook di una ragazza musulmana, «con uno sheikh tra i più incredibili, devoto servo di Allah, giovanissimo, intelligente, preparato, dolce e forte nella sua iman (fede, ndr)».
Musa Cerantonio svolge la sua attività dividendosi tra Filippine e Australia. Non ci sono indizi di un suo diretto coinvolgimento in attività militari o terroristiche. Grazie a internet, tuttavia, il messaggio di predicatori improvvisati, ma carismatici e abili nell’uso dei social network (soprattutto Twitter, Reddit, Instagram e Ask.fm), si diffonde molto rapidamente. Centinaia di giovani musulmani europei rimangono infatuati dalle parole di fuoco infarcite da qualche versetto coranico pronunciate non tanto in arabo, lingua che in pochi comprendono, ma in inglese, francese, tedesco, olandese e, in certi casi, italiano. In Europa ci sono storie tragiche di genitori ignari che i figli sono diventati estremisti, fino al momento in cui fuggono in Siria. Si tratta per lo più di adolescenti che si convertono all’islam e si uniscono a milizie jihadiste. L’ultimo caso è accaduto a Vienna, dove due ragazzine di 15 e 16 anni di origine bosniaca che fino a pochi mesi fa postavano su Facebook le loro foto di teenager sorridenti, sono partite per la Siria a «combattere per l’Islam».
In Italia ci sono i casi di Giuliano Ibrahim Delnevo, convertito genovese morto in Siria nel giugno 2013, dopo un lungo cammino di radicalizzazione, e di Anas el Abboubi, marocchino cresciuto nel Bresciano che, dopo essere stato arrestato per terrorismo e rilasciato, è partito per la Siria, da dove posta su Facebook con lo pseudonimo Anas al Italy. Ragazzi cresciuti nelle nostre città, passati dalla guerra santa da tastiera al fucile pronti a morire per l’islam.