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 2014  aprile 24 Giovedì calendario

GLI UOMINI DELLA CGIL CHE COMANDANO NEL PD


Se c’è un passaggio dell’avventura politica di Tony Blair che Matteo Renzi vorrebbe copiare è quello iniziale. Quando il futuro premier laburista ingaggiò una feroce guerra contro i sindacati britannici, segnando, in questo modo, la nascita di una nuova sinistra, il New Labour. Affrancata dai tabù della sinistra tradizionale. Il problema è che questo progetto si scontra con un gruppo parlamentare messo insieme da Pier Luigi Bersani. Il quale, come e persino più di tutti i segretari del Pd, dei Ds e del Pds, ha preso a piene mani, nella scelta dei parlamentari, dalla Cgil. Frutto delle primarie, dove l’impegno del sindacato di Corso Italia per il segretario di Piacenza è stato importante. Il risultato è che soprattutto alla Camera il gruppo Pd è pieno di ex sindacalisti della Cgil o di esponenti a essa vicini. Quasi tutti concentrati nella commissione Lavoro. Cioè in una posizione decisiva, come si è visto nel caso del decreto Poletti e come si vedrà quando arriverà il jobs act.
I capofila delle truppe cgielline a Montecitorio sono, senza dubbio, Cesare Damiano, già segretario della Fiom di Torino, poi del Piemonte, quindi segretario aggiunto dei metalmeccanici Cgil e nel 2000 segretario del Veneto, e Guglielmo Epifani, vice di Sergio Cofferati e segretario generale della Cgil dal 2002 al 2010, oltre che segretario reggente del Pd prima di Renzi. Capofila nel senso letterale, visto che non sono semplici parlamentari, ma presiedono rispettivamente la commissione Lavoro e Attività produttive, cioè quelle cruciali per i temi dell’occupazione. Il grosso della presenza della Cgil è però concentrato nella commissione Lavoro. Basta guardare i numeri: su 21 deputati del Pd, 10 arrivano dalla Cgil e uno dai metalmeccanici della Uil. Tanto che Renzi, diventato premier, ha spostato Alessia Rotta, giovane deputata del Pd, in quella commissione se no i renziani sarebbero stati in minoranza. Damiano a parte, vengono dalla Cgil Luisella Albanella, che è stata segretaria provinciale di Catania e Cinzia Maria Fontana, segretaria della Cgil di Crema, dirigente della Flai di Cremona e poi dei pensionati di Cremona. Ancora ex dirigente del sindacato guidato da Susanna Camusso è Marialuisa Gnecchi, che dopo aver lavorato all’Inps, è stata segretaria generale del Pubblico impiego. Viene dalle tute blu della Uil, invece, Antonio Boccuzzi, che è stato rappresentante Uil alla Thyssen Krupp di Torino. Di Sel, ma in quota Cgil, è poi Giorgio Airaudo, che è stato a lungo segretario confederale della Fiom. Si torna di nuovo in zona Cgil e in quota Pd con Anna Giacobbe, che è stata segretario generale dei pensionati della Liguria. Da Corso Italia viene Monica Gregori, 13 anni di militanza nella Cgi, in particolare nella Funzione pubblica di Roma e del Lazio. Non sono ex sindacaliste Chiara Gribaudo e Valentina Paris, ma entrambe sono molto vicine alla Cgil: nella galassia interna del Pd fanno riferimento ai Giovani Turchi. Sindacalista di Parma, invece, è stata Patrizia Maestri, che ha ricoperto l’incarico di segretario generale del commercio, confederale, segretaria dei pensionati e della camera del lavoro di Parma. Ha militato nei grafici della Cgil, invece, Marco Miccoli, fino a essere eletto segretario generale dei lavoratori della comunicazione di Roma, da dove è passato nel direttivo nazionale. Giorgio Piccolo, invece, è un sindacalista Cgil della Campania, dove è stato responsabile del settore energia, acqua e gas. Mentre da Siracusa viene Giuseppe Zappulla, ex segretario provinciale della Fiom. Meno importante, a livello numerico, è la presenza della Cgil al Senato. Ragion per cui i renziani sperano di approfittarne per
smussare le rigidità introdotte alla Camera. Senatrice del Pd è Valeria Fedeli, che vanta 34 anni nella Cgil, dove ha ricoperto incarichi dirigenziali nel pubblico impiego e nel tessile. Segretaria provinciale a Pisa, invece, è stata Maria Grazia Gatti. Era capogruppo nella commissione Lavoro del Senato, ma dopo la vittoria di Renzi alla segreteria si è dimessa. Vicina alla Cgil, ma senza aver ricoperto incarichi, invece, è Rita Ghedini, ex vicepresidente della Legacoop a Bologna. Ma la pattuglia cgiellina non è solo in Parlamento. Ha guidato le donne della Federbraccianti in Puglia, poi l’agroindustria, fino a entrare nella segretaria nazionale del tessile, Teresa Bellanova, oggi sottosegretario al Lavoro. Insomma Renzi, per diminuire il peso della Cgil nel Pd, avrà il suo bel daffare. Almeno in questo Parlamento.