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 2014  aprile 23 Mercoledì calendario

PERISCOPIO


La politica deve cominciare a ragionare con la sua testa, deve emanciparsi dai sindacati, deve concentrarsi sulla busta paga dei nostri lavoratori, e deve imparare ad adoperare con più sapienza una parola precisa: produttività. Matteo Renzi. Il Foglio.



Di questi tempi, i comunisti non se la passano per niente bene; se sia solo un momentaccio, o la grande sepoltura, ancora non si sa. Però la prognosi è quella che è, diciamocelo. Enrico Deaglio, il venerdì.



Ridotto alla sua essenza il sessantottismo può considerarsi la belligeranza surrettizia di chi vive in una nazione che non sia in guerra. Per una parte dei suoi cittadini, tale stato di pace è un disastro. Sognerebbero di essere palestinesi o integralisti islamici, sì da poter nascere col fucile nella culla ed essere sepolti con il mitra nella bara. Purtroppo sono europei e devono convivere con le regole della pace. L’unica possibilità di sfogare i loro istinti aggressivi senza finir ammazzati. Armando Plebe, Tornerà il comunismo? 1973. Piemme.



Gianni Cuperlo (una persona che tutti descrivono come colta, gentile e naturalmente onesta) un uomo che ha passato la propria vita a organizzare e indirizzare l’attività politica di tantissime persone, l’ultimo rappresentante della tradizione politica in una grande partito, ha clamorosamente perso le elezioni per la guida del Pd; in particolare, è stato umiliato nelle regioni rosse, dove i comunisti erano da sempre, come i cipressi in Toscana, l’elemento caratteristico del panorama politico. Enrico Deaglio, il venerdì.



La televisione ha creato una razza nuova, molto meritevole di giornalisti. Quando vedo queste giovani donne che, a Mosca, Varsavia, Pretoria o Berlino sostano davanti alla telecamera per parlare 60 secondi, le trovo coraggiose. E in più a loro si domanda di essere anche gradevoli a vedersi. Françoise Giroud, Leçons particulières. Fayard.



Verdone, in La grande bellezza è di una malinconia estrema, era giusto per quel ruolo e poi è un pallino di molti registi di prendere attori comici e provarli su registri amari. La nana esiste davvero, era direttrice di Donna moderna. Il cardinale di Herlizka, la cui mondanità è legata al cibo, è legato alla mia passione per Masterchef, mi chiedevo se la Chiesa ne fosse immune. Una stupidaggine. Ma diffidate da chi si prende sul serio, noi abbiamo a che fare col gioco, col protrarsi dell’infanzia. Paolo Sorrentino, regista del film La grande bellezza alla scuola di cinema Volontè di Roma.



C’è un’Italia nota e ormai falsa, che anche i polinesiani conoscono per via del cinema: Via Veneto, i caffè con gli ombrelloni, le attrici prese a sberle sotto le mura dei Cesari. C’è poi un’Italia turistica, da cineprese a passo ridotto: i colombi di piazza San Marco, i bicipiti del David di Michelangelo, le zàgare di Taormina. Infine abbiamo l’Italia neocapitalistica e ministeriale, i centri direzionali, e le «prime pietre», i ministri non smoking e i magnati con gli yacht da 40 nodi. Ma la quarta Italia? Chi conosce come vivono gli altri 45 milioni di italiani? Parlo dei paesi e villaggi della fascia industriale, senza centro storico e senza cattedrale. Non hanno un capitano dei carabinieri e neppure un tenente. Sono i polmoni delle fabbriche metalmeccaniche, chimiche, tessili che alle cinque in punto del pomeriggio vomitano migliaia di operai in bicicletta, come api da un alveare molestato. Nantas Salvalaggio, La provincia avvelenata. Mondadori, 1981.



«La vita, camerata De Feo, (che era presidente dell’Istituto Luce, ndr)» disse il Duce con un sospiro «è piena di amarezze, di rinunzie, di cose che si vorrebbero ma non si possono fare nemmeno quando si è nelle mie condizioni, anzi, specialmente in questo caso...». Pausa. «Sapete chi era qui, poco fa?». «No». Pausa. «Bombacci». «Bombacci?!». «Proprio lui... È rientrato dal volontario esilio... malato... un relitto... Ma come posso aiutarlo? V’immaginate cosa direbbero se lo facessi, i vecchi squadristi, Farinacci? Mi si stringe il cuore, ma non posso... non posso...». Indro Montanelli, I conti con me stesso. Rizzoli.



La Cortina estiva è un immenso bosco, un paradiso fatto di laghetti, animali, baite, passeggiate, squarci di sole, silenzio, odori di genziana, mirtilli, popolata da persone civili che rispettano e amano la natura. Oggi, però, nel periodo estivo, molti italiani preferiscono buttarsi al mare, intruppandosi sulle autostrade, a ustionarsi al sole, a fare tuffi scemi, sprecando serate torride in discoteca, rimorchiando straniere culone, ballando in gruppo nei villaggi insieme a pupi e casalinghe, sottovalutando il fascino della montagna. Dove invece, credetemi, si gode il vero relax, in un clima sano e adatto per quella che dovrebbe essere una riposante vacanza. Enrico Vanzina, Commedia all’italiana. Newton Compton.



Un mese dopo il nostro ingresso nella casa signorile milanese che vietava le attività maleodoranti, arrivò mio padre da Modena, con un’enorme valigia piena di merda. Era sterco di cavallo amorevolmente trasportato in treno fra viaggiatori che si annusavano l’un l’altro sospettosi. A Milano i cavalli esistevano soltanto a San Siro e non c’è niente di meglio e di meno costoso del «concio equino», come lo chiamava tuo nonno, per far fiorire i gerani sul balcone di un palazzo. Guglielmo Zucconi, La divisa da Balilla. Paoline.



Angeli e demoni pubblicato prima del Codice Da Vinci non aveva avuto successo perchè avevo un altro editore. Non l’aveva neanche letto, ha risparmiato sulla tiratura e non gli ha fatto pubblicità. Quando è stato ripubblicato dal mio nuovo editore, ha venduto 40 milioni di copie. Dan Brown. il venerdì.



Il mio esordio come editore avvenne con il Manuale tipografico del Bodoni. L’uomo bodoniano che è in me, che auspico rinasca e definitivamente sfolgori, trae conforto, giorno dopo giorno, ricordando e ricordandosi il classicismo. Bodoni e Canova sono i pilastri della visualità. E Bernini. Eccone l’estremo sigillo, il busto di Clemente X. Franco Maria Ricci. la Stampa



Foglie degli aceri del Monte Ogura / se avete un’anima / non cadete! / fino al passaggio dell’Imperatore / e del suo seguito. Il principe Teishin.



I capolavori oggi hanno i minuti contati. Ennio Flaiano.



Le donne vogliono un marito che sia un genio. Quando si sposano vogliono che sia un babbeo. Achille Campanile.



Di tutte le guerre civili, quella condominiale è la più cruenta. Roberto Gervaso. Il Messaggero.


Paolo Siepi, ItaliaOggi 23/4/2014