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 2014  aprile 23 Mercoledì calendario

MUSICOTERAPIA O IN GIRO COI DEGENTI LE QUATTRO ORE DI SILVIO “VOLONTARIO”


CESANO BOSCONE.
Arriverà tra i viali alberati di questa struttura immensa, dove la sofferenza sbuca quando meno te l’aspetti su una carrozzina spinta a fatica, nell’urlo improvviso di un ragazzo spaventato da chissà quali incubi, su un corpo che prova ad avanzare piegato sulle stampelle.
Alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone, Silvio Berlusconi arriverà ormai a giorni. Per vedere dove sconterà l’affidamento ai servizi sociali, bisogna camminare lungo questi viali, superare la statua del fondatore don Domenico Pogliani, lasciarsi la chiesa alle spalle e arrivare fino al padiglione San Luigi, poi camminare ancora fino al padiglione San Pietro. Sono queste le due palazzine che ospiteranno l’ex premier per le sue attività socialmente utili, è qui che vivono i centoventi anziani, molti non autosufficienti, malati di Alzheimer, Parkinson, demenza senile. Proprio ieri, il direttore della Sacra Famiglia, Paolo Pigni, ha contattato l’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna. «Aspettiamo di sapere le modalità di svolgimento dell’affidamento — dice Pigni — . Di certo, non potrà essere impiegato in mansioni complesse, quelle riservate a medici e infermieri».
Insieme a loro, in questa struttura fondata 118 anni fa, gravitano circa 500 volontari. Giovani e meno giovani che affiancano gli operatori in attività come la musicoterapia e la lettura, il teatro e la ginnastica, il disegno. Attività in cui potrebbe impegnarsi anche Berlusconi. Proprio accanto al padiglione San Luigi, c’è la palazzina dei volontari. Dentro, un lungo tavolo di legno, sedie di plastica, locandine e cartelloni pieni di appuntamenti. «Tutti noi prima di arrivare qui abbiamo fatto un corso — racconta l’unico volontario in ufficio ieri pomeriggio — . Sappiamo che da un momento all’altro potrebbe arrivare Berlusconi. Se sarà con noi, cercheremo di aiutarlo ad ambientarsi e a essere d’aiuto».
La Sacra Famiglia è una città nella città, un ecosistema chiuso al mondo ma che ogni giorno dal mondo accoglie parenti, medici, infermieri, semplici visitatori come un anziano che chiede se lì è ricoverato un vecchio amico d’infanzia. Un equilibrio che, forse, nemmeno l’arrivo dell’ex premier potrà incrinare. «Berlusconi vedrà persone che piangono di gioia, di dispiacere, di disperazione», dice il sindaco Vincenzo Davanzo, centrosinistra, che finirà il secondo mandato il prossimo mese. Davanzo nel 2010 invitò a Cesano l’allora premier, dopo l’aggressione in piazza Duomo, a Milano, da parte del concittadino Massimo Tartaglia. «Se fossi in lui, verrei ogni volta in metropolitana, poi al capolinea prenderei la navetta. Senza clamore».
Un giorno a settimana, quattro ore alla volta, volontario tra i volontari. Berlusconi potrebbe fare in tempo ad assistere con gli ospiti alla proiezione della “Leggenda di Enea”, film in programma il 30 aprile, o a partecipare alla “Scuola del ricordo”, l’idea dei volontari per recuperare la memoria sepolta nella mente dei malati attraverso la scrittura e la poesia. Al San Luigi e al San Pietro i pazienti sono divisi in nuclei da venti, ognuno con un P. a. i., un piano assistenziale individuale che racconta la storia clinica di ognuno e gli spazi per la terapia. «Basta mezz’ora accanto a uno di questi malati, e la tua vita cambia per sempre» confida un’infermiera davanti al San Luigi. Giovane e bionda, è a fine turno, in camice bianco e con le scarpe gialle ai piedi. Fuma l’ultima sigaretta prima di andare via. «Dentro queste vetrate c’è un altro mondo — dice — C’è chi ha bisogno di essere ascoltato, chi di essere accompagnato a fare una passeggiata, chi ha bisogno semplicemente di vedersi qualcuno accanto ». La mattina è forse la fase più dura: molti tra i malati devono essere sollevati e puliti, imboccati e trasferiti sulle carrozzelle. Mansioni che solo i gruppi di operatori — cinque per turno — possono fare. Dalle 10, però, iniziano i progetti. E Berlusconi potrebbe finire coi volontari che aiutano i degenti a restare attivi con la musicoterapia, oppure dare una mano al gruppo che prova a tirare fuori i ricordi lontani e poi a raccontarli agli altri e a scriverli. O semplicemente accompagnare i malati in giro per i viali della clinica, o restargli accanto mentre guardano un vecchio film in tv. Magari trasmesso proprio da una delle sue tv.

Sandro De Riccardis, la Repubblica 23/4/2014