Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2014  aprile 23 Mercoledì calendario

«NON CI SARANNO LIMITI O ZONE FRANCHE»

[Intervista a Marco Minniti] –

«È la più grande opera di desecretazione di atti nella storia d’Italia. Parliamo di fatti che vanno dal 1969 al 1984. E non ci saranno limiti o zone franche alla declassificazione dei documenti. È la scelta di una grande democrazia». Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi di informazione e sicurezza, spiega al Sole 24 Ore quella che sarà nei prossimi mesi un’operazione impegnativa e non priva di rischi.
Cominciamo dal concreto: come si realizza il processo annunciato?
Tutte le amministrazioni pubbliche dovranno conferire all’Archivio di Stato gli atti classificati. Ci sono, ricordo, quattro gradi: riservato, riservatissimo, segreto e segretissimo.
Con il decreto del governo, dunque, sparisce ogni forma di segretezza. Ci sono graduazioni?
No. L’unico criterio adottato consiste nel "liberare" i documenti, in ordine temporale, in relazione alla vicenda interessata. Una volta esaurita la raccolta delle carte su quel fatto, si procederà a quello successivo.
Il Viminale aveva un potere particolare di impedire l’accesso agli atti, oltre i quattro gradi di classifica citati prima. Cade anche questo veto?
Cade qualunque veto. E, sottolineo, sono coinvolti tutti gli uffici dello Stato in possesso di fascicoli o fogli sottoposti a un processo di segretezza, non solo i servizi di informazione e sicurezza.
Dunque anche Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza, per esempio. Una volta che ogni amministrazione avrà completato la sua raccolta su una certa vicenda, come procederà?
Trasferirà il tutto a una commissione mista Presidenza del Consiglio-Archivio di Stato, che svolgerà un’attività di coordinamento per conferire alla fine il tutto allo stesso Archivio.
C’è un’idea di quanti faldoni di documenti saranno coinvolti?
Credo non lo sappia nessuno. È certo, comunque, che si tratta di molte migliaia di carte.
C’è già un luogo fisico dove finiranno?
Ripeto: è l’Archivio di Stato. A questo ufficio dovranno essere consegnati gli originali dei documenti, non certo le copie.
È un’operazione che può richiedere tempi molto lunghi.
Ci vorranno diversi mesi, questo è innegabile. Molto dipenderà dall’efficienza degli archivi di ogni amministrazione.
Qual è la condizione di quelli dell’intelligence?
Sono di certo ordinati. Poi, è chiaro, nel nostro caso dovremo fare una valutazione di ogni carta. Non certo per nascondere o lasciare zone d’ombra ma perché, se ci fossero citate fonti informative ancora in vita, i loro nomi non potrebbero essere lasciati visibili: significherebbe esporli a pericoli, anche per la loro esistenza.
Torniamo al merito dell’operazione: spunteranno fuori verità impossibili o misteri inconfessabili?
Non credo. Da queste carte non uscirà la soluzione del giallo o la pistola fumante. Ciò tuttavia non riduce il grande merito della decisione, che permette di consegnare agli storici, ai giornalisti e agli appassionati delle vicende d’Italia un materiale enorme.
Non potrà esserci anche una ricostruzione giuridica di quei fatti?
Quella l’hanno fatta le inchieste giudiziarie. Del resto su queste vicende, come è noto, non poteva esserci segreto di Stato per divieto di legge e la magistratura ha avuto a disposizione, credo, tutti i documenti che ha richiesto.
Ciò non esclude, però, che un pm puntiglioso possa leggere le carte declassificate e trovare l’incipit per aprire una nuova inchiesta.
No, questo non si può escluderlo, a maggior ragione tenuto conto che il reato di strage non è prescrivibile.
L’attesa maggiore comunque resta sui tempi concreti di questa operazione. In passato, del resto, non sono mancati altri grandi annunci in questo senso ma nel concreto, poi, le attese sono state spesso estenuanti.
Noi ce la metteremo tutta. Voglio solo citare un esempio che prescinde dalle decisioni assunte in queste ore ma che spero sia emblematico. Poco dopo la nascita del governo, ai primi di marzo, la presidenza della Camera ha chiesto la desecretazione degli atti sull’omicidio di Ilaria Alpi. Posso garantire che ai primi di maggio avremo risolto quella richiesta.

Marco Ludovico, Il Sole 24 Ore 23/4/2014