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 2014  aprile 23 Mercoledì calendario

IL GIRO DEL MONDO IN 80 BISCOTTI ECCO LA CLASSIFICA DEI PIÙ BUONI


Quando gli americani parlano di cucina non sai se metterti a ridere o a digiuno. 
Usa Today ci prova e scrive di biscotti così illustrando i differenti tipi in ogni parte del mondo.
Qualcuno conosce i cookies che riempiono le prime colazioni dei fratelli statunitensi? 
Quel tipo di biscotto, alcuni con uvetta, altri con mandorle o cioccolato, potrebbe essere utilizzato al posto del disco nell’hockey su ghiaccio, la sua consistenza è ideale per andare a punto con un colpo di mazza. Nella masticazione è opportuna la prudenza massima prima di passare a trangugiare il dolcetto. 
Questa mia è ovviamente una provocazione per mettermi in linea con l’articolo del quotidiano yankee che spiega, Paese per Paese, il prodotto tipico annotando che il primo biscotto sarebbe stato confezionato nel secolo settimo in Persia, non ancora Iran, ma creato come prova, per saggiare la temperatura del forno. 
Il cuoco persiano, però, una volta assaggiato il tester ne rimase estasiato, sarebbe stato quello l’inizio di una storia infinita e dolcissima. Ora secondo Usa Today il biscotto in italia chiamasi cantuccio. Probabilmente l’articolista ha viaggiato per Firenze e Toscana tutta, nulla sapendo del resto del Paese. 
Ma i savoiardi, quelli sardi di Fonni, dove li mettiamo, my dear? E le tegoline valdostane? E i nocciolini di Chivasso? E gli amaretti di Saronno? E le offelle di Parona? E i taralli con la glassa? E i baci di dama? E le paste di meliga? E i torcetti biellesi? E i ricciarelli di Siena? E i krumiri rossi? E i pavesini? 
Non vado oltre, evito il coma diabetico ma, ogni tanto, è necessario impartire una lezione di storia ed educazione dolciaria a chi pensa sempre «all’arrivano i nostri». 
Stando all’elenco del biscottificio mondiale scopriamo che in Australia e in Nuova Zelanda il biscotto viene battezzato Anzac che sarebbe l’acronimo di Australian and New Zeland Army Corp, dal momento che mamme, mogli e fidanzate spedivano il prodotto ai militari in battaglia. 
Ma nella stessa Nuova Zelanda il biscotto porta addirittura il nome di Afghan biscuit, in memoria delle truppe cammellate afgane che a fine Ottocento percorrevano la strada da Oodnadatta nel sud Australia fino ad Alice Springs al centro del Paese.
Abbiamo poi i koulourakia in Grecia, soprattutto a Pasqua; i Tareco in Brasile, i Puto Seco nelle Filippine, i Pepparkakor in Svezia (li cuociono con il maiale e vengono utilizzati al posto delle palle di vetro sull’albero di natale), in Spagna i Panellet, in Austria i Vanillekipferl, i Coyota in Messico e per finire sapete perché i francesi chiamano Macarons i loro coloratissimi e buonissimi biscotti? 
Perché il cuoco di Caterina de’ Medici che in Francia portò l’uso delle posate e la conoscenza della cucina, era ovviamente italiano e anche allora i galletti francesi non potevano andare oltre «macarons» per definire qualunque cosa provenisse dal Paese del sole. 
Va da sé che l’argomento trattato è veramente leggero, direi un frollino. Come si traduce a New York?