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 2014  marzo 29 Sabato calendario

LA CRISI DEL DIRITTO INTERNAZIONALE


Le operazioni della Russia in Ucraina costituiscono una pericolosa violazione del diritto internazionale. Nel 1994, l’Ucraina acconsentì a rinunciare alle armi nucleari ereditate dall’Urss in cambio dell’impegno formale da parte di Usa, Regno Unito e Russia a proteggere la sua integrità e sovranità territoriale. La Russia ha violato tale obbligo, non nuocendo solo all’Ucraina, ma mettendo a repentaglio l’assetto legale internazionale ideato per scongiurare la proliferazione nucleare. Le conseguenze globali di tale comportamento, a meno che la Russia non inverta la rotta sono preoccupanti. Usa e Ue imporranno sanzioni che indeboliranno l’economia russa e quella globale e acuiranno tensioni e nazionalismo. Gli errori degli uni o degli altri potrebbero trascinare a un immane disastro.
Per quanto allarmante sia la crisi ucraina, non dobbiamo dimenticare la più generale inosservanza del diritto internazionale. Gli Usa e gli alleati hanno dato il via negli ultimi anni a vari interventi militari trasgredendo la Carta delle Nazioni Unite e agendo senza l’avallo del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Il bombardamento della Serbia del 1999 da parte della Nato era privo del sigillo del diritto internazionale e fu effettuato malgrado le obiezioni della Russia, alleata della Serbia. La successiva dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia - riconosciuto dagli Usa e dalla maggior parte dei paesi Ue - costituisce un precedente al quale ora la Russia si appella per legittimare l’operato in Crimea. L’ironia è palese.
Dopo la guerra del Kosovo, gli Usa hanno guidato quelle in Afghanistan e Iraq, combattute senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza e, nel caso dell’Iraq, a dispetto di vigorose obiezioni. L’esito di questi conflitti è stato devastante.
L’intervento della Nato in Libia nel 2011 ha costituito una violazione del diritto internazionale. Dopo che il Consiglio di sicurezza aveva approvato una risoluzione per istituire una no-fly zone e prendere altri provvedimenti a salvaguardia della popolazione civile libica, la Nato ha usato quella risoluzione come pretesto per destituire il regime di Gheddafi con un bombardamento aereo. Russia e Cina hanno protestato. La Libia è Paese tuttora instabile e violento, ed è privo di un governo efficiente.
Anche l’intervento degli Usa in Siria è stato illegittimo. Il regime di Bashar al-Assad aveva domato le manifestazioni con la violenza, spingendo alcune unità militari a ribellarsi. A quel punto, nell’estate 2011, gli Usa hanno iniziato ad appoggiare l’insurrezione e il presidente Obama ha dichiarato che Assad doveva «farsi da parte». Da allora Usa, Arabia Saudita, Turchia e altri Stati hanno fornito agli insorti sostegno logistico, finanziario e militare, violando la sovranità della Siria e il diritto internazionale. Certo, Assad si è comportato con ferocia, ma è indubbio che l’appoggio all’insurrezione dato dagli Usa costituisce una violazione della sovranità siriana.
A questi esempi se ne potrebbero aggiungere molti altri degli Usa, compresi i bombardamenti con i droni sul territorio di Stati sovrani senza il permesso dei rispettivi governi; operazioni militari segrete; sequestro, consegna e tortura di sospetti terroristi; spionaggio su vasta scala da parte dell’Agenzia per la sicurezza nazionale. Quando sono interpellati in proposito da altri Paesi o dalle organizzazioni delle Nazioni Unite, gli Usa ignorano le obiezioni mosse loro.
Il diritto internazionale stesso è a un bivio. Usa, Russia, Ue, Nato si appellano sempre a esso quando va a loro vantaggio, mentre lo ignorano quando lo ritengono una seccatura. Ciò non giustifica l’inaccettabile condotta dei russi, ma va ad aggiungerla a interventi in palese disprezzo del diritto internazionale. I medesimi problemi potrebbero presto estendersi all’Asia. Fino a poco tempo fa Cina, Giappone e altri Paesi asiatici hanno difeso il requisito per il quale prima di qualsiasi intervento militare esterno in uno Stato sovrano è necessaria l’approvazione del Consiglio di sicurezza. Negli ultimi tempi, tuttavia, parecchi Paesi dell’Asia orientale si sono trovati paralizzati in una spirale di rivendicazioni e contro-rivendicazioni per confini, rotte navali e diritti territoriali. Fino ad ora, tali controversie sono rimaste per lo più pacifiche, ma le tensioni aumentano. Non resta che sperare che quei Paesi continuino a considerare il diritto internazionale un valido e autentico baluardo di sovranità, e agiscano di conseguenza.
Da tempo ci sono persone che nutrono scetticismo nei confronti del diritto internazionale: sono coloro che credono che non avrà mai la meglio sugli interessi nazionali delle più grandi potenze e che mantenere un equilibrio di potere tra Paesi ostili sia ciò che è possibile fare per mantenere la pace. Da questo punto di vista, il comportamento della Russia in Crimea è quello di una grande potenza che afferma le proprie prerogative. Un mondo siffatto, però, è pericoloso. Più volte nella storia abbiamo constatato che non esiste un "equilibrio di potere": gli squilibri e i destabilizzanti spostamenti di potere ci saranno sempre. In mancanza di un rafforzamento della legalità, un conflitto aperto è probabile. Ciò è vero in particolare oggi che i Paesi sgomitano per il petrolio e altre risorse vitali. Non è certo un caso se la maggior parte delle guerre più funeste scoppiate negli ultimi anni sono in regioni ricche di risorse naturali inestimabili e contese.
Volgendo lo sguardo al passato, ci rendiamo conto che l’unica strada praticabile per la sicurezza è il diritto internazionale, tutelato dalle Nazioni Unite e rispettato da tutti. Sì, sembrerà sciocco, ma nessuno ha bisogno di guardare al passato per accorgersi di quanto sia ingenuo credere che la politica delle grandi potenze manterrà la pace e garantirà la sopravvivenza del genere umano. Nella crisi ucraina, il Consiglio di sicurezza dovrebbe contribuire a trovare una soluzione negoziata che rispetti e mantenga la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Ciò non accadrà tanto presto, ma le Nazioni Unite dovrebbero perseverare, cercando una svolta anche più avanti. E, proprio come gli Usa si rivolgono in questo caso al Consiglio di sicurezza, così anche loro dovrebbero rispettare sempre il diritto internazionale e contribuire a farne un baluardo contro la pericolosa instabilità globale.

(Traduzione di Anna Bissanti)