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 2014  marzo 29 Sabato calendario

CATTELAN E LE REGOLE DEL «LATE NIGHT SHOW»


Alessandro Cattelan è bravo, ha padronanza scenica e senso del ritmo (caratteristiche che molti conduttori italiani ignorano), canta bene, con quella barbetta fintamente incolta che lo fa un po’ il Russell Crowe di Tortona, è in piena sintonia con la rete e, come si dice di certi calciatori, ha margini di miglioramento. Cattelan si è buttato nella non facile avventura del late night show , un genere che non appartiene alla nostra cultura televisiva. Ed ecco, dopo la felice esperienza di «X Factor», la nuova sfida: «E poi c’è Cattelan» (Sky Uno, giovedì, ore 23,05).
L’inizio è stato da brivido: Alessandro si è sottoposto all’analisi di Sergio Castellitto, nelle vesti dello psicoterapeuta di «In Treatment» (ma chi ha queste balzane idee? È Andrea Scrosati che vuol ribadire, con l’autocitazione, il valore del brand Sky?). Il late night show ha alcune regole ferree. La prima: il conduttore dev’essere bravo (e Cattelan lo è) ma anche gli ospiti devono essere all’altezza. Se inviti degli attori bisognerebbe pretendere che parlassero almeno in italiano, senza pesanti inflessioni dialettali. L’esibizione di Edoardo Leo è stata da minimo sindacale, specie quando si è esibito con Ambra Angiolini (che succede Ambra, come mai questa regressione?) nel gioco dei mimi e dei film da indovinare.
Per fortuna è arrivato Xavier Zanetti, che ha raccontato alcuni episodi della sua luminosa carriera, ha accettato di tirare due calci, si è prestato bravamente al gioco. E, soprattutto, ha rappresentato il modello di ospite: sotto non si può andare. La seconda regola vuole che il late night show abbia una cadenza quotidiana, non settimanale, altrimenti non si possono creare le abitudini dell’appuntamento fisso, i tormentoni, la complicità con il complesso musicale (gli Street Clerks), il clima da cazzeggio. La terza… (continua).