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 2014  marzo 28 Venerdì calendario

AIUTO, SALVATEMI DAL SUCCESSO

[Colloquio Con Pierfrancesco "pif" Diliberto] –

È stato una sorpresa al cinema con un film, "La mafia uccide solo d’estate", che ha riempito le sale raccontando in modo ironico la realtà tragica della criminalità palermitana. Attraverso gli occhi di un bambino (che un tempo sono stati i suoi) ci ha fatto vedere per la prima volta la mafia nella sua verità spietata ma stracciona, demolendola con trovate e sberleffi intelligenti e coprendola di un ridicolo più efficace di tante denunce stereotipate.
Ora Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, è una sorpresa anche di persona, soprattutto per la genuina incapacità di vestire i panni del personaggio di successo, nonostante il film, nonostante la presenza a Sanremo e nonostante la grande visibilità negli spot della Tim che lo avranno protagonista fino a dicembre. Palesemente impacciato nel ruolo dell’intervistato, lui che prima con "Le Iene" e poi con "Il Testimone" fa l’intervistatore di professione, mostra civetterie e timidezze, confessioni di inadeguatezza e senso della misura, fino a convincerci che l’arma segreta di quest’uomo di 42 anni con smorfie da adolescente e occhi azzurri da normanno, è soltanto una: il talento.
Allora Pif, che effetto fa essere la rivelazione del momento?
«Non lo so, percepisco la cosa in modo confuso. Ho soltanto capito che ora devo fare due passi indietro».
E perché mai?
«Perché devo restare quello che sono, uno che passa ore davanti al computer a montare ciò che gira. Se comincio a pensarmi in un altro modo, sono morto».
Però intanto il successo di pubblico continua. Ha riportato al cinema persino il presidente del Senato, Grasso, dopo vent’anni che non ci metteva piede. È stato chiamato dalla Bindi a presentare il film alla Commissione antimafia. Mica bazzecole.
«D’accordo, mi fa piacere che il mio modo di raccontare le cose sia stato accettato persino dalle istituzioni. Però io continuo a sentirmi come il portiere della nazionale greca del 2004 che, prima dei campionati europei in Portogallo, era tanto sicuro che la squadra sarebbe stata eliminata da fissare il suo matrimonio proprio il giorno della finale. E la Grecia ha vinto. Se si fa così, comunque vada, va bene».
Ho paura che si dovrà rassegnare. Non è più un personaggio di nicchia.
«Basta che non mi ritrovo a passare da giovane promessa a solito stronzo, come diceva Arbasino».
Almeno per ora è tutelato dalla grazia del suo film. Come le è venuta l’idea di raccontare la mafia con quella leggerezza?
«È un po’ come per le barzellette ebraiche: solo un ebreo può scherzare sugli ebrei. E quella era proprio la mia roba, la mia infanzia, l’educazione sentimentale della mia generazione, scandita dagli omicidi di Boris Giuliano, Pio La Torrre, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e molti altri. Volevo sciogliere quella domanda che pesa come un macigno sui palermitani: "Ma che cosa siamo stati?". L’ho fatto e nessuno si è offeso».
Si è dovuto dare dei limiti?
«Se è così, l’ho fatto senza volerlo. Sono cresciuto in quel mondo, è roba che ho nella pelle. Però non ho pagato alcun pizzo. È facile da verificare: se nei titoli di coda dei film girati a Palermo ci sono due noti cognomi, il pizzo è sicuro».
Angelino Alfano ha scritto un libro intitolato "La mafia uccide d’estate". Chi dei due è il plagiatore?
«Il libro è uscito prima, ma il titolo del film era già pronto. Per un po’ non sapevo che fare, poi mi sono detto: se dai un nome che ti piace a tuo figlio, mica glielo puoi cambiare perché Alfano ha messo lo stesso nome a un figlio suo? E poi non si trattava di un best seller!».
Ha per caso qualche tentazione politica? Si è fatto già notare all’ultima Leopolda con un intervento piuttosto deciso.
«Non ci penso per niente. Invece adesso tutti a bisbigliare: fa questo e fa quello perché è renziano. Non voglio prendere le distanze, che sarebbe pure il momento sbagliato, ma io Renzi lo conosco poco. Sono salito, sono sceso dal palco e non l’ho più visto. Ci ho pure pensato parecchio prima di accettare, poi mi sono immedesimato in De Niro che va alle convention dei democratici Usa. Mica perde spettatori per questo!».
Il suo sogno allora era: Renzi premier e Grillo all’opposizione. Fatto!
«Sì, fatto, anche se non proprio come lo immaginavo. Renzi ha dovuto decidere di diventare Presidente del Consiglio senza le elezioni. Grillo aspetta il cento per cento dei consensi e non combina niente. Ma almeno adesso la politica ha avuto uno scossone».
Le piacciono le scosse? Lei ha un’aria così flemmatica.
«Dica pure pigra. Sono uno che si trascina. Se non c’è qualcuno a spronarmi, lascio che il tempo scorra via. Ma poi, per fortuna, mi capitano incontri che mi cambiano la vita».
Vediamone qualcuno.
«Per cominciare quello con Davide Parenti, l’ideatore de "Le Iene" che conosco a Mediaset dove avevo frequentato un corso per autori televisivi. Dopo un po’ mi ritrovo a fare io stesso la iena. I primi tempi sono stati un tormento. Se Simona Ventura entrava in una stanza, io mi spalmavo sul muro e uscivo strisciando per l’imbarazzo. L’anno prima ero un fan della trasmissione, l’anno dopo un protagonista: troppa velocità per me».
A guardarla oggi, lei non ha niente dell’aggressività beffarda de "Le iene".
« Io non ho mai fatto servizi col dito puntato. A me interessava il lato B. Per esempio: muore Giovanni Paolo II e ci sono file interminabili per vederlo. La novità era riprendere i raccomandati che entravano di soppiatto da un’altra parte. Un po’ come quando compri "il manifesto" perché ti fa vedere l’altra faccia della notizia».
Si è lasciato scegliere anche per fare "Il testimone", il programma di Mtv che l’ha resa celebre tra i giovanissimi?
«Può non crederci, ma Axel Fiacco mi ha chiesto di fare quello che fin da ragazzo era il mio sogno: girare con una telecamera in mano e riprendere il lato inaspettato di una situazione o di una persona. Lo facevo già da ragazzo ai matrimoni dei miei amici. Mi chiedevano di confezionare un book ma invece dello scambio dell’anello io intervistavo la vecchia nonna o un invitato. Incredibile ma piacevo: avrei potuto aprire un business. Poi tre anni fa è arrivata la chiamata».
La chiamata?
«Sì, la telefonata che auguro a tutti i ragazzi di talento del mondo. Sabrina Nobile, che è una iena e sta con Saverio Costanzo, gli fa vedere "Il Testimone" e gli dice che mi piacerebbe fare un film. Costanzo ne parla con Mario Gianani, anche lui produttore e marito di Marianna Madia. Gianani mi telefona e mi chiede: "Hai idee per un film? Se non ce l’hai, ti proponiamo noi qualcosa". Ma io ce l’avevo ed è nato "La mafia uccide solo d’estate"».
Più che fortuna, questo si chiama ambiente, Pif. Del resto lei era del giro fin da piccolo, visto che suo padre faceva il regista.
«Certo, girava documentari e piccole produzioni della Rai di Palermo. Mi ha fatto respirare l’aria del set da bambino e mi ha spiegato come funziona una telecamera. Ma tutto il resto l’ho fatto da me. Quando lo racconto ai ragazzi delle scuole mi guardano perplessi, abituati a sapere che contano soltanto le raccomandazioni».
A proposito di scuola, che studente è stato?
«Disastroso e privo anche del carisma del ribelle. Vivevo la scuola come una tragedia. Ho fatto le elementari dalle suore e il liceo dai salesiani, dove mi hanno bocciato e, secondo le loro regole, pure cacciato. A tutt’oggi il giorno più bello della mia vita è stato quello successivo alla maturità».
Con tanti anni tra preti e monache le è rimasta un po’ di religiosità?
«Mica tanta. Come faccio a dirmi cattolico se non vado in chiesa da anni e non mi sento in colpa, se non mi confesso e mi va bene così, se sono per il matrimonio tra omosessuali e per molte altre cose che la Chiesa non vuole. Ho deciso di definirmi agnostico con educazione cattolica».
Facciamo una veloce carrellata sui suoi gusti. I libri di Pif?
«Mah... ho una pila di romanzi che mi riprometto sempre di leggere. Non lo faccio, però ne compro tanti. Va così anche per i dvd che restano impacchettati. Ma in questi anni ho letto tanto sulla mafia, credo quasi tutto».
Gli sport di Pif?
«Come si vede anche a occhio nudo, poco e niente. Una corsetta ogni tanto».
E gli amori?
«Qui la risposta ce l’ho. Sono fidanzato da due anni e mezzo con Giulia Innocenzi, la giornalista che lavora con Santoro. Quasi un matrimonio per uno come me che non è mai stato fidanzato, non vuole sposarsi ed è stato asessuato fino alla maggiore età».
Un record d’altri tempi. Come ha fatto?
«Semplicemente non ci pensavo. Ho protratto l’infanzia finché ho potuto e quindi tutto è slittato in avanti. Mia sorella sostiene che bisogna stare attenti ai ragazzi tranquilli, perché poi si sfogano da adulti».
Si è poi molto sfogato?
«Macché! Purtroppo non sono mai stato per una scopata e via. Lo dico dispiaciuto perché lavorando in televisione ci sono molte opportunità. Forse ho problemi di relazione perché la gente non capisce mai quello che penso. Ora che sono anche più conosciuto e potrei fare Fonzie a tutto campo, sto con Giulia. Va bene così, anche se è faticoso essere una coppia pubblica».
Perché?
«Si diventa bersagli della barbarie di alcuni. Giulia per esempio è presa di mira in continuazione dal giornale "Libero", specie nel sito on line. Palate di merda giustificate solo dal fatto che è giovane, carina e brava. E qualche schizzo di quella merda arriva pure a me».
Lei dice che non vuole sposarsi, ma chiude il suo film con il sogno realizzato di una famiglia e con un giovane padre che comincia a spiegare il mondo al figlio. Quale dei due è il vero Pif?
«Va bene, in realtà ce l’ho quel sogno. Ma come si fa? Le sembro un padre, io? E se poi non sono capace? Se rimango vittima della routine? Sono abituato a nascondere l’insicurezza dietro la telecamera. In una famiglia non avrei più ripari».