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 2014  marzo 28 Venerdì calendario

L’UOMO CHE FA RIDERE IL MONDO


E alla fine arriva Mom. Da questa sera alle 21.10 su Joi (Mediaset Premium), anche in Italia andrà in onda la sitcom che vede protagonista Anna Faris. Nei panni della cameriera e psicologa mancata Christy, la stravagante attrice salita alla ribalta con gli Scary Movie e apparsa di recente nel Dittatore con Sacha Baron Cohen è una figlia problematica, una madre ancor più problematica e un’ex-alcolista, rovinata a sua volta da una madre adolescente, Bonnie (Allison Janney), che di alcol e droghe ha fatto il suo pane quotidiano. Ma che non traggano in inganno l’alcolismo ereditario, le tossicodipendenze più disparate e i rapporti turbolenti tra Christy e sua madre - o «sorella», come preferisce essere chiamata Bonnie in nome dell’unico vantaggio delle gravidanze adolescenziali portano con sé: la poca differenza d’età framamma e figlia, che può farle scambiare per sorelle.
Di drammatico la serie Mom non ha nemmeno il titolo, scelto dal sessantaduenne Chuck Lorre per sbeffeggiare in maniera affettuosa tre generazioni di madri sedicenni che, oltre alle gravidanze precoci, si tramandano come tradizione di famiglia rapporti promiscui con alcolici e palliativi o, in alternativa, con uomini più vicini alla scimmia che ad altro.
È stata Bonnie, ormai nonna cinquantacinquenne, la prima ad inaugurare la catena di eventi su cui è costruita la serie Mom: incinta al liceo, sola e abbandonata dal fidanzatino di turno, ha trovato nella bottiglia e nella gestione di un servizio internazionale di escort con legami con la mafia russa la sua raison d’être.
Ma occuparsi di cotanta carriera con una bambina da crescere senza produrre risultati disastrosi sembra impossibile. E lo è. Tanto che, una volta arrivato il suo turno, a Christy - sopravvissuta ad una madre che non cucinava cene ma superbe anfetamine - mollare la bottiglia ed occuparsi dei due figli pare un’impresa impensabile. Specie quando, ad allietare i suoi primi 118 giorni da sobria («Non mi applaudite », dice ai suoi compagni degli AA, «Sono stati i 118 giorni peggiori della mia vita»), arriva la notizia che la sua Violet, tanto piccola quanto disincantata, aspetta un bambino frutto dell’amore con Luke, ragazzetto con capelli lunghi, uno stile da «Gesù adolescente» e una predilezione per i tramezzini andati a male, per lui veri e propri benefit aziendali.
Sarà la presenza di Anna Faris, sarà la firma di Chuck Lorre, padre creatore di perle come The Bing Bang Theory (divenuta una serie di culto in tutto il mondo) ma in appena un anno di messe in onda in Usa Mom si è classificata come punta di diamante della Cbs, che pure non ha un rapporto idilliaco con Lorre e le sue vanity card. Quelle cartine alle quali il regista affida i propri pensieri a termine di ogni puntata delle sue serie possono essere così sfacciate da aver bisognodi una censura: i suoi piccoli editoriali quindi, le considerazioni sul mondo o sulla sitcom di turno, che, come una vera e propria firma, accompagnano la fine di ogni episodio sono stati spesso tagliati, nascosti dalla dirigenza della Cbs.
Ma oscurare il biglietto da visita di uno del calibro di Lorre non è impresa facile e i suoi messaggi, prima rimbalzati su Internet, sono tornati in onda e oggi come ieri compaiono per pochi secondi dopo i titoli dicoda di ogni episodio di Dharma & Greg, di Due Uomini e Mezzo, di The Bing Bang Theory, di Mike & Molly. Tutte serie create dal padre della risata americana tra il 1997 e oggi e poi trasmesse dalla Cbs che, grazie a loro, è diventata a pieno titolo l’emittente americana specialista del settore «serie tv». Contenta l’emittente, contento Lorre che con le sue serie ha incassato e continua ad incassare una serie infinita di premi e riconoscimenti: People’s Choice Awards, Emmy e Golden Globe, la lista è così lunga che neanche il «divorzio artistico» tra il regista e Charlie Sheen, per otto stagioni protagonista di Due Uomini e Mezzo, è riuscito a interromperla.
Era il 2011 quando Sheen, l’allora Charlie Harper della sitcom poi rimpiazzato da Ashton Kutcher, ha cominciato ad inveire contro Lorre, odiato perché ebreo, avaro perché ebreo. «Voglio 3 milioni ad episodio, non le cifrette a cui ci hai abituati», era stata la richiesta di Sheen, silurato dopo qualche mese e qualche vanity card apparsa come di consueto a termine di ogni puntata delle serie di Lorre. Non sono servite neanche le scuse lanciate su Twitter a far cambiare idea al regista e sceneggiatore che peraltro di social network non vuole sentir parlare.
Sheen o meno, il successo di Due Uomini e Mezzo non è stato minimamente intaccato e lo show è approdato alla sua undicesima stagione. Cinica e cruda, ma allo stesso tempo scanzonata e tragica al punto da strappare un sorriso anche al più arcigno dei suoi spettatori. Perché, come non manca di sottolineare Variety a proposito di Mom, le serie di Lorre hanno qualcosa in più delle altre, un’abilità tutta loro di mettere alla berlina rancori e risentimenti, situazioni spiacevoli e condizioni di disagio, «esorcizzando l’autodistruzione con più di una risata».